L’articolo 70 dell’altro referendum

Della serie: Scopri le differenze

Come promesso, pubblichiamo  – in calce – l’articolo 14 della precedente Legge di revisione costituzionale, quella del 2005, che non superò l’esame del referendum costituzionale.

Anche perché Jim Messina, che ha curato la campagna elettorale per la rielezione di Obama, nei giorni scorsi si è riunito con lo stato maggiore del premier per dettare le linee guida:”Bisogna spiegare agli italiani che sarà un momento storico per il futuro del Paese”!

Vediamo intanto nel passato come era stata la proposta di revisione dell’articolo 70 della nostra Costituzione, confrontando il testo di quella legge di revisione con questa.

Il legislatore berlusconiano del 2005 come intendeva cambiare la “funzione legislativa”?

Circa l’aspetto sovrastrutturale del linguaggio, il testo del 2005 in luogo di 9 parole, ne introduceva 717; quello ora sottoposto al referendum costituzionale le “riduce” a 439: cambia poco, per l’uno e per l’altro vale il commento di Carofiglio (vedi La Funzione Legislativa (1))”La farraginosità, l’oscurità, la bruttezza stilistica delle norme sono collegate alla ristrettezza culturale ed alla chiusura ideologica, nonché al tentativo di mascherare l’una e l’altra. Al contrario, la limpidezza e l’essenzialità corrispondono a valori condivisi e collettivamente recepiti”.

Sotto l’aspetto strutturale del diritto, la scarsa cultura giuridica dei vecchi estensori dell’articolo 14 del 2005 è pari a quella degli attuali revisionisti dell’articolo 10 del 2016, essendo ad entrambi sconosciuto il principio di generalità ed astrattezza come caratteri essenziali della norma La Funzione Legislativa (2). L’articolo 70 della Costituzione è una norma di questo tipo, che conferisce poteri, senza specificare le circostanze che ne condizionano l’esercizio. L’articolo 14 della Legge di REVISIONE Costituzionale non possedeva gli anzidetti requisiti di generalità ed astrattezza, era una norma priva dei caratteri essenziali; l’articolo 10 degli attuali revisionisti ora sottoposto a referendum costituzionale idem. Tant’è che conseguentemente giocoforza entrambe le revisioni moltiplicano a dismisura i procedimenti legislativi  (alla faccia della semplificazione). Il vigente articolo 70 prevede per l’esercizio della funzione legislativa ordinaria un unico iter (espresso con limpida efficacia da 1 comma di 9 parole); l’articolo 10 della Legge di Revisione 2016 vorrebbe sostituirlo con la creazione di “circa” 10 iter legislativi differenziati (espressi da 1o comma di n parole, di difficile lettura ed ancor più oscura interpretazione); l’articolo 14 del 2005 si “limitava” forse a 7. Ed anche “la genialità” della norma di chiusura del VI comma dell’art. 10 (“I Presidenti delle Camere decidono, d’intesa tra loro, le eventuali questioni di competenza, sollevate secondo le norme dei rispettivi regolamenti“) è una necessità, assurda, ereditata dalla medesima impostazione della moltiplicazione dei procedimenti legislativi, che adottò il revisionista del 2005 (cfr. testo sottolineato art. 14, in calce).

Per l’aspetto meta-strutturale della propaganda, ci limitiamo a riportare dal seguente sito http://www.mauriziolupi.it/chi-ha-votato-no-referendum-per-cambiare costituzione/#.V5ekZpBoaK1 :”Tutti mi dicono che non abbiamo fatto nulla contro la casta e per ridurre i costi della politica. Mi arrabbio perchè so che il Governo Berlusconi ha riformato la Costituzione ma gli italiani hanno bocciato la riduzione dei parlamentari con il referendum costituzionale del 2006. Ecco cosa è success0: LA NOSTRA RIFORMA DELLA COSTITUZIONE Premesso che sicuramente avremmo potuto fare di più e meglio, i risultati della nostra azione di governo sono tanti e non vanno dimenticati. Anche per la riduzione della “casta” e per il taglio ai costi della politica, bisogna assolutamente ricordarci che il governo Berlusconi aveva riformato la Costituzione italiana per:

Rendere il nostro sistema legislativo più efficiente, riducendo il numero dei parlamentari e riformando un bicameralismo paritario che si è dimostrato eccessivamente lento e macchinoso.

 

Eh, sì. Ha proprio ragione Salvatore Settis:”Questo è il Paese (con la “p” sempre meno maiuscola) dove l’improvvisazione la vince sull’analisi, l’approsimazione sulla competenza, la “narrazione” sui fatti (cfr. S.Settis, “Costituzione”, pag. 150, 2016).

 

Art. 14.
(Formazione delle leggi)
1. L’articolo 70 della Costituzione e’ sostituito dal seguente:
“Art. 70. – La Camera dei deputati esamina i disegni di legge
concernenti le materie di cui all’articolo 117, secondo comma, fatto salvo quanto previsto dal terzo comma del presente articolo. Dopo l’approvazione da parte della Camera, a tali disegni di legge il Senato federale della Repubblica, entro trenta giorni, puo’ proporre modifiche, sulle quali la Camera decide in via definitiva. I termini sono ridotti alla meta’ per i disegni di legge di conversione dei decreti-legge. Il Senato federale della Repubblica esamina i disegni di legge concernenti la determinazione dei principi fondamentali nelle materie di cui all’articolo 117, terzo comma, fatto salvo quanto previsto dal terzo comma del presente articolo. Dopo l’approvazione da parte del Senato, a tali disegni di legge la Camera dei deputati, entro trenta giorni, puo’ proporre modifiche, sulle quali il Senato decide in via definitiva. I termini sono ridotti alla meta’ per i disegni di legge di conversione dei decreti-legge.

La funzione legislativa dello Stato e’ esercitata collettivamente
dalle due Camere per l’esame dei disegni di legge concernenti le
materie di cui all’articolo 117, secondo comma, lettere m) e p), e
119, l’esercizio delle funzioni di cui all’articolo 120, secondo
comma, il sistema di elezione della Camera dei deputati e per il
Senato federale della Repubblica, nonche’ nei casi in cui la
Costituzione rinvia espressamente alla legge dello Stato o alla legge della Repubblica, di cui agli articoli 117, commi quinto e nono, 118, commi secondo e quinto, 122, primo comma, 125, 132, secondo comma, e 133, secondo comma. Se un disegno di legge non e’ approvato dalle due Camere nel medesimo testo i Presidenti delle due Camere possono convocare, d’intesa tra di loro, una commissione, composta da trenta deputati e da trenta senatori, secondo il criterio di proporzionalità rispetto alla composizione delle due Camere, incaricata di proporre un testo unificato da sottoporre al voto finale delle due Assemblee. I Presidenti delle Camere stabiliscono i termini per l’elaborazione del testo e per le votazioni delle due Assemblee.

Qualora il Governo ritenga che proprie modifiche a un disegno di
legge, sottoposto all’esame del Senato federale della Repubblica ai sensi del secondo comma, siano essenziali per l’attuazione del suo programma approvato dalla Camera dei deputati, ovvero per la tutela delle finalita’ di cui all’articolo 120, secondo comma, il Presidente della Repubblica, verificati i presupposti costituzionali, puo’ autorizzare ii Primo ministro ad esporne le motivazioni al Senato, che decide entro trenta giorni. Se tali modifiche non sono accolte dal Senato, il disegno di legge e’ trasmesso alla Camera che decide in via definitiva a maggioranza assoluta dei suoi componenti sulle modifiche proposte.
L’autorizzazione da parte del Presidente della Repubblica di cui
al quarto comma puo’ avere ad oggetto esclusivamente le modifiche proposte dal Governo ed approvate dalla Camera dei deputati ai sensi del secondo periodo del secondo comma.
I Presidenti del Senato federale della Repubblica e della Camera
dei deputati, d’intesa tra di loro, decidono le eventuali questioni
di competenza tra le due Camere, sollevate secondo le norme dei
rispettivi regolamenti, in ordine all’esercizio della funzione
legislativa.
I Presidenti possono deferire la decisione ad un

comitato paritetico, composto da quattro deputati e da quattro
senatori, designati dai rispettivi Presidenti. La decisione dei
Presidenti o del comitato non e’ sindacabile in alcuna sede. I
Presidenti delle Camere, d’intesa tra di loro, su proposta del
comitato, stabiliscono sulla base di norme previste dai rispettivi
regolamenti i criteri generali secondo i quali un disegno di legge
non puo’ contenere disposizioni relative a materie per cui si
dovrebbero applicare procedimenti diversi”.

La Funzione Legislativa (3)

Slogan: fabulae & frottole

Concludiamo l’analisi dell’articolo 10 della Legge di Revisione (in calce a La Funzione Legislativa (1)) che ambisce a sostituire integralmente l’articolo 70 della Costituzione. Ricordiamo che siamo nella sezione relativa alla Formazione delle Leggi (Titolo: Parlamento), che inizia proprio con l’articolo 70; oggetto: la Funzione legislativa.

Dopo aver esaminato l’aspetto sovrastrutturale del linguaggio, e quello strutturale del diritto, completiamo il trittico soffermandoci sull’aspetto meta-strutturale della propaganda; meno importante degli altri due, ma pur sempre da non sottovalutare.

Soprattutto in presenza di una campagna referendaria che si nutre tanto di slogan, poco di merito: oligarchica (o keynesiana”i discorsi intellettuali e le nozioni scientifiche passano sulla testa della vasta massa dì elettori, più o meno analfabeti“, vedi Perché questo blog), salvo poi strapparsi le vesti di dosso, ad urne referendarie chiuse, se il popolo-bue non ha abboccato (do you remember Brexit? Brexit: i rischi del referendum).

Il motto di questo blog è invece: conoscere per decidere; il suo modesto scopo è quello di coniugare il richiesto intervento popolare di Noi cittadini con l’acquisizione di maggiori elementi di conoscenza, per decidere.

Ma perché questo lavoro lo deve fare un semplice Cittadino, anziché, non dico i giornali, ma almeno la RAI; semplice, perché il Popolo, CUI APPARTIENE LA SOVRANITÀ – se lo trapanino in testa tutte le élite Elites – più ricerca ed acquisisce elementi di conoscenza e più andrà a votare al referendum di revisione costituzionale esprimendo un No convinto.

Non ci credete? Lasciamo gli slogan, andiamo nel merito, leggiamo, pensiamo. E allora: la semplificazione legislativa è uno degli slogan più gettonati da parte dei sostenitori della revisione costituzionale 2016 [ma, anche di quelli del 2005], riguarda con tutta evidenza proprio quest’articolo, de te fabula narratur. Vediamo un po’, il vigente articolo 70 prevede per l’esercizio della funzione legislativa ordinaria un unico iter (espresso con limpida efficacia da 1 comma di 9 parole); l’articolo 10 della Legge di Revisione vorrebbe sostituirlo con la creazione di “circa” 10 iter legislativi differenziati (espressi da 1o comma di n parole di difficile lettura ed ancor più oscura interpretazione) [“circa”, poiché non tutti gli osservatori concordano sul numero …..].

La ristrettezza culturale, la manomissione delle parole, la bruttezza stilistica, è già stata evidenziata “ictu oculi” col primo intervento su La Funzione Legislativa (1) (per favore, leggetevi solo la prima frase dell’art. 70 revisionato e ditemi se non avete avuto bisogno delle bombole d’ossigeno prima di arrivare al sospirato punto!); altrettanto “a colpo d’occhio”risulta chiaro ed evidente che spacciare per semplificazione legislativa la sostituzione del attuale unico iter legislativo con ben 10 “circa” diversi percorsi legislativi è una fabula, anzi no una frottola, di cui non è necessario essere laureati in giurisprudenza per rendersene conto (ed anche perché pure a costoro la semplice lettura dell’articolo risulta assai ostica).

Ed ancora (questa forse è meno”ictu oculi“,”a colpo d’occhio”); se esce poi fuori, per caso, una materia non incasellabile nel letto di Procuste dei circa 10 iter costruiti a priori dal nostro illuminato legislatore revisionista, che faranno, come semplificano? E qui chiudiamo il cerchio, tornando al concetto di norma generale ed astratta, visto col secondo intervento su La Funzione Legislativa (2); geniaccio di legislatore revisionista: 1 iter è generale, astratto, copre tutto, sicuro; 10 iter è particolare, specifico, ma Tu sei così sicuro che hai previsto tutto, perché se scendi nel particolare li devi prevedere proprio tutti gli iter – e come fai? – altrimenti sei solo presuntuoso.

Altro slogan dei revisionisti odierni [che ricopiano quelli del 2005]: il superamento del bicameralismo, questa battuta non riguarda solo l’articolo 70, ma da esso parte; quindi è bene farci i conti da subito. Ve lo ricordate il primo comma, anzi la prima frase, dell’art. 70 revisionato, che per leggerlo tutto ed arrivare alla fine occorrono le bombole. Bene, quel I°comma così lungo e farraginoso, indica tutti casi in cui la funzione legislativa continua ad esser esercitata dalle due Camere; la rilevata lunghezza del I°comma sta lì ad indicarci che i casi non sono pochi [quantità]; il fatto che sia proprio il comma primo ci dice quello è il procedimento “ordinario”, gli altri “circa”9 sono pertanto residuali (cfr. incipit II°comma: “le altre leggi …”) [relazione]; la circostanza che il procedimento dettato dal I°comma preveda le leggi di revisione costituzionale e le altre leggi costituzionali ci informa infine che quello è il procedimento “fondamentale”[qualità]. Insomma, signori legislatori revisionisti, ma di che superamento del bicameralismo state parlando, pensate proprio che non sappiamo neppure leggere? Questa del superamento del bicameralismo è un’altra frottola, sotto 3 aspetti: quantitativo, relazionale e qualitativo!

Basta. Non ne posso più delle frottole. Mi fermo qui. Un altro “economista” scrisse una volta “presuppongo naturalmente lettori che vogliano imparare qualcosa di nuovo e che quindi vogliano anche pensare da sé”.
Appunto, (se) ci penso, voto No.

 

P.S. 1

Dopo il fallimento del referendum Brexit, gli apprendisti stregoni che lo proposero starnazzarono contro il Popolo, sostenendo che materie così complesse non fossero alla portata di Costui e non dovessero dunque essere sottoposte al Suo vaglio, of course. In attesa che le élite ci forniscano i test (magari tipo INVALSI?) con cui, prima di entrare nella cabina elettorale, sarà valutato il Popolo – elettorato attivo – sarà opportuno che l’elettorato passivo, quanto meno a livello parlamentare, dia il buon esempio applicando  da subito lo stesso principio. Anche perché se sbaglia a votare un Cittadino, vale uno; se sbaglia il parlamentare legislatore fa un danno che si ripercuote su tutti i Cittadini. Quindi a maggiori responsabilità dell’elettorato passivo corrisponderà l’applicazione dello stesso principio invocato per l’elettorato attivo, ma in modo più rigoroso; alziamo l’asticella. Ovvero: per poter procedere alla legiferazione in materia costituzionale, il buon legislatore mi deve dimostrare (senza test INVALSI -ti piace vincere facile – ma col libretto universitario alla mano) di aver superato almeno gli esami di diritto pubblico e di diritto costituzionale, così, per par condicio, altrimenti non puoi votare.

P.S. 2

La Carta fu l’esito di una lunga incubazione che cominciò sotto il fascismo e crebbe in consapevolezza e urgenza con la guerra e la Resistenza (vedi articolo Calamandrei e la Costituzione). In quella stagione veramente costituente, grande e vivace era l’attenzione per la pubblica opinione: nei governi Parri e De Gasperi, il MINISTERO per la COSTITUENTE, affidato a Nenni, promosse via radio e stampa un’intensa campagna di ALFABETIZZAZIONE COSTITUZIONALE indirizzata a tutto il Popolo italiano. In un paese senza televisione, la discussione su questi temi nelle piazze, sui giornali, creò uno spazio pubblico del discorso che influì profondamente sui lavori dell’aula parlamentare“(cfr. S.SETTIS, Costituzione!, pag. 120, 2016) [vedi articolo Costituzione, come nacque]; che dire, Io non ero ancora nato, allora, ma mi sarebbe piaciuto vivere in quell’epoca, perché ho l’impressione che sarei stato RISPETTATO come CITTADINO (e mi sarei risparmiato la fatica di scrivere questo blog, anche di domenica pomeriggio), i Parri, De Gasperi e Nenni di ora (ammesso che sia lontanamente possibile raffrontarli politicamente), invece, non hanno la minima considerazione di me, in quanto Cittadino, perché pensano che sia solo un deficiente da imbonire con tre o quattro slogan (manco fatti bene).

La Funzione Legislativa (2)

L’incultura giuridica

Riprendiamo l’analisi dell’articolo 10 della Legge di Revisione (in calce nel precedente articolo La Funzione Legislativa (1)) cui piacerebbe sostituire integralmente l’articolo 70 della Costituzione. Siamo nella sezione relativa alla Formazione delle Leggi (Titolo: Parlamento), che inizia con l’articolo 70; oggetto: la Funzione legislativa.

Nel precedente articolo abbiamo esaminato l’aspetto sovrastrutturale del linguaggio, qui mettiamo sotto la lente l’aspetto strutturale del diritto, nel prossimo articolo passeremo infine all’aspetto meta-strutturale della propaganda.

Tranquilli, non serve una lente ad alto fattore d’ingrandimento per cogliere la scarsa cultura giuridica degli estensori di questo articolo: il focus sarà la norma.

Ad uno studente di Giurisprudenza iscritto al I°anno viene insegnato che: “la norma deve essere rivolta ad una pluralità di destinatari e deve prevedere un’ipotesi astratta che detti una regola valevole per una serie indefinita di casi concreti riconducibili entro l’ipotesi prevista” (cfr. C.M.Bianca, “La norma giuridica, I soggetti”, pag. 13, 1978), tradotto: generalità ed astrattezza come caratteri essenziali della norma.

L’articolo 70 della Costituzione è difatti una norma di questo tipo, che conferisce poteri, senza specificare le circostanze che ne condizionano l’esercizio.

L’articolo 10 della Legge di REVISIONE Costituzionale non possiede invece gli anzidetti requisiti di generalità ed astrattezza, è una norma priva dei caratteri essenziali. Perché?

Lo studente di prima, non più matricola e giunto al II°anno accademico, dovrà affrontare l’esame di Diritto Costituzionale, ma starà già un pezzo avanti alla maggioranza dei parlamentari che hanno varato la Legge di REVISIONE, perché, dopo aver appreso il suddetto principio di generalità ed astrattezza (oscuro a costoro), gli spiegheranno la differenza tra norma e precetto.

“Riflettendo sullo schema elementare della norma, esso viene per solito tradotto nei termini ipotetici “se c’è A, ci deve essere B“, che ne implica dunque la generalità nell’ordine temporale, essendovi la conseguenza doverosa ricollegata ad una astratta ipotesi. Invece, la norma singolare o “precetto” si risolve nel diverso schema “poiché c’è A, ci deve essere B“: dove la conseguenza doverosa vale appunto, a differenza che per le norme, limitatamente alla concreta situazione assunta come condizionante” (cfr. V.Crisafulli, “Lezioni di Diritto Costituzionale”, pag. 20, 1976).

Da una parte quindi, abbiamo una norma che soddisfa i requisiti di generalità ed astrattezza, caratteri “naturali” di tutte le norme e vieppiù di quelle costituenti il diritto oggettivo, l’Ordinamento; dall’altra, une serie di precetti, disciplinanti singoli casi.

Più una norma è generale ed astratta e più è “in grado di concretizzarsi nei singoli casi della esperienza reale, vale a dire che contiene potenzialmente in sé tutti gli infiniti precetti a questi di volta in volta applicabili” (cfr. sempre V.Crisafulli, “Lezioni di Diritto Costituzionale”, pag. 22, 1976); il percorso contrario non è possibile.

Questo punto è essenziale, anche se può sembrare a tutta prima una disquisizione tecnica “da addetti ai lavori”, perché invece allude ai principi superiori di libertà e giustizia. La norma generale ed astratta apre, rimettendo all’apprezzamento discrezionale del soggetto agente lo stabilire poi, nei singoli casi concreti, se si versi o non entro l’ambito della ipotesi: l’importante sarà – ecco affiorare la cultura giuridica – formulare bene l’ipotesi, in modo leggibile, piano, diretto e lineare [e non è un caso che tutti gli articoli della Costituzione furono concepiti ed articolati così – andateli a leggere, tutti, partendo da i Principi fondamentali (artt. 1-12) – non ne troverete uno scritto in modo diverso]; il precetto chiude, non concedendo alcuna discrezionalità, fissa e precostituisce dei binari, con un piccolo problema: quanti binari devo preordinare, tanti, non avendo una ipotesi generale ed astratta “a monte”, nella speranza poi che non si incrocino, perché qui non siamo in Ferrovia e non sono previsti gli scambi!

Questo il motivo della bulimia dei procedimenti legislativi creati con l’articolo 10 della Legge di Revisione (oggetto dell’analisi nel prossimo articolo); ma, se pur ciò già sia bastevole per “bocciare” lo studente che ha prodotto quest’articolo sul piano giuridico, il problema più serio, sul piano politico, è ancora un altro.

Precetti al posto di norme, cioè comandi in luogo di discrezionalità (ecco la questione della libertà e della giustizia) per i destinatari futuri di quell’articolo: oltre i cittadini, i parlamentari a venire.

Come dire: non mi fido di Te cittadino, soprattutto non mi fido di Te parlamentare (rectius: legislatore) e dunque Ti pre/scrivo il percorso che devi seguire.

Ecco perché all’inizio del precedente articolo scrivevo che la disamina di questo articolo restituisce da solo l’intera filosofia della legge di REVISIONE: Parlamento depotenziato, parlamentari imbrigliati (laddove non sia sufficiente la “nomina”), meri esecutori di una volontà decisa in altre sedi, extraparlamentare.

La “translatio imperii”, lucidamente descritta dalle parole di Canfora nell’articolo sulle èlites Elitessi impreziosisce con una perfetta opera di maquillage, trucco ….eh, si, è proprio una bella “riforma”!

 

 

 

 

La Funzione Legislativa (1)

La manomissione delle parole

Terzo appuntamento con la disamina degli articoli della Legge di REVISIONE Costituzionale; dopo aver analizzato gli articoli inerenti gli istituti di democrazia diretta [vedi L’iniziativa popolare e Il Referendum], restiamo nella sezione relativa alla Formazione delle Leggi (Titolo: Parlamento), che inizia con l’articolo 70; siamo, come ci anticipa la rubrica, nella Funzione legislativa.

L’Assemblea Costituente approvò quest’articolo nelle sedute del 14 e 23 ottobre 1947; la discussione sull’art. 70 determinò contrasti fra sostenitori e avversari della partecipazione del Capo dello Stato alla funzione legislativa talmente forti da indurre l’Assemblea a sospenderne l’esame, sino a che, con l’approvazione del successivo art. 74, la questione apparve superata e l’Assemblea approvò senza ulteriore discussione la formula del progetto, che vantava come relatore l’On. Mortati.

A differenza degli articoli relativi agli istituti di democrazia diretta, occorre ora rilevare come la precedente Legge di Revisione, pubblicata nella G.U. n. 269 del 18.11.2005, e sottoposta al secondo referendum costituzionale del 25 e 26 giugno 2006, si occupò, pesantemente, di questo aspetto … ci torneremo tra poco.

L’articolo 10 della Legge di Revisione (in calce) sostituisce integralmente l’articolo 70 della Costituzione. Come?

Premessa. Il commento di questo articolo è la pietra di paragone per riconoscere il valore dell’intero assetto della legge di revisione costituzionale, che sarà sottoposta a referendum. In un certo senso, la disamina della legge potrebbe anche terminare dopo l’attenta analisi di questo unico articolo, sotto l’aspetto sovrastrutturale del linguaggio, sotto l’aspetto strutturale del diritto, sotto l’aspetto meta-strutturale della propaganda: un concentrato, insomma. E’ per questo che il commento sarà suddiviso in più articoli.

Cominciamo dalla prima parte, quella sovrastrutturale, del linguaggio.

Intanto, invito i tre lettori che leggono a confrontare il testo vigente dell’art. 70 (nell’immagine testuale) con quello dell’art. 10 (in calce), che ambisce a sostituirlo. Senza entrare nel merito, oggetto del prossimo articolo, cosa emerge ictu oculi ? L’articolo originale è formato da 9 parole ed è composto da una frase, un rigo appena … Quello che apporta delle modifiche, in meglio, che se non si approva andiamo in recessione, che se no il premier se ne va, che altrimenti ci sarà nell’ordine: un terremoto, una tremenda inondazione e, mi voglio rovinare, pure un’invasione di cavallette, insomma quello che “riforma” (oh yeah!), lo riformula così tanto bene che impiega n parole (contatele Voi), un centinaio di righe, 10 frasi e (se conto bene, commi).

No comment, for me. Ho perso le parole, non servono. Le lascio a chi è più bravo di me, Gianrico Carofiglio.

Non pochi tra i vari tentativi di modifica della Costituzione sono stati dannosi, o semplicemente inutili, fin dall’aspetto primo e basilare: l’uso della lingua e delle parole. Un esempio per tutti: la riforma costituzionale votata dalla maggioranza di centrodestra ma per fortuna non approvata dal referendum del 25 giugno 2006. Essa interveniva su 55 articoli della Carta, fra i quali l’articolo 70. Tale norma recita semplicemente:”La funzione legislativa è esercitata collettivamente dalle due Camere”. Il testo modificato sostituiva a un rigo, 113 righi e, in luogo di 9 parole, ne introduceva 717. La farraginosità, l’oscurità, la bruttezza stilistica delle norme sono collegate alla ristrettezza culturale ed alla chiusura ideologica, nonché al tentativo di mascherare l’una e l’altra. AL contrario, la limpidezza e l’essenzialità corrispondono a valori condivisi e collettivamente recepiti“.

La Costituzione ancora vigente – prosegue Carofiglio – è nata da un travaglio storico e ideale, da una fusione di visioni politiche e culturali, dall’incontro di forze molto diverse fra loro, ma consapevoli del rischio connesso all’assenza di accordo sui valori fondanti“(cfr. G.Carofiglio, “La manomissione delle parole”, pagg. 140/1, 2010).

Qualcuno dirà, ma è stato scritto nel 2010, che c’entra con questa legge di revisione; quella era diversa, l’ha fatta Berlusconi; c’entra, c’entra, sia a livello sovrastrutturale, sia a livello strutturale, per linguaggio identico ed identiche finalità, unite ed accomunati dalla “ristrettezza culturale” e dalla “chiusura ideologica” denunciate da Carofiglio, nonché – mi permetto di aggiungere – dalla manifesta incultura giuridica (prossimo articolo).

Intanto, per chi fosse più realista del Re, ribadisco che il Testo della Legge di revisione costituzionale in parola si trova sulla G.U. n. 269 del 18.11.2005 e che l’articolo in esame era il 14; ma anticipo che l’intera Legge del 2005 sarà prossimamente pubblicata su questo blog, così ci divertiremo pure a scoprirne insieme le differenze.

 

Art. 10.

(Procedimento legislativo)

1. L’articolo 70 della Costituzione e’ sostituito dal seguente:
« Art. 70. – La funzione legislativa e’ esercitata collettivamente
dalle due Camere per le leggi di revisione della Costituzione e le
altre leggi costituzionali, e soltanto per le leggi di attuazione
delle disposizioni costituzionali concernenti la tutela delle
minoranze linguistiche, i referendum popolari, le altre forme di
consultazione di cui all’articolo 71, per le leggi che determinano
l’ordinamento, la legislazione elettorale, gli organi di governo, le
funzioni fondamentali dei Comuni e delle Citta’ metropolitane e le
disposizioni di principio sulle forme associative dei Comuni, per la
legge che stabilisce le norme generali, le forme e i termini della
partecipazione dell’Italia alla formazione e all’attuazione della
normativa e delle politiche dell’Unione europea, per quella che
determina i casi di ineleggibilita’ e di incompatibilita’ con
l’ufficio di senatore di cui all’articolo 65, primo comma, e per le
leggi di cui agli articoli 57, sesto comma, 80, secondo periodo, 114,
terzo comma, 116, terzo comma, 117, quinto e nono comma, 119, sesto
comma, 120, secondo comma, 122, primo comma, e 132, secondo comma. Le
stesse leggi, ciascuna con oggetto proprio, possono essere abrogate,
modificate o derogate solo in forma espressa e da leggi approvate a
norma del presente comma.
Le altre leggi sono approvate dalla Camera dei deputati.
Ogni disegno di legge approvato dalla Camera dei deputati e’
immediatamente trasmesso al Senato della Repubblica che, entro dieci
giorni, su richiesta di un terzo dei suoi componenti, puo’ disporre
di esaminarlo. Nei trenta giorni successivi il Senato della
Repubblica puo’ deliberare proposte di modificazione del testo, sulle
quali la Camera dei deputati si pronuncia in via definitiva. Qualora
il Senato della Repubblica non disponga di procedere all’esame o sia
inutilmente decorso il termine per deliberare, ovvero quando la
Camera dei deputati si sia pronunciata in via definitiva, la legge
puo’ essere promulgata.
L’esame del Senato della Repubblica per le leggi che danno
attuazione all’articolo 117, quarto comma, e’ disposto nel termine di
dieci giorni dalla data di trasmissione. Per i medesimi disegni di
legge, la Camera dei deputati puo’ non conformarsi alle modificazioni
proposte dal Senato della Repubblica a maggioranza assoluta dei suoi
componenti, solo pronunciandosi nella votazione finale a maggioranza
assoluta dei propri componenti.
I disegni di legge di cui all’articolo 81, quarto comma, approvati
dalla Camera dei deputati, sono esaminati dal Senato della
Repubblica, che puo’ deliberare proposte di modificazione entro
quindici giorni dalla data della trasmissione.
I Presidenti delle Camere decidono, d’intesa tra loro, le eventuali
questioni di competenza, sollevate secondo le norme dei rispettivi
regolamenti.
Il Senato della Repubblica puo’, secondo quanto previsto dal
proprio regolamento, svolgere attivita’ conoscitive, nonche’
formulare osservazioni su atti o documenti all’esame della Camera dei
deputati ».

Elites

La teoria delle èlites si è sviluppata in Italia, all’inizio del secolo scorso. La scuola degli “elitisti” annovera tra i suoi artefici Vilfredo Pareto, Roberto Michels, Gaetano Mosca. Quest’ultimo è quello più importante, per lo meno per ciò che interessa qui in relazione a due questioni: la divisione della società in minoranze dominanti e maggioranze dominate; il rapporto tra èlites dominanti e democrazia rappresentativa.

Secondo Mosca: “ogni Governo consiste in una minoranza organizzata che domina una maggioranza disorganizzata“; questo rapporto è – per tutti gli “elitisti” – il principio centrale, un fatto naturale ed inevitabile, e con esso l’esistenza e la persistenza duratura della minoranza organizzata: l’èlite! Al di là del giudizio conclusivo (“fatto naturale ed inevitabile”), la premessa che definisce il rapporto (minoranza/maggioranza) è una bella botta che squarcia il velo ipocrita con cui ancor oggi si è soliti coprire il reale utilizzo della democrazia rappresentativa.

Ed infatti, Mosca, a proposito di quest’ultima questione, sulla democrazia rappresentativa così si esprimeva: “sarebbe ingenuo credere che i regimi liberali si appoggino sul consenso esplicito della maggioranza numerica dei cittadini, perché nelle elezioni la lotta si svolge fra i diversi gruppi organizzati, che possiedono i mezzi capaci di influenzare la massa degli elettori disorganizzati, ai quali non resta che scegliere fra i pochissimi rappresentanti di questi gruppi” G.MOSCA, Elementi di Scienza Politica,1923.

Questo cento anni fa. Oggi le cose sono mutate. “Un tempo le èlites dominanti puntavano ad esercitare il loro dominio attraverso le istituzioni rappresentative: il Parlamento innanzitutto. Di pari passo con la diffusione del suffragio universale, si sono verificati due fenomeni: la nascita di partiti di massa moderati; il dislocarsi dei luoghi decisionali fuori del Parlamento …Le decisioni cruciali sulla politica economica promanano da organismi tecnici e del potere finanziario, mentre i parlamenti si accapigliano sulla fecondazione assistita …La progressiva e irreversibile translatio imperi verso sedi non elettive ma tecniche è fenomeno di tale centralità, che non può essere ulteriormente celato dietro la retorica della acclarata universalità del meccanismo elettivo-rappresentativo” L.CANFORA, Critica della retorica democratica, pagg. 67/8,2002.

Ed infine, “Un trasferimento del potere al di fuori delle sedi elettive che va ben oltre gli organismi sovranazionali politici o tecnici, come la Commissione Europea, la BCE, il FMI o la Banca Mondiale, giungendo fino ad organizzazioni del tutto informali ed espressione delle èlites del capitale cosmopolita, come il Gruppo Bilderberg o la Commissione Trilaterale” D.MORO, Club Bilderberg, pag. 51, 2013.

 

Il Testo della LEGGE di REVISIONE COSTITUZIONALE (Corte Costituzionale, transitorie e finali)

 

 

TESTO LEGGE COSTITUZIONALE Testo di legge costituzionale approvato in seconda votazione a maggioranza assoluta, ma inferiore ai due terzi dei membri di ciascuna Camera, recante: «Disposizioni per il superamento del bicameralismo paritario, la riduzione del numero dei parlamentari, il contenimento dei costi di funzionamento delle istituzioni, la soppressione del CNEL e la revisione del titolo V della parte II della Costituzione». (16A03075) (GU Serie Generale n.88 del 15-4-2016)

Avvertenza:

Il testo della legge costituzionale e’ stato approvato dal Senato
della Repubblica, in seconda votazione, con la maggioranza assoluta
dei suoi componenti, nella seduta del 20 gennaio 2016, e dalla Camera
dei deputati, in seconda votazione, con la maggioranza assoluta dei
suoi componenti, nella seduta del 12 aprile 2016.
Entro tre mesi dalla pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale del
testo seguente, un quinto dei membri di una Camera, o cinquecentomila
elettori, o cinque Consigli regionali possono domandare che si
proceda al referendum popolare.
Il presente comunicato e’ stato redatto ai sensi dell’art. 3 della
legge 25 maggio 1970, n. 352.

Art. 37.
(Elezione dei giudici della Corte costituzionale)

  1. All’articolo 135 della Costituzione sono apportate le seguenti
    modificazioni:
    a) il primo comma e’ sostituito dal seguente:
    « La Corte costituzionale e’ composta da quindici giudici, dei
    quali un terzo nominati dal Presidente della Repubblica, un terzo
    dalle supreme magistrature ordinaria ed amministrative, tre dalla
    Camera dei deputati e due dal Senato della Repubblica »;
    b) al settimo comma, la parola: « senatore » e’ sostituita dalla
    seguente: « deputato ».

Art. 38.
(Disposizioni consequenziali e di coordinamento)

  1. All’articolo 48, terzo comma, della Costituzione, le parole: «
    delle Camere » sono sostituite dalle seguenti: « della Camera dei
    deputati ».
  2. L’articolo 58 della Costituzione e’ abrogato.
  3. L’articolo 61 della Costituzione e’ sostituito dal seguente:
    « Art. 61. – L’elezione della nuova Camera dei deputati ha luogo
    entro settanta giorni dalla fine della precedente. La prima riunione
    ha luogo non oltre il ventesimo giorno dall’elezione.
    Finche’ non sia riunita la nuova Camera dei deputati sono prorogati
    i poteri della precedente ».
  4. All’articolo 62 della Costituzione, il terzo comma e’ abrogato.
  5. All’articolo 73, secondo comma, della Costituzione, le parole: «
    Se le Camere, ciascuna a maggioranza assoluta dei propri componenti,
    ne dichiarano » sono sostituite dalle seguenti: « Se la Camera dei
    deputati, a maggioranza assoluta dei suoi componenti, ne dichiara ».
  6. All’articolo 81 della Costituzione sono apportate le seguenti
    modificazioni:
    a) al secondo comma, le parole: « delle Camere » sono sostituite
    dalle seguenti: « della Camera dei deputati » e la parola: «
    rispettivi » e’ sostituita dalla seguente: « suoi »;
    b) al quarto comma, le parole: « Le Camere ogni anno approvano »
    sono sostituite dalle seguenti: « La Camera dei deputati ogni anno
    approva »;
    c) al sesto comma, le parole: « di ciascuna Camera, » sono
    sostituite dalle seguenti: « della Camera dei deputati, ».
  7. All’articolo 87 della Costituzione sono apportate le seguenti
    modificazioni:
    a) al terzo comma, le parole: « delle nuove Camere » sono
    sostituite dalle seguenti: « della nuova Camera dei deputati »;
    b) all’ottavo comma, le parole: « delle Camere » sono sostituite
    dalle seguenti: « della Camera dei deputati. Ratifica i trattati
    relativi all’appartenenza dell’Italia all’Unione europea, previa
    l’autorizzazione di entrambe le Camere »;
    c) al nono comma, le parole: « dalle Camere » sono sostituite dalle
    seguenti: « dalla Camera dei deputati ».
  8. La rubrica del titolo V della parte II della Costituzione e’
    sostituita dalla seguente: « Le Regioni, le Citta’ metropolitane e i
    Comuni ».
  9. All’articolo 120, secondo comma, della Costituzione, dopo le-
    parole: «, delle Province » sono inserite le seguenti: « autonome di
    Trento e di Bolzano ».
  10. All’articolo 121, secondo comma, della Costituzione, le parole:
    « alle Camere » sono sostituite dalle seguenti: « alla Camera dei
    deputati ».
  11. All’articolo 122, secondo comma, della Costituzione, le parole:
    « ad una delle Camere del Parlamento » sono sostituite dalle
    seguenti: « alla Camera dei deputati ».
  12. All’articolo 132, secondo comma, della Costituzione, le parole:
    « della Provincia o delle Province interessate e » sono soppresse e
    le parole: « Province e Comuni, » sono sostituite dalle seguenti: « i
    Comuni, ».
  13. All’articolo 133 della Costituzione, il primo comma e’
    abrogato.
  14. Il comma 2 dell’articolo 12 della legge costituzionale 11 marzo
    1953, n. 1, e successive modificazioni, e’ sostituito dal seguente:
    « 2. Il Comitato di cui al comma 1 e’ presieduto dal Presidente
    della Giunta della Camera dei deputati ».
  15. Alla legge costituzionale 16 gennaio 1989, n. 1, sono apportate
    le seguenti modificazioni:
    a) l’articolo 5 e’ sostituito dal seguente:
    « Art. 5. – 1. L’autorizzazione prevista dall’articolo 96 della
    Costituzione spetta alla Camera dei deputati, anche se il
    procedimento riguardi altresi’ soggetti che non sono membri della
    medesima Camera dei deputati »;
    b) le parole: « Camera competente ai sensi dell’articolo 5 » e «
    Camera competente », ovunque ricorrono, sono sostituite dalle
    seguenti: « Camera dei deputati ».
  16. All’articolo 3 della legge costituzionale 22 novembre 1967, n.
    2, al primo periodo, le parole: « da questo in seduta comune delle
    due Camere » sono sostituite dalle seguenti: « da ciascuna Camera » e
    le parole: « componenti l’Assemblea » sono sostituite dalle seguenti:
    « propri componenti »; al secondo periodo, le parole: « l’Assemblea »
    sono sostituite dalle seguenti: « di ciascuna Camera ».

Art. 39.
(Disposizioni transitorie)

  1. In sede di prima applicazione e sino alla data di entrata in
    vigore della legge di cui all’articolo 57, sesto comma, della
    Costituzione, come modificato dall’articolo 2 della presente legge
    costituzionale, per l’elezione del Senato della Repubblica, nei
    Consigli regionali e della Provincia autonoma di Trento, ogni
    consigliere puo’ votare per una sola lista di candidati, formata da
    consiglieri e da sindaci dei rispettivi territori. Al fine
    dell’assegnazione dei seggi a ciascuna lista di candidati si divide
    il numero dei voti espressi per il numero dei seggi attribuiti e si
    ottiene il quoziente elettorale. Si divide poi per tale quoziente il
    numero dei voti espressi in favore di ciascuna lista di candidati. I
    seggi sono assegnati a ciascuna lista di candidati in numero pari ai
    quozienti interi ottenuti, secondo l’ordine di presentazione nella
    lista dei candidati medesimi, e i seggi residui sono assegnati alle
    liste che hanno conseguito i maggiori resti; a parita’ di resti, il
    seggio e’ assegnato alla lista che non ha ottenuto seggi o, in
    mancanza, a quella che ha ottenuto il numero minore di seggi. Per la
    lista che ha ottenuto il maggior numero di voti, puo’ essere
    esercitata l’opzione per l’elezione del sindaco o, in alternativa, di
    un consigliere, nell’ambito dei seggi spettanti. In caso di
    cessazione di un senatore dalla carica di consigliere o di sindaco,
    e’ proclamato eletto rispettivamente il consigliere o sindaco primo
    tra i non eletti della stessa lista.
  2. Quando, in base all’ultimo censimento generale della
    popolazione, il numero di senatori spettanti a una Regione, ai sensi
    dell’articolo 57 della Costituzione, come modificato dall’articolo 2
    della presente legge costituzionale, e’ diverso da quello risultante
    in base al censimento precedente, il Consiglio regionale elegge i
    senatori nel numero corrispondente all’ultimo censimento, anche in
    deroga al primo comma del medesimo articolo 57 della Costituzione. Si
    applicano in ogni caso le disposizioni di cui al comma 1.
  3. Nella legislatura in corso alla data di entrata in vigore della
    presente legge costituzionale, sciolte entrambe le Camere, non si
    procede alla convocazione dei comizi elettorali per il rinnovo del
    Senato della Repubblica.
  4. Fino alla data di entrata in vigore della legge di cui
    all’articolo 57, sesto comma, della Costituzione, come modificato
    dall’articolo 2 della presente legge costituzionale, la prima
    costituzione del Senato della Repubblica ha luogo, in base alle
    disposizioni del presente articolo, entro dieci giorni dalla data
    della prima riunione della Camera dei deputati successiva alle
    elezioni svolte dopo la data di entrata in vigore della presente
    legge costituzionale. Qualora alla data di svolgimento delle elezioni
    della Camera dei deputati di cui al periodo precedente si svolgano
    anche elezioni di Consigli regionali o dei Consigli delle Province
    autonome di Trento e di Bolzano, i medesimi Consigli sono convocati
    in collegio elettorale entro tre giorni dal loro insediamento.
  5. I senatori eletti sono proclamati dal Presidente della Giunta
    regionale o provinciale.
  6. La legge di cui all’articolo 57, sesto comma, della
    Costituzione, come modificato dall’articolo 2 della presente legge
    costituzionale, e’ approvata entro sei mesi dalla data di svolgimento
    delle elezioni della Camera dei deputati di cui al comma 4.
  7. I senatori a vita in carica alla data di entrata in vigore della
    presente legge costituzionale permangono nella stessa carica, ad ogni
    effetto, quali membri del Senato della Repubblica.
  8. Le disposizioni dei regolamenti parlamentari vigenti alla data
    di entrata in vigore della presente legge costituzionale continuano
    ad applicarsi, in quanto compatibili, fino alla data di entrata in
    vigore delle loro modificazioni, adottate secondo i rispettivi
    ordinamenti dalla Camera dei deputati e dal Senato della Repubblica,
    conseguenti alla medesima legge costituzionale.
  9. Fino all’adeguamento del regolamento della Camera dei deputati a
    quanto previsto dall’articolo 72, settimo comma, della Costituzione,
    come modificato dall’articolo 12 della presente legge costituzionale,
    in ogni caso il differimento del termine previsto dal medesimo
    articolo non puo’ essere inferiore a dieci giorni.
  10. In sede di prima applicazione dell’articolo 135 della
    Costituzione, come modificato dall’articolo 37 della presente legge
    costituzionale, alla cessazione dalla carica dei giudici della Corte
    costituzionale nominati dal Parlamento in sedutacomune, le nuove
    nomine sono attribuite alternativamente, nell’ordine, alla Camera dei
    deputati e al Senato della Repubblica.
  11. In sede di prima applicazione, nella legislatura in corso alla
    data di entrata in vigore della presente legge costituzionale, su
    ricorso motivato presentato entro dieci giorni da tale data, o entro
    dieci giorni dalla data di entrata in vigore della legge di cui
    all’articolo 57, sesto comma, della Costituzione, come modificato
    dalla presente legge costituzionale, da almeno un quarto dei
    componenti della Camera dei deputati o un terzo dei componenti del
    Senato della Repubblica, le leggi promulgate nella medesima
    legislatura che disciplinano l’elezione dei membri della Camera dei
    deputati e del Senato della Repubblica possono essere sottoposte al
    giudizio di legittimita’ della Corte costituzionale. La Corte
    costituzionale si pronuncia entro il termine di trenta giorni. Anche
    ai fini di cui al presente comma, il termine di cui al comma 6
    decorre dalla data di entrata in vigore della presente legge
    costituzionale. Entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore
    della legge di cui all’articolo 57, sesto comma, della Costituzione,
    come modificato dalla presente legge costituzionale, le Regioni e le
    Province autonome di Trento e di Bolzano conformano le rispettive
    disposizioni legislative e regolamentari a quanto ivi stabilito.
  12. Le leggi delle Regioni adottate ai sensi dell’articolo 117,
    terzo e quarto comma, della Costituzione, nel testo vigente fino alla
    data di entrata in vigore della presente legge costituzionale,
    continuano ad applicarsi fino alla data di entrata in vigore delle
    leggi adottate ai sensi dell’articolo 117, secondo e terzo comma,
    della Costituzione, come modificato dall’articolo 31 della presente
    legge costituzionale.
  13. Le disposizioni di cui al capo IV della presente legge
    costituzionale non si applicano alle Regioni a statuto speciale e
    alle Province autonome di Trento e di Bolzano fino alla revisione dei
    rispettivi statuti sulla base di intese con le medesime Regioni e
    Province autonome. A decorrere dalla data di entrata in vigore della
    presente legge costituzionale, e sino alla revisione dei predetti
    statuti speciali, alle Regioni a statuto speciale e alle Province
    autonome si applicano le disposizioni di cui all’articolo 116, terzo
    comma, ad esclusione di quelle che si riferiscono alle materie di cui
    all’articolo 117, terzo comma, della Costituzione, nel testo vigente
    fino alla data di entrata in vigore della presente legge
    costituzionale e resta ferma la disciplina vigente prevista dai
    medesimi statuti e dalle relative norme di attuazione ai fini di
    quanto previsto dall’articolo 120 della Costituzione; a seguito della
    suddetta revisione, alle medesime Regioni a statuto speciale e
    Province autonome si applicano le disposizioni di cui all’articolo
    116, terzo comma, della Costituzione, come modificato dalla presente
    legge costituzionale.
  14. La Regione autonoma Valle d’Aosta/ Vallee d’Aoste esercita le
    funzioni provinciali gia’ attribuite alla data di entrata in vigore
    della presente legge costituzionale.

Art. 40.
(Disposizioni finali)

  1. Il Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro (CNEL) e’
    soppresso. Entro trenta giorni dalla data di entrata in vigore della
    presente legge costituzionale, il Presidente del Consiglio dei
    ministri, su proposta del Ministro per la semplificazione e la
    pubblica amministrazione, d’intesa con il Ministro dell’economia e
    delle finanze, nomina, con proprio decreto, un commissario
    straordinario cui e’ affidata la gestione provvisoria del CNEL, per
    le attivita’ relative al patrimonio, compreso quello immobiliare,
    nonche’ per la riallocazione delle risorse umane e strumentali presso
    la Corte dei conti e per gli altri adempimenti conseguenti alla
    soppressione. All’atto dell’insediamento del commissario
    straordinario decadono dall’incarico gli organi del CNEL e i suoi
    componenti per ogni funzione di istituto, compresa quella di
    rappresentanza.
  2. Non possono essere corrisposti rimborsi o analoghi trasferimenti
    monetari recanti oneri a carico della finanza pubblica in favore dei
    gruppi politici presenti nei Consigli regionali.
  3. Tenuto conto di quanto disposto dalla presente legge
    costituzionale, entro la legislatura in corso alla data della sua
    entrata in vigore, la Camera dei deputati e il Senato della
    Repubblica provvedono, secondo criteri di efficienza e
    razionalizzazione, all’integrazione funzionale delle amministrazioni
    parlamentari, mediante servizi comuni, impiego coordinato di risorse
    umane e strumentali e ogni altra forma di collaborazione. A tal fine
    e’ istituito il ruolo unico dei dipendenti del Parlamento, formato
    dal personale di ruolo delle due Camere, che adottano uno statuto
    unico del personale dipendente, nel quale sono raccolte e coordinate
    le disposizioni gia’ vigenti nei rispettivi ordinamenti e stabilite
    le procedure per le modificazioni successive da approvare in
    conformita’ ai principi di autonomia, imparzialita’ e accesso
    esclusivo e diretto con apposito concorso. Le Camere definiscono
    altresi’ di comune accordo le norme che regolano i contratti di
    lavoro alle dipendenze delle formazioni organizzate dei membri del
    Parlamento, previste dai regolamenti. Restano validi a ogni effetto i
    rapporti giuridici, attivi e passivi, instaurati anche con i terzi.
  4. Per gli enti di area vasta, tenuto conto anche delle aree
    montane, fatti salvi i profili ordinamentali generali relativi agli
    enti di area vasta definiti con legge dello Stato, le ulteriori
    disposizioni in materia sono adottate con legge regionale. Il
    mutamento delle circoscrizioni delle Citta’ metropolitane e’
    stabilito con legge della Repubblica, su iniziativa dei Comuni,
    sentita la Regione.
  5. Fermo restando quanto stabilito dall’articolo 59, primo comma,
    della Costituzione, i senatori di cui al medesimo articolo 59,
    secondo comma, come sostituito dall’articolo 3 della presente legge
    costituzionale, non possono eccedere, in ogni caso, il numero
    complessivo di cinque, tenuto conto della permanenza in carica dei
    senatori a vita gia’ nominati alla data di entrata in vigore della
    presente legge costituzionale. Lo stato e le prerogative dei senatori
    di diritto e a vita restano regolati secondo le disposizioni gia’
    vigenti alla data di entrata in vigore della presente legge
    costituzionale.
  6. I senatori della Provincia autonoma di Bolzano/Autonome Provinz
    Bozen sono eletti tenendo conto della consistenza dei gruppi
    linguistici in base all’ultimo censimento. In sede di prima
    applicazione ogni consigliere puo’ votare per due liste di candidati,
    formate ciascuna da consiglieri e da sindaci dei rispettivi
    territori.

Art. 41.
(Entrata in vigore)

  1. La presente legge costituzionale entra in vigore il giorno
    successivo a quello della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale
    successiva alla promulgazione. Le disposizioni della presente legge
    costituzionale si applicano a decorrere dalla legislatura successiva
    allo scioglimento di entrambe le Camere, salvo quelle previste dagli
    articoli 28, 35, 39, commi 3, 7 e 11, e 40, commi 1, 2, 3 e 4, che
    sono di immediata applicazione.

Parte II Ordinamento della Repubblica Titolo VI (Artt. 134-139)

Titolo VI – Garanzie costituzionali

Sezione I
La Corte Costituzionale

Art. 134.

La Corte costituzionale giudica: sulle controversie relative alla legittimità costituzionale delle leggi e degli atti, aventi forza di legge, dello Stato e delle Regioni;
sui conflitti di attribuzione tra i poteri dello Stato e su quelli tra lo Stato e le Regioni, e tra le Regioni;
sulle accuse promosse contro il Presidente della Repubblica, a norma della Costituzione.[1]

Art. 135. [2]

La Corte costituzionale è composta di quindici giudici nominati per un terzo dal Presidente della Repubblica, per un terzo dal Parlamento in seduta comune e per un terzo dalle supreme magistrature ordinaria ed amministrative.

I giudici della Corte costituzionale sono scelti tra i magistrati anche a riposo delle giurisdizioni superiori ordinaria ed amministrative, i professori ordinari di università in materie giuridiche e gli avvocati dopo venti anni d’esercizio.

I giudici della Corte costituzionale sono nominati per nove anni, decorrenti per ciascuno di essi dal giorno del giuramento, e non possono essere nuovamente nominati.

Alla scadenza del termine il giudice costituzionale cessa dalla carica e dall’esercizio delle funzioni.

La Corte elegge tra i suoi componenti, secondo le norme stabilite dalla legge, il Presidente, che rimane in carica per un triennio, ed è rieleggibile, fermi in ogni caso i termini di scadenza dall’ufficio di giudice.

L’ufficio di giudice della Corte è incompatibile con quello di membro del Parlamento, di un Consiglio regionale, con l’esercizio della professione di avvocato e con ogni carica ed ufficio indicati dalla legge.

Nei giudizi d’accusa contro il Presidente della Repubblica, intervengono, oltre i giudici ordinari della Corte, sedici membri tratti a sorte da un elenco di cittadini aventi i requisiti per l’eleggibilità a senatore, che il Parlamento compila ogni nove anni mediante elezione con le stesse modalità stabilite per la nomina dei giudici ordinari.

Art. 136.

Quando la Corte dichiara l’illegittimità costituzionale di una norma di legge o di atto avente forza di legge, la norma cessa di avere efficacia dal giorno successivo alla pubblicazione della decisione.

La decisione della Corte è pubblicata e comunicata alle Camere ed ai Consigli regionali interessati, affinché, ove lo ritengano necessario, provvedano nelle forme costituzionali.

Art. 137.

Una legge costituzionale stabilisce le condizioni, le forme, i termini di proponibilità dei giudizi di legittimità costituzionale, e le garanzie d’indipendenza dei giudici della Corte.[45]

Con legge ordinaria sono stabilite le altre norme necessarie per la costituzione e il funzionamento della Corte.[3]

Contro le decisioni della Corte costituzionale non è ammessa alcuna impugnazione.

Sezione II
Revisione della Costituzione
Leggi costituzionali

Art. 138.

Le leggi di revisione della Costituzione e le altre leggi costituzionali sono adottate da ciascuna Camera con due successive deliberazioni ad intervallo non minore di tre mesi, e sono approvate a maggioranza assoluta dei componenti di ciascuna Camera nella seconda votazione.

Le leggi stesse sono sottoposte a referendum popolare quando, entro tre mesi dalla loro pubblicazione, ne facciano domanda un quinto dei membri di una Camera o cinquecentomila elettori o cinque Consigli regionali.

La legge sottoposta a referendum non è promulgata, se non è approvata dalla maggioranza dei voti validi.

Non si fa luogo a referendum se la legge è stata approvata nella seconda votazione da ciascuna delle Camere a maggioranza di due terzi dei suoi componenti.[4]

Art. 139.

La forma repubblicana non può essere oggetto di revisione costituzionale.


Note:

[1] (Nota all’art. 134).
L’ultimo capoverso è stato così modificato con l’art. 2 della legge cost. 16 gennaio 1989, n. 1. Il testo originario di tale capoverso recitava:«sulle accuse promosse contro il Presidente della Repubblica ed i Ministri, a norma dellaCostituzione».

[2] (Nota all’art. 135).
Articolo così sostituito con l’art. 1 della legge costituzionale 22 novembre 1967, n. 2,e successivamente modificato, nell’ultimo cpv., dalla legge costituzionale 16 gennaio 1989, n. 1.
V. l’art. 10 della legge costituzionale 11 marzo 1953, n. 1 {abrogato dalla legge n. 2 del 1967). Il precedente testo dell’art. 135 recitava:«Art. 135 La Corte costituzionale è composta di quindici giudici nominati per un terzo dot Presidente della Repubblica, per un terzo dal Parlamento in seduta comune e per un terzo dalle supreme magistrature ordinaria ed amministrative.
I giudici della Corte costituzionale sono scelti tra i magistrati anche a riposo delle giurisdizioni superiori ordinaria ed amministrative, i professori ordinari di università in materie giuridiche e gli avvocati dopo venti anni d’esercizio.
La Corte elegge il presidente fra i suoi componenti.
I giudici sono nominati per dodici anni, si rinnovano parzialmente secondo le norme stabilite dalla legge e non sono immediatamente rieleggìbili.
L’ufficio di giudice della Corte è incompatibile con quello di membro del Parlamento o d’unConsiglio regionale, con l’esercizio della professione d’avvocato, e con ogni carica ed ufficio indicati dalla legge.
Nei giudizi d’accusa contro il Presidente della Repubblica e contro i Ministri intervengono, oltre i giudici ordinari detta Corte, sedici membri eletti, all’inizio di ogni legislatura, dal Parlamento in seduta comune tra i cittadini aventi i requisiti per l’eleggibilità a senatore”.

 

 

[3] (Nota all’art. 137, primo comma).
Cfr. legge cost. 9 febbraio 1948, n. 1 e legge cost. 11 marzo 1953, n. 1.

[4] (Nota all’art. 138).
Per la disciplina relativa al referendum previsto in questo articolo, v. Titolo I della legge 25 maggio 1970, n. 352.

 

 

Governo Italiano Presidenza del Consiglio dei Ministri.

Parte II Ordinamento della Repubblica Titolo V (Artt. 114-133)

Titolo V – Le Regioni,le Province e i Comuni   [1]

Art. 114    [2]

La Repubblica è costituita dai Comuni, dalle Province, dalle Città metropolitane, dalle Regioni e dallo Stato.

I Comuni, le Province, le Città metropolitane e le Regioni sono enti autonomi con propri statuti, poteri e funzioni secondo i principi fissati dalla Costituzione.

Roma è la capitale della Repubblica. La legge dello Stato disciplina il suo ordinamento.

Art. 115

(abrogato) [3]

Art. 116  [4]

Il Friuli Venezia Giulia, la Sardegna, la Sicilia, il Trentino-Alto Adige/Südtirol e la Valle d’Aosta/Vallee d’Aoste dispongono di forme e condizioni particolari di autonomia, secondo i rispettivi statuti speciali adottati con legge costituzionale.

La Regione Trentino-Alto Adige/Südtirol è costituita dalle Province autonome di Trento e di Bolzano.

Ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia, concernenti le materie di cui al terzo comma dell’articolo 117 e le materie indicate dal secondo comma del medesimo articolo alle lettere l), limitatamente all’organizzazione della giustizia di pace, n) e s), possono essere attribuite ad altre Regioni, con legge dello Stato, su iniziativa della Regione interessata, sentiti gli enti locali, nel rispetto dei principi di cui all’articolo 119.

La legge è approvata dalle Camere a maggioranza assoluta dei componenti, sulla base di intesa fra lo Stato e la Regione interessata.

Art. 117  [5]

La potestà legislativa è esercitata dallo Stato e dalle Regioni nel rispetto della Costituzione, nonché dei vincoli derivanti dall’ordinamento comunitario e dagli obblighi internazionali.

Lo Stato ha legislazione esclusiva nelle seguenti materie:

a) politica estera e rapporti internazionali dello Stato; rapporti dello Stato con l’Unione europea; diritto di asilo e condizione giuridica dei cittadini di Stati non appartenenti all’Unione europea;

b) immigrazione;

c) rapporti tra la Repubblica e le confessioni religiose;

d) difesa e Forze armate; sicurezza dello Stato; armi, munizioni ed esplosivi;

e) moneta, tutela del risparmio e mercati finanziari; tutela della concorrenza; sistema valutario; sistema tributario e contabile dello Stato; perequazione delle risorse finanziarie;

f) organi dello Stato e relative leggi elettorali; referendum statali; elezione del Parlamento europeo;

g) ordinamento e organizzazione amministrativa dello Stato e degli enti pubblici nazionali;

h) ordine pubblico e sicurezza, ad esclusione della polizia amministrativa locale;

i) cittadinanza, stato civile e anagrafi;

l) giurisdizione e norme processuali; ordinamento civile e penale; giustizia amministrativa;

m) determinazione dei livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali che devono essere garantiti su tutto il territorio nazionale;

n) norme generali sull’istruzione;

o) previdenza sociale;

p) legislazione elettorale, organi di governo e funzioni fondamentali di Comuni, Province e Città metropolitane;

q) dogane, protezione dei confini nazionali e profilassi internazionale;

r) pesi, misure e determinazione del tempo; coordinamento informativo statistico e informatico dei dati dell’amministrazione statale, regionale e locale; opere dell’ingegno;

s) tutela dell’ambiente, dell’ecosistema e dei beni culturali.

Sono materie di legislazione concorrente quelle relative a: rapporti internazionali e con l’Unione europea delle Regioni; commercio con l’estero; tutela e sicurezza del lavoro; istruzione, salva l’autonomia delle istituzioni scolastiche e con esclusione della istruzione e della formazione professionale; professioni; ricerca scientifica e tecnologica e sostegno all’innovazione per i settori produttivi; tutela della salute; alimentazione; ordinamento sportivo; protezione civile; governo del territorio; porti e aeroporti civili; grandi reti di trasporto e di navigazione; ordinamento della comunicazione; produzione, trasporto e distribuzione nazionale dell’energia; previdenza complementare e integrativa; armonizzazione dei bilanci pubblici e coordinamento della finanza pubblica e del sistema tributario; valorizzazione dei beni culturali e ambientali e promozione e organizzazione di attività culturali; casse di risparmio, casse rurali, aziende di credito a carattere regionale; enti di credito fondiario e agrario a carattere regionale. Nelle materie di legislazione concorrente spetta alle Regioni la potestà legislativa, salvo che per la determinazione dei principi fondamentali, riservata alla legislazione dello Stato.

Spetta alle Regioni la potestà legislativa in riferimento ad ogni materia non espressamente riservata alla legislazione dello Stato.

Le Regioni e le Province autonome di Trento e di Bolzano, nelle materie di loro competenza, partecipano alle decisioni dirette alla formazione degli atti normativi comunitari e provvedono all’attuazione e all’esecuzione degli accordi internazionali e degli atti dell’Unione europea, nel rispetto delle norme di procedura stabilite da legge dello Stato, che disciplina le modalità di esercizio del potere sostitutivo in caso di inadempienza.

La potestà regolamentare spetta allo Stato nelle materie di legislazione esclusiva, salva delega alle Regioni. La potestà regolamentare spetta alle Regioni in ogni altra materia. I Comuni, le Province e le Città metropolitane hanno potestà regolamentare in ordine alla disciplina dell’organizzazione e dello svolgimento delle funzioni loro attribuite.

Le leggi regionali rimuovono ogni ostacolo che impedisce la piena parità degli uomini e delle donne nella vita sociale, culturale ed economica e promuovono la parità di accesso tra donne e uomini alle cariche elettive.

La legge regionale ratifica le intese della Regione con altre Regioni per il migliore esercizio delle proprie funzioni, anche con individuazione di organi comuni.

Nelle materie di sua competenza la Regione può concludere accordi con Stati e intese con enti territoriali interni ad altro Stato, nei casi e con le forme disciplinati da leggi dello Stato.

Art. 118  [6]

Le funzioni amministrative sono attribuite ai Comuni salvo che, per assicurarne l’esercizio unitario, siano conferite a Province, Città metropolitane, Regioni e Stato, sulla base dei principi di sussidiarietà, differenziazione ed adeguatezza.

I Comuni, le Province e le Città metropolitane sono titolari di funzioni amministrative proprie e di quelle conferite con legge statale o regionale, secondo le rispettive competenze.

La legge statale disciplina forme di coordinamento fra Stato e Regioni nelle materie di cui alle lettere b) e h) del secondo comma dell’articolo 117, e disciplina inoltre forme di intesa e coordinamento nella materia della tutela dei beni culturali.

Stato, Regioni, Città metropolitane, Province e Comuni favoriscono l’autonoma iniziativa dei cittadini, singoli e associati, per lo svolgimento di attività di interesse generale, sulla base del principio di sussidiarietà.

Art. 119  [7]

I Comuni, le Province, le Città metropolitane e le Regioni hanno autonomia finanziaria di entrata e di spesa.

I Comuni, le Province, le Città metropolitane e le Regioni hanno risorse autonome. Stabiliscono e applicano tributi ed entrate propri, in armonia con la Costituzione e secondo i principi di coordinamento della finanza pubblica e del sistema tributario. Dispongono di compartecipazioni al gettito di tributi erariali riferibile al loro territorio.

La legge dello Stato istituisce un fondo perequativo, senza vincoli di destinazione, per i territori con minore capacità fiscale per abitante.

Le risorse derivanti dalle fonti di cui ai commi precedenti consentono ai Comuni, alle Province, alle Città metropolitane e alle Regioni di finanziare integralmente le funzioni pubbliche loro attribuite.

Per promuovere lo sviluppo economico, la coesione e la solidarietà sociale, per rimuovere gli squilibri economici e sociali, per favorire l’effettivo esercizio dei diritti della persona, o per provvedere a scopi diversi dal normale esercizio delle loro funzioni, lo Stato destina risorse aggiuntive ed effettua interventi speciali in favore di determinati Comuni, Province, Città metropolitane e Regioni.

I Comuni, le Province, le Città metropolitane e le Regioni hanno un proprio patrimonio, attribuito secondo i principi generali determinati dalla legge dello Stato.

Possono ricorrere all’indebitamento solo per finanziare spese di investimento. E’ esclusa ogni garanzia dello Stato sui prestiti dagli stessi contratti.

Art. 120  [8] 

La Regione non può istituire dazi di importazione o esportazione o transito tra le Regioni, nè adottare provvedimenti che ostacolino in qualsiasi modo la libera circolazione delle persone e delle cose tra le Regioni, nè limitare l’esercizio del diritto al lavoro in qualunque parte del territorio nazionale.

Il Governo può sostituirsi a organi delle Regioni, delle Città metropolitane, delle Province e dei Comuni nel caso di mancato rispetto di norme e trattati internazionali o della normativa comunitaria oppure di pericolo grave per l’incolumità e la sicurezza pubblica, ovvero quando lo richiedono la tutela dell’unità giuridica o dell’unità economica e in particolare la tutela dei livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali, prescindendo dai confini territoriali dei governi locali.

La legge definisce le procedure atte a garantire che i poteri sostitutivi siano esercitati nel rispetto del principio di sussidiarietà e del principio di leale collaborazione.

Art. 121  [9]

Sono organi della Regione: il Consiglio regionale, la Giunta e il suo presidente.

Il Consiglio regionale esercita le potestà legislative attribuite alla Regione e le altre funzioni conferitegli dalla Costituzione e dalle leggi. Può fare proposte di legge alle Camere.

La Giunta regionale è l’organo esecutivo delle Regioni.

Il Presidente della Giunta rappresenta la Regione; dirige la politica della Giunta e ne è responsabile; promulga le leggi ed emana i regolamenti regionali; dirige le funzioni amministrative delegate dallo Stato alla Regione, conformandosi alle istruzioni del Governo della Repubblica.

Art. 122  [10]

Il sistema di elezione e i casi di ineleggibilità e di incompatibilità del Presidente e degli altri componenti della Giunta regionale nonché dei consiglieri regionali sono disciplinati con legge della Regione nei limiti dei princìpi fondamentali stabiliti con legge della Repubblica, che stabilisce anche la durata degli organi elettivi.

Nessuno può appartenere contemporaneamente a un Consiglio o a una Giunta regionale e ad una delle Camere del Parlamento, ad un altro Consiglio o ad altra Giunta regionale, ovvero al Parlamento europeo.

Il Consiglio elegge tra i suoi componenti un Presidente e un ufficio di presidenza.

I consiglieri regionali non possono essere chiamati a rispondere delle opinioni espresse e dei voti dati nell’esercizio delle loro funzioni.

Il Presidente della Giunta regionale, salvo che lo statuto regionale disponga diversamente, è eletto a suffragio universale e diretto. Il Presidente eletto nomina e revoca i componenti della Giunta.

Art. 123  [11]

Ciascuna Regione ha uno statuto che, in armonia con la Costituzione, ne determina la forma di governo e i principi fondamentali di organizzazione e funzionamento.

Lo statuto regola l’esercizio del diritto di iniziativa e del referendum su leggi e provvedimenti amministrativi della Regione e la pubblicazione delle leggi e dei regolamenti regionali.

Lo statuto è approvato e modificato dal Consiglio regionale con legge approvata a maggioranza assoluta dei suoi componenti, con due deliberazioni successive adottate ad intervallo non minore di due mesi.

Per tale legge non è richiesta l’apposizione del visto da parte del Commissario del Governo.

Il Governo della Repubblica può promuovere la questione di legittimità costituzionale sugli statuti regionali dinanzi alla Corte costituzionale entro trenta giorni dalla loro pubblicazione.

Lo statuto è sottoposto a referendum popolare qualora entro tre mesi dalla sua pubblicazione ne faccia richiesta un cinquantesimo degli elettori della Regione o un quinto dei componenti il Consiglio regionale. Lo statuto sottoposto a referendum non è promulgato se non è approvato dalla maggioranza dei voti validi.

In ogni Regione, lo statuto disciplina il Consiglio delle autonomie locali, quale organo di consultazione fra la Regione e gli enti locali.

Art. 124

(abrogato)  [12]

Art. 125 [13]

Nella Regione sono istituiti organi di giustizia amministrativa di primo grado, secondo l’ordinamento stabilito da legge della Repubblica. Possono istituirsi sezioni con sede diversa dal capoluogo della Regione.

Art. 126  [14]

Con decreto motivato del Presidente della Repubblica sono disposti lo scioglimento del Consiglio regionale e la rimozione del Presidente della Giunta che abbiano compiuto atti contrari alla Costituzione o gravi violazioni di legge.

Lo scioglimento e la rimozione possono altresì essere disposti per ragioni di sicurezza nazionale.

Il decreto è adottato sentita una Commissione di deputati e senatori costituita, per le questioni regionali, nei modi stabiliti con legge della Repubblica.

Il Consiglio regionale può esprimere la sfiducia nei confronti del Presidente della Giunta mediante mozione motivata, sottoscritta da almeno un quinto dei suoi componenti e approvata per appello nominale a maggioranza assoluta dei componenti. La mozione non può essere messa in discussione prima di tre giorni dalla presentazione.

L’approvazione della mozione di sfiducia nei confronti del Presidente della Giunta eletto a suffragio universale e diretto, nonché la rimozione, l’impedimento permanente, la morte o le dimissioni volontarie dello stesso comportano le dimissioni della Giunta e lo scioglimento del Consiglio.
In ogni caso i medesimi effetti conseguono alle dimissioni contestuali della maggioranza dei componenti il Consiglio.

Art. 127  [15]

Il Governo, quando ritenga che una legge regionale ecceda la competenza della Regione, può promuovere la questione di legittimità costituzionale dinanzi alla Corte costituzionale entro sessanta giorni dalla sua pubblicazione.

La Regione, quando ritenga che una legge o un atto avente valore di legge dello Stato o di un’altra Regione leda la sua sfera di competenza, può promuovere la questione di legittimità costituzionale dinanzi alla Corte costituzionale entro sessanta giorni dalla pubblicazione della legge o dell’atto avente valore di legge.

Art. 128

(abrogato)  [16]

Art. 129

(abrogato)  [17]

Art. 130

(abrogato) [18]

Art. 131  [19]

Sono costituite le seguenti Regioni:

  • Piemonte;
  • Valle d’Aosta;
  • Lombardia;
  • Trentino-Alto Adige;
  • Veneto;
  • Friuli-Venezia Giulia;
  • Liguria;
  • Emilia-Romagna;
  • Toscana;
  • Umbria;
  • Marche;
  • Lazio;
  • Abruzzi;
  • Molise;
  • Campania;
  • Puglia;
  • Basilicata;
  • Calabria;
  • Sicilia;
  • Sardegna.

Art. 132  [20]

Si può, con legge costituzionale, sentiti i Consigli regionali, disporre la fusione di Regioni esistenti o la creazione di nuove Regioni con un minimo di un milione di abitanti, quando ne facciano richiesta tanti Consigli comunali che rappresentino almeno un terzo delle popolazioni interessate, e la proposta sia approvata con referendum dalla maggioranza delle popolazioni stesse.

Si può, con l’approvazione della maggioranza delle popolazioni della Provincia o delle Province interessate e del Comune o dei Comuni interessati espressa mediante referendum e con legge della Repubblica, sentiti i Consigli regionali, consentire che Provincie e Comuni, che ne facciano richiesta, siano staccati da una Regione e aggregati ad un’altra.

Art. 133.

Il mutamento delle circoscrizioni provinciali e la istituzione di nuove Province nell’ambito di una Regione sono stabiliti con leggi della Repubblica, su iniziative dei Comuni, sentita la stessa Regione.

La Regione, sentite le popolazioni interessate, può con sue leggi istituire nel proprio territorio nuovi comuni e modificare le loro circoscrizioni e denominazioni.


Note:

[1] (Nota al Titolo V). 
Questo titolo è stato modificato dalla legge costituzionale 18 ottobre 2001, n. 3 (Modifiche al titolo V della parte seconda della Costituzione), in G.U. 24 ottobre 2001, n. 248. Di seguito, vengono riportate le disposizioni incise dalle modifiche e, in nota, i testi previgenti. Di tale legge si riproducono qui anche le disposizioni finali contenute negli artt. 10 e 11. 
«Art. 10. 
1. Sino all’adeguamento dei rispettivi statuti, le disposizioni della presente legge costituzionale si applicano anche alle Regioni a statuto speciale ed alle province autonome di Trento e di Bolzano per le parti in cui prevedono forme di autonomia più ampie rispetto a quelle già attribuite». 
«Art. 11. 
1. Sino alla revisione delle norme del titolo I delta parte seconda della Costituzione, i regolamenti della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica possono prevedere la partecipazione di rappresentanti delle Regioni, delle Province autonome e degli enti locali alla Commissione parlamentare per le questioni regionali. 
2. Quando un progetto di legge riguardante le materie di cui al terzo comma dell’articolo 117 e all’articolo 119 della Costituzione contenga disposizioni sulle quali la Commissione parlamentare per le questioni regionali, integrata ai sensi del comma 1, abbia espresso parere contrario o parere favorevole condizionato all’introduzione di modificazioni specificamente formulate, e la Commissione che ha svolto l’esame in sede referente non vi si sia adeguata, sulle corrispondenti parti del progetto di legge l’Assemblea delibera a maggioranza assoluta dei suoi componenti».

[2] (Nota all’art. 114). 
Articolo risultante dalla sostituzione del precedente testo operata con l’art. 1 della legge costituzionale 18 ottobre 2001, n. 3 (G.U. 24 ottobre 2001, n. 248). 
Il testo originario era il seguente: Art. 114 «La Repubblica si riparte in Regioni, Province e Comuni».

[3] (Nota all’art. 115). 
Con l’art. 9, comma 2, della legge costituzionale n. 3 del 2001, supra cit. Il testo abrogato così recitava: Art. 115 “Le Regioni sono costituite in enti autonomi con propri poteri e funzioni secondo i principi fissati nella Costituzione».

[4] (Nota all’art. 116). 
Articolo risultante dalla sostituzione del precedente testo operata con l’art. 2 della legge cost. n. 3 del 2001, supra cit. 
Il testo originario era il seguente: Art. 116 «Alla Sicilia, alla Sardegna, al Trentino-Alto Adige, al Friuli-Venezia Giulia e alla Valle d’Aosta sono attribuite forme e condizioni particolari di autonomia, secondo statuti speciali adottati con leggi costituzionali». 
V. inoltre legge cost. 26 febbraio 1948, n. 2 (per lo Statuto siciliano), Legge cost. 26 febbraio 1948, n. 3 (per lo Statuto della Sardegna), legge cost. 26 febbraio 1948, n. 4 (per lo Statuto della Valle d’Aosta), legge cost. 26 febbraio 1948, n. 5 e d.P.R. 31 agosto 1972, n. 670 (per lo Statuto del Trentino-Alto Adige), legge cost. 31 gennaio 1963, n. 1 (per lo Statuto del Friuli-Venezia Giulia). V., anche, legge cost. 9 maggio 1986, n. 1, concernente modifica dell’art. 16 dello Statuto della Sardegna (G.U. 15 maggio 1986, n. 111), legge cost. 12 aprile 1989, n. 3, recante modifiche ed integrazioni alla legge cost. 23 febbraio 1972, n. 1, concernente la durata in carica dell’Assemblea regionale siciliana e dei consigli regionali delle regioni a statuto speciale (G.U. 14 aprile 1989, n. 87), nonché legge cost. 23 settembre 1993, n. 2, recante modifiche e integrazioni agli statuti speciali per la Valle d’Aosta, per la Sardegna, per il Friuli-Venezia Giulia e per il Trentino-Alto Adige (G.U. 25 settembre 1993, n. 226).

[5] (Nota all’art. 117). 
Articolo risultante dalla sostituzione del precedente testo operata con l’art. 3 della legge cost. n. 3 del 2001, supra cit. 
Il testo originario era il seguente:«Art. 117 La Regione emana per le seguenti materie norme legislative nei limiti dei principi fondamentali stabiliti dalle leggi dello Stato, sempreché le norme stesse non siano in contrasto con l’interesse nazionale e con quello di altre Regioni: 
ordinamento degli uffici e degli enti amministrativi dipendenti dalla Regione; 
circoscrizioni comunali; 
polizia locale urbana e rurale; 
fiere e mercati; 
beneficenza pubblica ed assistenza sanitaria ed ospedaliere; 
istruzione artigiana e professionale e assistenza scolastica; 
musei e biblioteche di enti locali; 
urbanistica; 
turismo ed industria alberghiera; 
tranvie e linee automobilistiche di interesse regionale; 
viabilità, acquedotti e lavori pubblici di interesse regionale; 
navigazione e porti lacuali; 
acque minerali e termali; 
cave e torbiere; 
caccia; 
pesca nelle acque interne; 
agricoltura e foreste; 
artigianato;
altre materie indicate da leggi costituzionali. 
Le leggi della Repubblica possono demandare alla Regione il potere di emanare norme per la loro attuazione». 

[6] (Nota all’art. 118). 
Articolo risultante dalla sostituzione del precedente testo operata con l’art. 4 della legge cost. n. 3 del 2001, supra cit. 
Il testo originario era il seguente: «Art. 118 Spettano alla Regione le funzioni amministrative per le materie elencate nel precedente articolo, salvo quelle di interesse esclusivamente locale, che possono essere attribuite dalle leggi della Repubblica alle Provincie, ai Comuni o ad altri enti locali. 
Lo Stato può con legge delegare alla Regione l’esercizio di altre funzioni amministrative. 
La Regione esercita normalmente le sue funzioni amministrative delegandole alle Provincie, ai Comuni o ad altri enti locali, o valendosi dei loro uffici»

[7] (Nota all’art. 119). 
Articolo risultante dalla sostituzione del precedente testo operata con l’art. 5 della legge cost. n. 3 del 2001, supra cit. 
Il testo originario era il seguente: Art. 119 «Le Regioni hanno autonomia finanziaria nelle forme e nei limiti stabiliti da leggi della Repubblica, che la coordinano con la finanza dello Stato, delle Provincie e dei Comuni. 
Alle Regioni sono attribuiti tributi propri e quote di tributi erariali, in relazione ai bisogni delle Regioni per le spese necessarie ad adempiere le loro funzioni normali. 
Per provvedere a scopi determinati, e particolarmente per valorizzare il Mezzogiorno e le Isole, lo Stato assegna per legge a singole Regioni contributi speciali. 
La Regione ha un proprio demanio e patrimonio, secondo le modalità stabilite con legge della Repubblica».

[8] (Nota alt’art. 120). 
Articolo risultante dalla sostituzione del precedente testo operata con l’art. 6 della legge cost. n. 3 del 2001, supra cìt. 
Il testo originario era il seguente: Art. 120 «La Regione non può istituire dazi d’importazione o esportazione o transito fra le Regioni. 
Non può adottare provvedimenti che ostacolino in qualsiasi modo la libera circolazione delle persone e delle cose fra le Regioni. 
Non può limitare il diritto dei cittadini di esercitare in qualunque parte del territorio nazionale la loro professione, impiego o lavoro».

[9] (Nota ali’art. 121). 
Articolo così modificato, nel secondo e quarto comma, con la legge cost. 22 novembre 1999, n. 1 (C.U. 22 dicembre 1999, n. 299). 
Il precedente testo recitava: «Art. 121 “Sono organi della Regione: II Consiglio regionale, la Giunta e il suo presidente.  Il Consiglio regionale esercita le potestà legislative e regolamentari attribuite alla Regione e le altre funzioni conferitegli dalla Costituzione e dalle leggi. Può fare proposte di legge alle Camere. 
La Giunta regionale è l’organo esecutivo delle Regioni. 
Il Presidente della Giunta rappresenta la Regione; promulga le leggi ed i regolamenti regionali; dirige le funzioni amministrative delegate dallo Stato alla Regione, conformandosi alle istruzioni del Governo centrale».

[10] (Nota all’art. 122). 
Articolo risultante dalla sostituzione operata con l’art. 2 della legge costituzionale 22 novembre 1999, n. 1 (C.U. 22 dicembre 1999, n. 299). 
All’art. 5, recante “disposizioni transitorie», la stessa legge costituzionale ha così disposto: 
«1. Fino alla data di entrata in vigore dei nuovi statuti regionali e delle nuove leggi elettorali ai sensi del primo comma dell’articolo 122 della Costituzione, come sostituito dall’articolo 2 della presente Legge costituzionale, l’elezione del Presidente della Giunta regionale è contestuale al rinnovo dei rispettivi Consigli regionali e si effettua con le modalità previste dalle disposizioni dì legge ordinaria vigenti in materia di elezione dei Consigli regionali. Sono candidati alla Presidenza della Giunta regionale i capilista delle liste regionali. È proclamato eletto Presidente della Giunta regionale il candidato che ha conseguito il maggior numero di voti validi in ambito regionale. Il Presidente della Giunta regionale fa parte del Consiglio regionale. È eletto alla carica di consigliere il candidato alla carica di Presidente della Giunta regionale che ha conseguito un numero di voti validi immediatamente inferiore a quello del candidato proclamato eletto Presidente. L’Ufficio centrale regionale riserva, a tal fine, l’ultimo dei seggi eventualmente spettanti alle liste circoscrizionali collegate con il capolista della lista regionale proclamato alla carica di consigliere, nell’ipotesi prevista al numero 3) del tredicesimo comma dell’articolo 15 della legge 17 febbraio 1968, n.108, introdotto dal comma 2 dell’articolo 3 della legge 23 febbraio 1995, n. 43; o, altrimenti, il seggio attribuito con il resto o con la cifra elettorale minore, tra quelli delle stesse liste, in sede di collegio unico regionale per la ripartizione dei seggi circoscrizionali residui. Qualora tutti i seggi spettanti alle Uste collegate siano stati assegnati con quoziente intero in sede circoscrizionale, l’Ufficio centrale regionale procede all’attribuzione di un seggio aggiuntivo, del quale si deve tenere conto per la determinazione della conseguente quota percentuale di seggi spettanti alle liste di maggioranza in seno al Consiglio regionale. 
2. Fino alla data di entrata in vigore dei nuovi statuti regionali si osservano le seguenti disposizioni: 
a) entro dieci giorni dalla proclamazione, il Presidente della Giunta regionale nomina i componenti della Giunta, fra i quali un Vicepresidente, e può successivamente revocarli; 
b) nel caso in cui il Consiglio regionale approvi a maggioranza assoluta una mozione motivata di sfiducia nei confronti del Presidente della Giunta regionale, presentata da almeno un quinto dei suoi componenti e messa in discussione non prima di tre giorni dalla presentazione, entro tre mesi si procede all’indizione di nuove elezioni del Consiglio e del Presidente della Giunta. Si procede parimenti a nuove elezioni del Consìglio e del Presidente della Giunta in caso di dimissioni volontarie, impedimento permanente o morte del Presidente». 
Nella formulazione originaria, l’art. 122 così recitava:
Art. 122. 
“Il sistema d’eiezione, il numero e i casi di ineleggibilità e di incompatibilità dei consiglieri regionali sono stabiliti con legge della Repubblica. 
Nessuno può appartenere contemporaneamente a un Consiglio regionale e ad una dette Camere del Parlamento o ad un altro Consìglio regionale. 
Il Consiglio elegge nel suo seno un presidente e un ufficio di presidenza per i propri lavori. 
I consiglieri regionali non possono essere chiamati a rispondere delie opinioni espresse e dei voti dati nell’esercizio delle loro funzioni. 
II Presidente ed i membri della Giunta sono eletti dal Consiglio regionale tra i suoi componenti».

[11] (Nota alt’art. 123). 
Articolo risultante dalla sostituzione del precedente testo operata dall’art. 3 della legge cost. 22 novembre 1999, n. 1 (G.U. 22 dicembre 1999, n. 299) e dall’aggiunta dell’ultimo comma disposta con l’art. 7 della legge cost. n. 3 del 2001, supra cit. 
Nella precedente formulazione, l’articolo 123 recitava: 
«Art. 123 Ogni Regione ha uno statuto il quale, in armonia con la Costituzione e con le leggi della Repubblica, stabilisce le norme relative all’organizzazione interna delta Regione. Lo statuto regola l’esercizio del diritto di iniziativa e del referendum su leggi e provvedimenti amministrativi della Regione e la pubblicazione delle leggi e dei regolamenti regionali. 
Lo statuto è deliberato dal Consiglio regionale a maggioranza assoluta dei suoi componenti, ed è approvato con legge delta Repubblica». 
Ai sensi dello stesso articolo, secondo comma, gli statuti regionali sono stati approvati con leggi della Repubblica del 22 maggio 1971 (nn. 338, 339, 340, 341, 342, 343, 344, 345, 346, 347, 348, 349, 350), del 22 luglio 1971 (n. 480) e del 28 luglio 1971 (n. 519) (pubblicate in G.U. 14 giugno 1971, n. 148, suppl.; 28 luglio 1971, n. 190, suppl.; 3 agosto 1971, n. 195) e, successivamente, modificati con leggi 9 novembre 1990, n. 336 (G.U. 21 novembre 1990, n. 272, suppl. ord.), 31 maggio 1991, n. 180 (G.U. 18 giugno 1991, n. 141), 23 gennaio 1992, n. 44 (G.U. 1 febbraio 1992, n. 26, suppl. ord.). 

[12] (Nota all’art. 124). 
Con l’art. 9, comma 2, della Legge cost. n. 3 del 2001, supra cit. Il testo abrogato così disponeva:«Art. 124 Un commissario dei Governo, residente nei capotuogo della Regione, sopraintende alle funzioni amministrative esercitate dallo Stato e le coordina con quelle esercitate dalla Regione».

[13] (Nota all’art. 125). 
Il primo comma dell’art. 125 è stato abrogato con l’art. 9, comma 2, della legge cost. n. 3 del 2001, supra cit. 
Il comma abrogato era il seguente: «Art. 125 II controllo di legittimità sugli atti amministrativi della Regione è esercitato, in forma decentrata, da un organo dello Stato, nei modi e nei limiti stabiliti da leggi della Repubblica. La legge può in determinati casi ammettere il controllo di merito, al solo effetto di promuovere, con richiesta motivata, il riesame della deliberazione da parte del Consiglio regionale».

[14] (Nota all’art. 126). 
Articolo risultante dalla sostituzione del testo originario operata con l’art. 4 della legge costituzionale 22 novembre 1999, n. 1 (C.U. 22 dicembre 1999, n. 299). 
Nella formulazione originaria, l’art. 126 così recitava: Art. 126 «II Consiglio regionale può essere sciolto, quando compia atti centrari alla Costituzione o gravi violazioni di legge, o non corrisponda all’invito del Governo di sostituire la Giunta o il Presidente, che abbiano compiuto analoghi atti o violazioni. 
Può essere sciolto quando, per dimissioni o per impossibilità di formare una maggioranza, non sia in grado di funzionare. 
Può essere altresì sciolto per ragioni di sicurezza nazionale. 
Lo scioglimento è disposto con decreto motivato del Presidente delta Repubblica, sentita una Commissione di deputati e senatori costituita, per le questioni regionali, nei modi stabiliti con legge della Repubblica. 
Col decreto di scioglimento è nominata una Commissione di tre cittadini eleggibili ai Consiglio regionale, che indice le elezioni entro tre mesi e provvede all’ordinaria amministrazione di competenza della Giunta e agli atti improrogabili, da sottoporre alla ratifica del nuovo Consiglio».

[15] (Nota all’art. 127). 
Articolo risultante dalla sostituzione operata con l’art. 8 della legge cost. n. 3 del 2001, supra cit. Il testo dell’articolo nella formulazione originaria era il seguente:
«Art. 127 Ogni legge approvata dal Consiglio regionale è comunicata al Commissario che, salvo il caso di opposizione da parte del Governo, deve vistarla nel termine di trenta giorni dalla comunicazione. 
La legge è promulgata nei dieci giorni dalla apposizione del visto ed entra in vigore non prima di quindici giorni dalla sua pubblicazione. Se una legge è dichiarata urgente dal Consiglio regionale, e il Governo della Repubblica lo consente, la promulgazione e l’entrata in vigore non sono subordinate ai termini indicati. 
Il Governo della Repubblica, quando ritenga che una legge approvata dal Consiglio regionale ecceda la competenza della Regione o contrasti con gli interessi nazionali o con quelli di altre Regioni, la rinvia al Consiglio regionale nel termine fissato per l’apposizione del visto. 
Ove il Consiglio regionale la approvi di nuovo a maggioranza assoluta dei suoi componenti, il Governo della Repubblica può, nei quindici giorni dalla comunicazione, promuovere la questione di legittimità davanti alia Corte costituzionale, o quella di merito per contrasto dì interessi davanti alle Camere. In caso di dubbio, la Corte decide di chi sia la competenza».

[16] (Nota all’art. 128). 
Con l’art. 9, comma 2, della legge cost. n. 3 del 2001, supra cit. Il testo dell’articolo abrogato era il seguente: «Art. 128 Le Provincie e i Comuni sono enti autonomi nell’ambito dei principi fissati da leggi generali della Repubblica, che ne determinano le funzioni».

[17] (Nota all’art. 129). 
Con l’art. 9, comma 2, della legge cost. n. 3 del 2001, supra cit. Il testo dell’articolo abrogato era il seguente: «Art. 129 Le Provincie e i Comuni sono anche circoscrizioni di decentramento statale e regionale. Le circoscrizioni provinciali possono essere suddivise in circondari con funzioni esclusivamente amministrative per un ulteriore decentramento».

[18] (Nota all’art. 130). 
Con l’art. 9, comma 2, della legge cost. n. 3 del 2001, supra cit. Il testo dell’articolo abrogato era il seguente: «Art. 130 Un organo della Regione, costituito nei modi stabiliti da legge della Repubblica, esercita, anche in forma decentrata, il controllo di legittimità sugli atti delle Provincie, dei Comuni e degli altri enti locali. 
In casi determinati dalla legge può essere esercitato il controllo di merito, nella forma di richiesta motivata agli enti deliberanti di riesaminare la loro deliberazione».

[19] (Nota all’art. 131). 
Articolo così modificato con l’art. 1 della legge cost. 27 dicembre 1963, n. 3, che ha istituito la Regione Molise. Cfr. art. 57 e XI delle disposizioni transitorie e finali. 
Nella formulazione originaria, l’art. 131 sotto la dizione «Abruzzi e Molise» individuava un’unica regione.

[20] (Nota all’art. 132). 
Il secondo comma di questo articolo è stato così modificato dall’alt. 9, comma 1, della legge cost. n. 3 del 2001, supra cit. 
Nella formulazione originaria esso così recitava: «Art. 132 Si può, con referendum e con legge della Repubblica, sentiti i Consigli regionali, consentire che Provincie e Comuni, che ne facciano richiesta, siano staccati da una Regione ed aggregati ad un’altra». 
Per la disciplina dei referendum previsti in questo articolo, v. Titolo III della legge 25 maggio 1970, n. 352. 

Governo Italiano Presidenza del Consiglio dei Ministri

Parte II Ordinamento della Repubblica Titolo IV (Artt. 101-113)

Titolo IV – La Magistratura

Sezione I
Ordinamento giurisdizionale

Art. 101.

La giustizia è amministrata in nome del popolo.

I giudici sono soggetti soltanto alla legge.

Art. 102.

La funzione giurisdizionale è esercitata da magistrati ordinari istituiti e regolati dalle norme sull’ordinamento giudiziario.

Non possono essere istituiti giudici straordinari o giudici speciali. Possono soltanto istituirsi presso gli organi giudiziari ordinari sezioni specializzate per determinate materie, anche con la partecipazione di cittadini idonei estranei alla magistratura.

La legge regola i casi e le forme della partecipazione diretta del popolo all’amministrazione della giustizia.

Art. 103.

Il Consiglio di Stato e gli altri organi di giustizia amministrativa hanno giurisdizione per la tutela nei confronti della pubblica amministrazione degli interessi legittimi e, in particolari materie indicate dalla legge, anche dei diritti soggettivi.

La Corte dei conti ha giurisdizione nelle materie di contabilità pubblica e nelle altre specificate dalla legge.

I tribunali militari in tempo di guerra hanno la giurisdizione stabilita dalla legge. In tempo di pace hanno giurisdizione soltanto per i reati militari commessi da appartenenti alle Forze armate.

Art. 104.

La magistratura costituisce un ordine autonomo e indipendente da ogni altro potere.

Il Consiglio superiore della magistratura è presieduto dal Presidente della Repubblica.

Ne fanno parte di diritto il primo presidente e il procuratore generale della Corte di cassazione.

Gli altri componenti sono eletti per due terzi da tutti i magistrati ordinari tra gli appartenenti alle varie categorie, e per un terzo dal Parlamento in seduta comune tra professori ordinari di università in materie giuridiche ed avvocati dopo quindici anni di esercizio.

Il Consiglio elegge un vice presidente fra i componenti designati dal Parlamento.

I membri elettivi del Consiglio durano in carica quattro anni e non sono immediatamente rieleggibili.

Non possono, finché sono in carica, essere iscritti negli albi professionali, né far parte del Parlamento o di un Consiglio regionale.

Art. 105.

Spettano al Consiglio superiore della magistratura, secondo le norme dell’ordinamento giudiziario, le assunzioni, le assegnazioni ed i trasferimenti, le promozioni e i provvedimenti disciplinari nei riguardi dei magistrati.

Art. 106.

Le nomine dei magistrati hanno luogo per concorso.

La legge sull’ordinamento giudiziario può ammettere la nomina, anche elettiva, di magistrati onorari per tutte le funzioni attribuite a giudici singoli.

Su designazione del Consiglio superiore della magistratura possono essere chiamati all’ufficio di consiglieri di cassazione, per meriti insigni, professori ordinari di università in materie giuridiche e avvocati che abbiano quindici anni d’esercizio e siano iscritti negli albi speciali per le giurisdizioni superiori.

Art. 107.

I magistrati sono inamovibili. Non possono essere dispensati o sospesi dal servizio né destinati ad altre sedi o funzioni se non in seguito a decisione del Consiglio superiore della magistratura, adottata o per i motivi e con le garanzie di difesa stabilite dall’ordinamento giudiziario o con il loro consenso.

Il Ministro della giustizia ha facoltà di promuovere l’azione disciplinare.

I magistrati si distinguono fra loro soltanto per diversità di funzioni.

Il pubblico ministero gode delle garanzie stabilite nei suoi riguardi dalle norme sull’ordinamento giudiziario.

Art. 108.

Le norme sull’ordinamento giudiziario e su ogni magistratura sono stabilite con legge.

La legge assicura l’indipendenza dei giudici delle giurisdizioni speciali, del pubblico ministero presso di esse, e degli estranei che partecipano all’amministrazione della giustizia.

Art. 109.

L’autorità giudiziaria dispone direttamente della polizia giudiziaria.

Art. 110.

Ferme le competenze del Consiglio superiore della magistratura, spettano al Ministro della giustizia l’organizzazione e il funzionamento dei servizi relativi alla giustizia.

 

Sezione II
Norme sulla giurisdizione

Art. 111.[1]

La giurisdizione si attua mediante il giusto processo regolato dalla legge.

Ogni processo si svolge nel contraddittorio tra le parti, in condizioni di parità, davanti a giudice terzo e imparziale. La legge ne assicura la ragionevole durata.

Nel processo penale, la legge assicura che la persona accusata di un reato sia, nel più breve tempo possibile, informata riservatamente della natura e dei motivi dell’accusa elevata a suo carico; disponga del tempo e delle condizioni necessari per preparare la sua difesa; abbia la facoltà, davanti al giudice, di interrogare o di far interrogare le persone che rendono dichiarazioni a suo carico, di ottenere la convocazione e l’interrogatorio di persone a sua difesa nelle stesse condizioni dell’accusa e l’acquisizione di ogni altro mezzo di prova a suo favore; sia assistita da un interprete se non comprende o non parla la lingua impiegata nel processo.

Il processo penale è regolato dal principio del contraddittorio nella formazione della prova. La colpevolezza dell’imputato non può essere provata sulla base di dichiarazioni rese da chi, per libera scelta, si è sempre volontariamente sottratto all’interrogatorio da parte dell’imputato o del suo difensore.

La legge regola i casi in cui la formazione della prova non ha luogo in contraddittorio per consenso dell’imputato o per accertata impossibilità di natura oggettiva o per effetto di provata condotta illecita.

Tutti i provvedimenti giurisdizionali devono essere motivati.

Contro le sentenze e contro i provvedimenti sulla libertà personale, pronunciati dagli organi giurisdizionali ordinari o speciali, è sempre ammesso ricorso in Cassazione per violazione di legge.

Si può derogare a tale norma soltanto per le sentenze dei tribunali militari in tempo di guerra.

Contro le decisioni del Consiglio di Stato e della Corte dei conti il ricorso in Cassazione è ammesso per i soli motivi inerenti alla giurisdizione.

Art. 112.

Il pubblico ministero ha l’obbligo di esercitare l’azione penale.

Art. 113

Contro gli atti della pubblica amministrazione è sempre ammessa la tutela giurisdizionale dei diritti e degli interessi legittimi dinanzi agli organi di giurisdizione ordinaria o amministrativa.

Tale tutela giurisdizionale non può essere esclusa o limitata a particolari mezzi di impugnazione o per determinate categorie di atti.

La legge determina quali organi di giurisdizione possono annullare gli atti della pubblica amministrazione nei casi e con gli effetti previsti dalla legge stessa.


Note:

[1] (Nota all’art. 111).
I primi cinque commi sono stati introdotti con l’art. 1 della legge costituzionale 23 novembre 1999, n. 2 (G.U. 23 dicembre 1999, n. 300). 
All’art. 2, la stessa legge costituzionale così dispone: «1. La legge regola l’applicazione dei principi contenuti nella presente legge costituzionale ai procedimenti penali in corso alla data della sua entrata in vigore». 

 

 

Governo Italiano Presidenza del Consiglio dei Ministri

Parte II Ordinamento della Repubblica Titolo III (Artt. 92-100)

Titolo III – Il Governo

Sezione I
Il Consiglio dei Ministri

Art. 92.

Il Governo della Repubblica è composto del Presidente del Consiglio e dei ministri, che costituiscono insieme il Consiglio dei ministri.

Il Presidente della Repubblica nomina il Presidente del Consiglio dei ministri e, su proposta di questo, i ministri.

Art. 93.

Il Presidente del Consiglio dei ministri e i ministri, prima di assumere le funzioni, prestano giuramento nelle mani del Presidente della Repubblica.

Art. 94.

Il Governo deve avere la fiducia delle due Camere.

Ciascuna Camera accorda o revoca la fiducia mediante mozione motivata e votata per appello nominale.

Entro dieci giorni dalla sua formazione il Governo si presenta alle Camere per ottenerne la fiducia.

Il voto contrario di una o d’entrambe le Camere su una proposta del Governo non importa obbligo di dimissioni.

La mozione di sfiducia deve essere firmata da almeno un decimo dei componenti della Camera e non può essere messa in discussione prima di tre giorni dalla sua presentazione.

Art. 95.

Il Presidente del Consiglio dei ministri dirige la politica generale del Governo e ne è responsabile. Mantiene l’unità di indirizzo politico ed amministrativo, promuovendo e coordinando l’attività dei ministri.

I ministri sono responsabili collegialmente degli atti del Consiglio dei ministri, e individualmente degli atti dei loro dicasteri.

La legge provvede all’ordinamento della Presidenza del Consiglio e determina il numero, le attribuzioni e l’organizzazione dei ministeri.

Art. 96. [1]

Il Presidente del Consiglio dei ministri ed i ministri, anche se cessati dalla carica, sono sottoposti, per i reati commessi nell’esercizio delle loro funzioni, alla giurisdizione ordinaria, previa autorizzazione del Senato della Repubblica o della Camera dei deputati, secondo le norme stabilite con legge costituzionale.

Sezione II
La Pubblica Amministrazione

Art. 97.

(Testo applicabile fino all’esercizio finanziario relativo
all’anno 2013)

I pubblici uffici sono organizzati secondo disposizioni di legge, in modo che siano assicurati il buon andamento e l’imparzialità dell’amministrazione.

Nell’ordinamento degli uffici sono determinate le sfere di competenza, le attribuzioni e le responsabilità proprie dei funzionari.

Agli impieghi nelle pubbliche amministrazioni si accede mediante concorso, salvo i casi stabiliti dalla legge.

(Testo applicabile a decorrere dall’esercizio finanziario relativo all’anno 2014)

Le pubbliche amministrazioni, in coerenza con l’ordinamento dell’Unione europea, assicurano l’equilibrio dei bilanci e la sostenibilità del debito pubblico.

I pubblici uffici sono organizzati secondo disposizioni di legge, in modo che siano assicurati il buon andamento e l’imparzialità dell’amministrazione.

Nell’ordinamento degli uffici sono determinate le sfere di competenza, le attribuzioni e le responsabilità proprie dei funzionari.

Agli impieghi nelle pubbliche amministrazioni si accede mediante concorso, salvo i casi stabiliti dalla legge.

Art. 98.

I pubblici impiegati sono al servizio esclusivo della Nazione.

Se sono membri del Parlamento, non possono conseguire promozioni se non per anzianità.

Si possono con legge stabilire limitazioni al diritto d’iscriversi ai partiti politici per i magistrati, i militari di carriera in servizio attivo, i funzionari ed agenti di polizia, i rappresentanti diplomatici e consolari all’estero.

Sezione III
Gli organi ausiliari

Art. 99.

Il Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro è composto, nei modi stabiliti dalla legge, di esperti e di rappresentanti delle categorie produttive, in misura che tenga conto della loro importanza numerica e qualitativa.

È organo di consulenza delle Camere e del Governo per le materie e secondo le funzioni che gli sono attribuite dalla legge.

Ha l’iniziativa legislativa e può contribuire alla elaborazione della legislazione economica e sociale secondo i principi ed entro i limiti stabiliti dalla legge.

Art. 100.

Il Consiglio di Stato è organo di consulenza giuridico-amministrativa e di tutela della giustizia nell’amministrazione.

La Corte dei conti esercita il controllo preventivo di legittimità sugli atti del Governo, e anche quello successivo sulla gestione del bilancio dello Stato. Partecipa, nei casi e nelle forme stabiliti dalla legge, al controllo sulla gestione finanziaria degli enti a cui lo Stato contribuisce in via ordinaria. Riferisce direttamente alle Camere sul risultato del riscontro eseguito.

La legge assicura l’indipendenza dei due Istituti e dei loro componenti di fronte al Governo.


Note:

[1] (Nota all’art. 96).
Articolo così sostituito dall’art. 1 della legge costituzionale 16 gennaio 1989, n. 1. V., altresì, legge 5 giugno 1989, n. 219. Il testo originario dell’articolo disponeva: «Art. 96 II Presidente del Consiglio dei ministri e i ministri sono posti in stato d’accusa dal Parlamento in seduta comune per reati commessi nell’esercizio delle loro funzioni».

 

 

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