Revisione costituzionale

Il procedimento di revisione costituzionale disciplinato dall’art. 138 é inserito nel Titolo VI, dedicato alle garanzie costituzionali, unitamente alla disciplina degli organi di giustizia costituzionale.
Con tale sistemazione, il Costituente volle richiamare, in particolare, il carattere di subordinazione delle norme di revisione, rispetto a quelle della Costituzione.
Nonché, la funzione di conservazione piuttosto che quella di mutamento compiuta dalla revisione.
La previsione, la normazione ed infine la disciplina di una apposita istanza di revisione, per ciò solo, viene ad assumere funzione di garanzia, perché sottrae al grado inferiore ogni possibilità di invadere la competenza del grado superiore.
E come se il Costituente avesse detto: in futuro, potrai revisionare il testo costituzionale, sicuramente (ma, vedi l’art. 139), però lo dovrai fare secondo le regole procedurali che ora Ti sto dettando, stabilendo così pure la gerarchia nelle fonti legislative.
Com’è questa procedura di revisione.
In realtà, l’art. 138 ne delinea due, distinte.
L’elemento differenziale é dato dalla esclusione dell’intervento popolare, qualora la deliberazione avvenga alla fine con la maggioranza dei 2/3 dei componenti di ciascuna camera.
Non é il nostro caso attuale.
La duplice deliberazione sulla proposta di revisione, pubblicata nella G.U. n. 88 del 15.4.2016 ,non é stata adottata con quella maggioranza.
Richiedendo pertanto la fase dell’intervento popolare.
La proposta di revisione, in tal caso, dopo la seconda approvazione del Parlamento, non perde il carattere di progetto è quindi non viene sottoposta alla promulgazione del Capo dello Stato.
Viene pubblicata nella Gazzetta Ufficiale al solo fine di rendere conoscibile il testo del progetto, così da rendere possibile una decisione circa l’opportunità dell’iniziativa del referendum popolare.
Per un tempo limitato, ovviamente: tre mesi.
Se in questo spazio temporale, non viene avanzata alcuna richiesta di referendum, il progetto approvato e pubblicato in G.U. diventa legge.
Diversamente, si procede al richiesto referendum.
In tal caso – questo punto è fondamentale – l’intervento popolare, comportando l’aggiunta del consenso di un terzo organo, Noi cittadini, assume valore di elemento formativo esplicito per la perfezione della legge costituzionale, e non già di mera condizione di efficacia (come sottolinea C.Mortati in “Istituzioni di Diritto Pubblico”1976; testo di riferimento per la redazione di questo articolo, cfr.pagg. 1223 e segg.).
A questo punto, dovrebbe essere chiara l’importanza del prossimo referendum popolare, parte del procedimento di revisione e privilegio concessoci esclusivamente dal Costituente originario come forma di garanzia costituzionale.
Laddove altre Istituzioni, normate nella Costituzione e quindi ad essa subordinate, vorranno attribuirsi il merito della concessione referendaria, non potranno che essere considerate abusive, nella migliore delle ipotesi, extra-costituzionali.
Noi cittadini dobbiamo essere consapevoli, insomma, che – al meno in questa occasione – ci viene conferita (dall’originario costituente) una forza ed un potere stra/ordinario: usiamoli al massimo, con la migliore consapevolezza e la maggiore informazione, rispedendo al mittente tutti i tentativi di manipolarci; che partono dal linguaggio, come sempre: già, perché parlare di una riforma costituzionale, mentre si sta trattando con tutta evidenza di una revisione costituzionale [vedi articolo Revisione, non riforma]?

 

 

Perchè questo blog

Qui a Roma, da dove scrivo, siamo tutti indaffarati dalle imminenti elezioni capitoline.
Non nego l’importanza di questa consultazione, ma la scadenza fondamentale è per me spostata più avanti di qualche mese ed é costituita dal referendum di revisione costituzionale: la madre di tutte le battaglie.
Per due ordini di motivi.
1) Giuridicamente, perché con la richiesta del referendum di revisione costituzionale, l’intervento popolare assume valore di elemento formativo per la perfezione della legge costituzionale (non già di mera condizione di efficacia), in quanto comporta l’aggiunta del consenso di un terzo organo prestato a quello delle camere [cfr. Mortati, Istituzioni di Diritto Pubblico, 1976, pagg. 1228 e segg.].
Questo principio giuridico occorrerà tenerlo – a mio avviso – sempre ben presente, in questi mesi; tradotto, significa infatti che Noi tutti cittadini abbiamo la rara occasione di concorrere e decidere direttamente per la produzione di una legge, costituzionale.
Occasione rara, poiché, normalmente, è il Parlamento l’organo istituzionale deputato alla formazione della legge, ordinaria; e il Parlamento è composto dai Nostri rappresentanti, quindi,normalmente, la Nostra partecipazione é mediata.
Se ci soffermiamo a pensare allora al fatto che l’intervento popolare concorra alla formazione della legge, riusciamo a comprendere la straordinarietà dell’evento e la sua importanza.
2) Politicamente, perché l’assunzione del principio summenzionato esige che il corpo elettorale – cui compete la decisione ultima – sia messo nelle massime condizioni di conoscenza: maggiori elementi di conoscenza possiedo, migliori possibilità di decidere ho.
Qui si ripropone un vecchio problema; conoscere per decidere.
A me pare – ma posso sbagliare – che chi debba fornire questi elementi di conoscenza (stampa e TV) non abbia assolutamente interesse a farlo, tranne qualche eccezione sporadica; non metto nel conto i politici, solo perché “giustamente” tirano l’acqua ciascuno al proprio mulino.
Ma entrambi – politici; stampa e TV – tranne qualche eccezione sporadica, non hanno una grande considerazione di Noi cittadini, ritenendoci privi di medie capacità cognitive e soprattutto incapaci di attivare le nostre sinapsi, connettendo il fatto A col fatto B (ne darò amplissima dimostrazione in questo spazio), bevendoci così qualsiasi cosa ci venga propinata.
Facendo così propria del resto la tesi, oligarchica, di un grande economista che sosteneva che “i discorsi intellettuali e le nozioni scientifiche passano sulla testa della vasta massa dì elettori, più o meno analfabeti”.
La scopo, umile, di questo blog sarà pertanto quello di coniugare il richiesto intervento popolare di Noi cittadini con l’acquisizione di maggiori elementi di conoscenza, per decidere.
Sarà un vero e proprio “work in progress”, poiché io stesso mentre sto scrivendo non so dove potrò arrivare, in quanto non sono un professore di diritto costituzionale che spiega, ma un semplice avvocato che cerca.
So già da ora, tuttavia, che più la ricerca di questi elementi di conoscenza sarà proficua e più il mio voto al referendum di revisione costituzionale sarà un No convinto.
Un altro “economista” scrisse una volta “presuppongo naturalmente lettori che vogliano imparare qualcosa di nuovo e che quindi vogliano anche pensare da sé”.
Appunto, (se) ci penso, voto No.
Stefano Stefáno

P.S.

Le due frasi citate sono, in ordine alfabetico, di: J.M.Keynes (Am I a Liberal?) e di K.Marx (Il Capitale, Vol. I).

Chi sono

 

 

 

Mi chiamo Stefano Stefàno e sono un avvocato del Foro di Roma patrocinante in Cassazione, risiedo a Roma da quando sono nato nel 1957.

Mi sono laureato presso l’Università degli Studi di Roma “La Sapienza” nel 1982. Quattro anni prima, nel 1978, avevo sostenuto gli esami di Diritto Costituzionale e Diritto Pubblico, studiando su “Istituzioni di Diritto Pubblico” di C.Mortati (1975) e “Lezioni di Diritto Costituzionale” di V.Crisafulli (1976).

Ora mi rendo conto che quando ho fatto quei due esami la Carta costituzionale era bella ed ancora giovane e per questo forse che, dal basso dei miei ventanni, questa quasi coetanea mi affascinò e mi fece innamorare di Lei, un amore che ancora dura, anche ora che ha perso sì la Sua giovinezza (ed anch’io sono un po’ invecchiato con Lei), ma non certo la Sua bellezza …..

 

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