L’articolo 70 dell’altro referendum

Della serie: Scopri le differenze

Come promesso, pubblichiamo  – in calce – l’articolo 14 della precedente Legge di revisione costituzionale, quella del 2005, che non superò l’esame del referendum costituzionale.

Anche perché Jim Messina, che ha curato la campagna elettorale per la rielezione di Obama, nei giorni scorsi si è riunito con lo stato maggiore del premier per dettare le linee guida:”Bisogna spiegare agli italiani che sarà un momento storico per il futuro del Paese”!

Vediamo intanto nel passato come era stata la proposta di revisione dell’articolo 70 della nostra Costituzione, confrontando il testo di quella legge di revisione con questa.

Il legislatore berlusconiano del 2005 come intendeva cambiare la “funzione legislativa”?

Circa l’aspetto sovrastrutturale del linguaggio, il testo del 2005 in luogo di 9 parole, ne introduceva 717; quello ora sottoposto al referendum costituzionale le “riduce” a 439: cambia poco, per l’uno e per l’altro vale il commento di Carofiglio (vedi La Funzione Legislativa (1))”La farraginosità, l’oscurità, la bruttezza stilistica delle norme sono collegate alla ristrettezza culturale ed alla chiusura ideologica, nonché al tentativo di mascherare l’una e l’altra. Al contrario, la limpidezza e l’essenzialità corrispondono a valori condivisi e collettivamente recepiti”.

Sotto l’aspetto strutturale del diritto, la scarsa cultura giuridica dei vecchi estensori dell’articolo 14 del 2005 è pari a quella degli attuali revisionisti dell’articolo 10 del 2016, essendo ad entrambi sconosciuto il principio di generalità ed astrattezza come caratteri essenziali della norma La Funzione Legislativa (2). L’articolo 70 della Costituzione è una norma di questo tipo, che conferisce poteri, senza specificare le circostanze che ne condizionano l’esercizio. L’articolo 14 della Legge di REVISIONE Costituzionale non possedeva gli anzidetti requisiti di generalità ed astrattezza, era una norma priva dei caratteri essenziali; l’articolo 10 degli attuali revisionisti ora sottoposto a referendum costituzionale idem. Tant’è che conseguentemente giocoforza entrambe le revisioni moltiplicano a dismisura i procedimenti legislativi  (alla faccia della semplificazione). Il vigente articolo 70 prevede per l’esercizio della funzione legislativa ordinaria un unico iter (espresso con limpida efficacia da 1 comma di 9 parole); l’articolo 10 della Legge di Revisione 2016 vorrebbe sostituirlo con la creazione di “circa” 10 iter legislativi differenziati (espressi da 1o comma di n parole, di difficile lettura ed ancor più oscura interpretazione); l’articolo 14 del 2005 si “limitava” forse a 7. Ed anche “la genialità” della norma di chiusura del VI comma dell’art. 10 (“I Presidenti delle Camere decidono, d’intesa tra loro, le eventuali questioni di competenza, sollevate secondo le norme dei rispettivi regolamenti“) è una necessità, assurda, ereditata dalla medesima impostazione della moltiplicazione dei procedimenti legislativi, che adottò il revisionista del 2005 (cfr. testo sottolineato art. 14, in calce).

Per l’aspetto meta-strutturale della propaganda, ci limitiamo a riportare dal seguente sito http://www.mauriziolupi.it/chi-ha-votato-no-referendum-per-cambiare costituzione/#.V5ekZpBoaK1 :”Tutti mi dicono che non abbiamo fatto nulla contro la casta e per ridurre i costi della politica. Mi arrabbio perchè so che il Governo Berlusconi ha riformato la Costituzione ma gli italiani hanno bocciato la riduzione dei parlamentari con il referendum costituzionale del 2006. Ecco cosa è success0: LA NOSTRA RIFORMA DELLA COSTITUZIONE Premesso che sicuramente avremmo potuto fare di più e meglio, i risultati della nostra azione di governo sono tanti e non vanno dimenticati. Anche per la riduzione della “casta” e per il taglio ai costi della politica, bisogna assolutamente ricordarci che il governo Berlusconi aveva riformato la Costituzione italiana per:

Rendere il nostro sistema legislativo più efficiente, riducendo il numero dei parlamentari e riformando un bicameralismo paritario che si è dimostrato eccessivamente lento e macchinoso.

 

Eh, sì. Ha proprio ragione Salvatore Settis:”Questo è il Paese (con la “p” sempre meno maiuscola) dove l’improvvisazione la vince sull’analisi, l’approsimazione sulla competenza, la “narrazione” sui fatti (cfr. S.Settis, “Costituzione”, pag. 150, 2016).

 

Art. 14.
(Formazione delle leggi)
1. L’articolo 70 della Costituzione e’ sostituito dal seguente:
“Art. 70. – La Camera dei deputati esamina i disegni di legge
concernenti le materie di cui all’articolo 117, secondo comma, fatto salvo quanto previsto dal terzo comma del presente articolo. Dopo l’approvazione da parte della Camera, a tali disegni di legge il Senato federale della Repubblica, entro trenta giorni, puo’ proporre modifiche, sulle quali la Camera decide in via definitiva. I termini sono ridotti alla meta’ per i disegni di legge di conversione dei decreti-legge. Il Senato federale della Repubblica esamina i disegni di legge concernenti la determinazione dei principi fondamentali nelle materie di cui all’articolo 117, terzo comma, fatto salvo quanto previsto dal terzo comma del presente articolo. Dopo l’approvazione da parte del Senato, a tali disegni di legge la Camera dei deputati, entro trenta giorni, puo’ proporre modifiche, sulle quali il Senato decide in via definitiva. I termini sono ridotti alla meta’ per i disegni di legge di conversione dei decreti-legge.

La funzione legislativa dello Stato e’ esercitata collettivamente
dalle due Camere per l’esame dei disegni di legge concernenti le
materie di cui all’articolo 117, secondo comma, lettere m) e p), e
119, l’esercizio delle funzioni di cui all’articolo 120, secondo
comma, il sistema di elezione della Camera dei deputati e per il
Senato federale della Repubblica, nonche’ nei casi in cui la
Costituzione rinvia espressamente alla legge dello Stato o alla legge della Repubblica, di cui agli articoli 117, commi quinto e nono, 118, commi secondo e quinto, 122, primo comma, 125, 132, secondo comma, e 133, secondo comma. Se un disegno di legge non e’ approvato dalle due Camere nel medesimo testo i Presidenti delle due Camere possono convocare, d’intesa tra di loro, una commissione, composta da trenta deputati e da trenta senatori, secondo il criterio di proporzionalità rispetto alla composizione delle due Camere, incaricata di proporre un testo unificato da sottoporre al voto finale delle due Assemblee. I Presidenti delle Camere stabiliscono i termini per l’elaborazione del testo e per le votazioni delle due Assemblee.

Qualora il Governo ritenga che proprie modifiche a un disegno di
legge, sottoposto all’esame del Senato federale della Repubblica ai sensi del secondo comma, siano essenziali per l’attuazione del suo programma approvato dalla Camera dei deputati, ovvero per la tutela delle finalita’ di cui all’articolo 120, secondo comma, il Presidente della Repubblica, verificati i presupposti costituzionali, puo’ autorizzare ii Primo ministro ad esporne le motivazioni al Senato, che decide entro trenta giorni. Se tali modifiche non sono accolte dal Senato, il disegno di legge e’ trasmesso alla Camera che decide in via definitiva a maggioranza assoluta dei suoi componenti sulle modifiche proposte.
L’autorizzazione da parte del Presidente della Repubblica di cui
al quarto comma puo’ avere ad oggetto esclusivamente le modifiche proposte dal Governo ed approvate dalla Camera dei deputati ai sensi del secondo periodo del secondo comma.
I Presidenti del Senato federale della Repubblica e della Camera
dei deputati, d’intesa tra di loro, decidono le eventuali questioni
di competenza tra le due Camere, sollevate secondo le norme dei
rispettivi regolamenti, in ordine all’esercizio della funzione
legislativa.
I Presidenti possono deferire la decisione ad un

comitato paritetico, composto da quattro deputati e da quattro
senatori, designati dai rispettivi Presidenti. La decisione dei
Presidenti o del comitato non e’ sindacabile in alcuna sede. I
Presidenti delle Camere, d’intesa tra di loro, su proposta del
comitato, stabiliscono sulla base di norme previste dai rispettivi
regolamenti i criteri generali secondo i quali un disegno di legge
non puo’ contenere disposizioni relative a materie per cui si
dovrebbero applicare procedimenti diversi”.

La Funzione Legislativa (3)

Slogan: fabulae & frottole

Concludiamo l’analisi dell’articolo 10 della Legge di Revisione (in calce a La Funzione Legislativa (1)) che ambisce a sostituire integralmente l’articolo 70 della Costituzione. Ricordiamo che siamo nella sezione relativa alla Formazione delle Leggi (Titolo: Parlamento), che inizia proprio con l’articolo 70; oggetto: la Funzione legislativa.

Dopo aver esaminato l’aspetto sovrastrutturale del linguaggio, e quello strutturale del diritto, completiamo il trittico soffermandoci sull’aspetto meta-strutturale della propaganda; meno importante degli altri due, ma pur sempre da non sottovalutare.

Soprattutto in presenza di una campagna referendaria che si nutre tanto di slogan, poco di merito: oligarchica (o keynesiana”i discorsi intellettuali e le nozioni scientifiche passano sulla testa della vasta massa dì elettori, più o meno analfabeti“, vedi Perché questo blog), salvo poi strapparsi le vesti di dosso, ad urne referendarie chiuse, se il popolo-bue non ha abboccato (do you remember Brexit? Brexit: i rischi del referendum).

Il motto di questo blog è invece: conoscere per decidere; il suo modesto scopo è quello di coniugare il richiesto intervento popolare di Noi cittadini con l’acquisizione di maggiori elementi di conoscenza, per decidere.

Ma perché questo lavoro lo deve fare un semplice Cittadino, anziché, non dico i giornali, ma almeno la RAI; semplice, perché il Popolo, CUI APPARTIENE LA SOVRANITÀ – se lo trapanino in testa tutte le élite Elites – più ricerca ed acquisisce elementi di conoscenza e più andrà a votare al referendum di revisione costituzionale esprimendo un No convinto.

Non ci credete? Lasciamo gli slogan, andiamo nel merito, leggiamo, pensiamo. E allora: la semplificazione legislativa è uno degli slogan più gettonati da parte dei sostenitori della revisione costituzionale 2016 [ma, anche di quelli del 2005], riguarda con tutta evidenza proprio quest’articolo, de te fabula narratur. Vediamo un po’, il vigente articolo 70 prevede per l’esercizio della funzione legislativa ordinaria un unico iter (espresso con limpida efficacia da 1 comma di 9 parole); l’articolo 10 della Legge di Revisione vorrebbe sostituirlo con la creazione di “circa” 10 iter legislativi differenziati (espressi da 1o comma di n parole di difficile lettura ed ancor più oscura interpretazione) [“circa”, poiché non tutti gli osservatori concordano sul numero …..].

La ristrettezza culturale, la manomissione delle parole, la bruttezza stilistica, è già stata evidenziata “ictu oculi” col primo intervento su La Funzione Legislativa (1) (per favore, leggetevi solo la prima frase dell’art. 70 revisionato e ditemi se non avete avuto bisogno delle bombole d’ossigeno prima di arrivare al sospirato punto!); altrettanto “a colpo d’occhio”risulta chiaro ed evidente che spacciare per semplificazione legislativa la sostituzione del attuale unico iter legislativo con ben 10 “circa” diversi percorsi legislativi è una fabula, anzi no una frottola, di cui non è necessario essere laureati in giurisprudenza per rendersene conto (ed anche perché pure a costoro la semplice lettura dell’articolo risulta assai ostica).

Ed ancora (questa forse è meno”ictu oculi“,”a colpo d’occhio”); se esce poi fuori, per caso, una materia non incasellabile nel letto di Procuste dei circa 10 iter costruiti a priori dal nostro illuminato legislatore revisionista, che faranno, come semplificano? E qui chiudiamo il cerchio, tornando al concetto di norma generale ed astratta, visto col secondo intervento su La Funzione Legislativa (2); geniaccio di legislatore revisionista: 1 iter è generale, astratto, copre tutto, sicuro; 10 iter è particolare, specifico, ma Tu sei così sicuro che hai previsto tutto, perché se scendi nel particolare li devi prevedere proprio tutti gli iter – e come fai? – altrimenti sei solo presuntuoso.

Altro slogan dei revisionisti odierni [che ricopiano quelli del 2005]: il superamento del bicameralismo, questa battuta non riguarda solo l’articolo 70, ma da esso parte; quindi è bene farci i conti da subito. Ve lo ricordate il primo comma, anzi la prima frase, dell’art. 70 revisionato, che per leggerlo tutto ed arrivare alla fine occorrono le bombole. Bene, quel I°comma così lungo e farraginoso, indica tutti casi in cui la funzione legislativa continua ad esser esercitata dalle due Camere; la rilevata lunghezza del I°comma sta lì ad indicarci che i casi non sono pochi [quantità]; il fatto che sia proprio il comma primo ci dice quello è il procedimento “ordinario”, gli altri “circa”9 sono pertanto residuali (cfr. incipit II°comma: “le altre leggi …”) [relazione]; la circostanza che il procedimento dettato dal I°comma preveda le leggi di revisione costituzionale e le altre leggi costituzionali ci informa infine che quello è il procedimento “fondamentale”[qualità]. Insomma, signori legislatori revisionisti, ma di che superamento del bicameralismo state parlando, pensate proprio che non sappiamo neppure leggere? Questa del superamento del bicameralismo è un’altra frottola, sotto 3 aspetti: quantitativo, relazionale e qualitativo!

Basta. Non ne posso più delle frottole. Mi fermo qui. Un altro “economista” scrisse una volta “presuppongo naturalmente lettori che vogliano imparare qualcosa di nuovo e che quindi vogliano anche pensare da sé”.
Appunto, (se) ci penso, voto No.

 

P.S. 1

Dopo il fallimento del referendum Brexit, gli apprendisti stregoni che lo proposero starnazzarono contro il Popolo, sostenendo che materie così complesse non fossero alla portata di Costui e non dovessero dunque essere sottoposte al Suo vaglio, of course. In attesa che le élite ci forniscano i test (magari tipo INVALSI?) con cui, prima di entrare nella cabina elettorale, sarà valutato il Popolo – elettorato attivo – sarà opportuno che l’elettorato passivo, quanto meno a livello parlamentare, dia il buon esempio applicando  da subito lo stesso principio. Anche perché se sbaglia a votare un Cittadino, vale uno; se sbaglia il parlamentare legislatore fa un danno che si ripercuote su tutti i Cittadini. Quindi a maggiori responsabilità dell’elettorato passivo corrisponderà l’applicazione dello stesso principio invocato per l’elettorato attivo, ma in modo più rigoroso; alziamo l’asticella. Ovvero: per poter procedere alla legiferazione in materia costituzionale, il buon legislatore mi deve dimostrare (senza test INVALSI -ti piace vincere facile – ma col libretto universitario alla mano) di aver superato almeno gli esami di diritto pubblico e di diritto costituzionale, così, per par condicio, altrimenti non puoi votare.

P.S. 2

La Carta fu l’esito di una lunga incubazione che cominciò sotto il fascismo e crebbe in consapevolezza e urgenza con la guerra e la Resistenza (vedi articolo Calamandrei e la Costituzione). In quella stagione veramente costituente, grande e vivace era l’attenzione per la pubblica opinione: nei governi Parri e De Gasperi, il MINISTERO per la COSTITUENTE, affidato a Nenni, promosse via radio e stampa un’intensa campagna di ALFABETIZZAZIONE COSTITUZIONALE indirizzata a tutto il Popolo italiano. In un paese senza televisione, la discussione su questi temi nelle piazze, sui giornali, creò uno spazio pubblico del discorso che influì profondamente sui lavori dell’aula parlamentare“(cfr. S.SETTIS, Costituzione!, pag. 120, 2016) [vedi articolo Costituzione, come nacque]; che dire, Io non ero ancora nato, allora, ma mi sarebbe piaciuto vivere in quell’epoca, perché ho l’impressione che sarei stato RISPETTATO come CITTADINO (e mi sarei risparmiato la fatica di scrivere questo blog, anche di domenica pomeriggio), i Parri, De Gasperi e Nenni di ora (ammesso che sia lontanamente possibile raffrontarli politicamente), invece, non hanno la minima considerazione di me, in quanto Cittadino, perché pensano che sia solo un deficiente da imbonire con tre o quattro slogan (manco fatti bene).

La Funzione Legislativa (2)

L’incultura giuridica

Riprendiamo l’analisi dell’articolo 10 della Legge di Revisione (in calce nel precedente articolo La Funzione Legislativa (1)) cui piacerebbe sostituire integralmente l’articolo 70 della Costituzione. Siamo nella sezione relativa alla Formazione delle Leggi (Titolo: Parlamento), che inizia con l’articolo 70; oggetto: la Funzione legislativa.

Nel precedente articolo abbiamo esaminato l’aspetto sovrastrutturale del linguaggio, qui mettiamo sotto la lente l’aspetto strutturale del diritto, nel prossimo articolo passeremo infine all’aspetto meta-strutturale della propaganda.

Tranquilli, non serve una lente ad alto fattore d’ingrandimento per cogliere la scarsa cultura giuridica degli estensori di questo articolo: il focus sarà la norma.

Ad uno studente di Giurisprudenza iscritto al I°anno viene insegnato che: “la norma deve essere rivolta ad una pluralità di destinatari e deve prevedere un’ipotesi astratta che detti una regola valevole per una serie indefinita di casi concreti riconducibili entro l’ipotesi prevista” (cfr. C.M.Bianca, “La norma giuridica, I soggetti”, pag. 13, 1978), tradotto: generalità ed astrattezza come caratteri essenziali della norma.

L’articolo 70 della Costituzione è difatti una norma di questo tipo, che conferisce poteri, senza specificare le circostanze che ne condizionano l’esercizio.

L’articolo 10 della Legge di REVISIONE Costituzionale non possiede invece gli anzidetti requisiti di generalità ed astrattezza, è una norma priva dei caratteri essenziali. Perché?

Lo studente di prima, non più matricola e giunto al II°anno accademico, dovrà affrontare l’esame di Diritto Costituzionale, ma starà già un pezzo avanti alla maggioranza dei parlamentari che hanno varato la Legge di REVISIONE, perché, dopo aver appreso il suddetto principio di generalità ed astrattezza (oscuro a costoro), gli spiegheranno la differenza tra norma e precetto.

“Riflettendo sullo schema elementare della norma, esso viene per solito tradotto nei termini ipotetici “se c’è A, ci deve essere B“, che ne implica dunque la generalità nell’ordine temporale, essendovi la conseguenza doverosa ricollegata ad una astratta ipotesi. Invece, la norma singolare o “precetto” si risolve nel diverso schema “poiché c’è A, ci deve essere B“: dove la conseguenza doverosa vale appunto, a differenza che per le norme, limitatamente alla concreta situazione assunta come condizionante” (cfr. V.Crisafulli, “Lezioni di Diritto Costituzionale”, pag. 20, 1976).

Da una parte quindi, abbiamo una norma che soddisfa i requisiti di generalità ed astrattezza, caratteri “naturali” di tutte le norme e vieppiù di quelle costituenti il diritto oggettivo, l’Ordinamento; dall’altra, une serie di precetti, disciplinanti singoli casi.

Più una norma è generale ed astratta e più è “in grado di concretizzarsi nei singoli casi della esperienza reale, vale a dire che contiene potenzialmente in sé tutti gli infiniti precetti a questi di volta in volta applicabili” (cfr. sempre V.Crisafulli, “Lezioni di Diritto Costituzionale”, pag. 22, 1976); il percorso contrario non è possibile.

Questo punto è essenziale, anche se può sembrare a tutta prima una disquisizione tecnica “da addetti ai lavori”, perché invece allude ai principi superiori di libertà e giustizia. La norma generale ed astratta apre, rimettendo all’apprezzamento discrezionale del soggetto agente lo stabilire poi, nei singoli casi concreti, se si versi o non entro l’ambito della ipotesi: l’importante sarà – ecco affiorare la cultura giuridica – formulare bene l’ipotesi, in modo leggibile, piano, diretto e lineare [e non è un caso che tutti gli articoli della Costituzione furono concepiti ed articolati così – andateli a leggere, tutti, partendo da i Principi fondamentali (artt. 1-12) – non ne troverete uno scritto in modo diverso]; il precetto chiude, non concedendo alcuna discrezionalità, fissa e precostituisce dei binari, con un piccolo problema: quanti binari devo preordinare, tanti, non avendo una ipotesi generale ed astratta “a monte”, nella speranza poi che non si incrocino, perché qui non siamo in Ferrovia e non sono previsti gli scambi!

Questo il motivo della bulimia dei procedimenti legislativi creati con l’articolo 10 della Legge di Revisione (oggetto dell’analisi nel prossimo articolo); ma, se pur ciò già sia bastevole per “bocciare” lo studente che ha prodotto quest’articolo sul piano giuridico, il problema più serio, sul piano politico, è ancora un altro.

Precetti al posto di norme, cioè comandi in luogo di discrezionalità (ecco la questione della libertà e della giustizia) per i destinatari futuri di quell’articolo: oltre i cittadini, i parlamentari a venire.

Come dire: non mi fido di Te cittadino, soprattutto non mi fido di Te parlamentare (rectius: legislatore) e dunque Ti pre/scrivo il percorso che devi seguire.

Ecco perché all’inizio del precedente articolo scrivevo che la disamina di questo articolo restituisce da solo l’intera filosofia della legge di REVISIONE: Parlamento depotenziato, parlamentari imbrigliati (laddove non sia sufficiente la “nomina”), meri esecutori di una volontà decisa in altre sedi, extraparlamentare.

La “translatio imperii”, lucidamente descritta dalle parole di Canfora nell’articolo sulle èlites Elitessi impreziosisce con una perfetta opera di maquillage, trucco ….eh, si, è proprio una bella “riforma”!

 

 

 

 

La Funzione Legislativa (1)

La manomissione delle parole

Terzo appuntamento con la disamina degli articoli della Legge di REVISIONE Costituzionale; dopo aver analizzato gli articoli inerenti gli istituti di democrazia diretta [vedi L’iniziativa popolare e Il Referendum], restiamo nella sezione relativa alla Formazione delle Leggi (Titolo: Parlamento), che inizia con l’articolo 70; siamo, come ci anticipa la rubrica, nella Funzione legislativa.

L’Assemblea Costituente approvò quest’articolo nelle sedute del 14 e 23 ottobre 1947; la discussione sull’art. 70 determinò contrasti fra sostenitori e avversari della partecipazione del Capo dello Stato alla funzione legislativa talmente forti da indurre l’Assemblea a sospenderne l’esame, sino a che, con l’approvazione del successivo art. 74, la questione apparve superata e l’Assemblea approvò senza ulteriore discussione la formula del progetto, che vantava come relatore l’On. Mortati.

A differenza degli articoli relativi agli istituti di democrazia diretta, occorre ora rilevare come la precedente Legge di Revisione, pubblicata nella G.U. n. 269 del 18.11.2005, e sottoposta al secondo referendum costituzionale del 25 e 26 giugno 2006, si occupò, pesantemente, di questo aspetto … ci torneremo tra poco.

L’articolo 10 della Legge di Revisione (in calce) sostituisce integralmente l’articolo 70 della Costituzione. Come?

Premessa. Il commento di questo articolo è la pietra di paragone per riconoscere il valore dell’intero assetto della legge di revisione costituzionale, che sarà sottoposta a referendum. In un certo senso, la disamina della legge potrebbe anche terminare dopo l’attenta analisi di questo unico articolo, sotto l’aspetto sovrastrutturale del linguaggio, sotto l’aspetto strutturale del diritto, sotto l’aspetto meta-strutturale della propaganda: un concentrato, insomma. E’ per questo che il commento sarà suddiviso in più articoli.

Cominciamo dalla prima parte, quella sovrastrutturale, del linguaggio.

Intanto, invito i tre lettori che leggono a confrontare il testo vigente dell’art. 70 (nell’immagine testuale) con quello dell’art. 10 (in calce), che ambisce a sostituirlo. Senza entrare nel merito, oggetto del prossimo articolo, cosa emerge ictu oculi ? L’articolo originale è formato da 9 parole ed è composto da una frase, un rigo appena … Quello che apporta delle modifiche, in meglio, che se non si approva andiamo in recessione, che se no il premier se ne va, che altrimenti ci sarà nell’ordine: un terremoto, una tremenda inondazione e, mi voglio rovinare, pure un’invasione di cavallette, insomma quello che “riforma” (oh yeah!), lo riformula così tanto bene che impiega n parole (contatele Voi), un centinaio di righe, 10 frasi e (se conto bene, commi).

No comment, for me. Ho perso le parole, non servono. Le lascio a chi è più bravo di me, Gianrico Carofiglio.

Non pochi tra i vari tentativi di modifica della Costituzione sono stati dannosi, o semplicemente inutili, fin dall’aspetto primo e basilare: l’uso della lingua e delle parole. Un esempio per tutti: la riforma costituzionale votata dalla maggioranza di centrodestra ma per fortuna non approvata dal referendum del 25 giugno 2006. Essa interveniva su 55 articoli della Carta, fra i quali l’articolo 70. Tale norma recita semplicemente:”La funzione legislativa è esercitata collettivamente dalle due Camere”. Il testo modificato sostituiva a un rigo, 113 righi e, in luogo di 9 parole, ne introduceva 717. La farraginosità, l’oscurità, la bruttezza stilistica delle norme sono collegate alla ristrettezza culturale ed alla chiusura ideologica, nonché al tentativo di mascherare l’una e l’altra. AL contrario, la limpidezza e l’essenzialità corrispondono a valori condivisi e collettivamente recepiti“.

La Costituzione ancora vigente – prosegue Carofiglio – è nata da un travaglio storico e ideale, da una fusione di visioni politiche e culturali, dall’incontro di forze molto diverse fra loro, ma consapevoli del rischio connesso all’assenza di accordo sui valori fondanti“(cfr. G.Carofiglio, “La manomissione delle parole”, pagg. 140/1, 2010).

Qualcuno dirà, ma è stato scritto nel 2010, che c’entra con questa legge di revisione; quella era diversa, l’ha fatta Berlusconi; c’entra, c’entra, sia a livello sovrastrutturale, sia a livello strutturale, per linguaggio identico ed identiche finalità, unite ed accomunati dalla “ristrettezza culturale” e dalla “chiusura ideologica” denunciate da Carofiglio, nonché – mi permetto di aggiungere – dalla manifesta incultura giuridica (prossimo articolo).

Intanto, per chi fosse più realista del Re, ribadisco che il Testo della Legge di revisione costituzionale in parola si trova sulla G.U. n. 269 del 18.11.2005 e che l’articolo in esame era il 14; ma anticipo che l’intera Legge del 2005 sarà prossimamente pubblicata su questo blog, così ci divertiremo pure a scoprirne insieme le differenze.

 

Art. 10.

(Procedimento legislativo)

1. L’articolo 70 della Costituzione e’ sostituito dal seguente:
« Art. 70. – La funzione legislativa e’ esercitata collettivamente
dalle due Camere per le leggi di revisione della Costituzione e le
altre leggi costituzionali, e soltanto per le leggi di attuazione
delle disposizioni costituzionali concernenti la tutela delle
minoranze linguistiche, i referendum popolari, le altre forme di
consultazione di cui all’articolo 71, per le leggi che determinano
l’ordinamento, la legislazione elettorale, gli organi di governo, le
funzioni fondamentali dei Comuni e delle Citta’ metropolitane e le
disposizioni di principio sulle forme associative dei Comuni, per la
legge che stabilisce le norme generali, le forme e i termini della
partecipazione dell’Italia alla formazione e all’attuazione della
normativa e delle politiche dell’Unione europea, per quella che
determina i casi di ineleggibilita’ e di incompatibilita’ con
l’ufficio di senatore di cui all’articolo 65, primo comma, e per le
leggi di cui agli articoli 57, sesto comma, 80, secondo periodo, 114,
terzo comma, 116, terzo comma, 117, quinto e nono comma, 119, sesto
comma, 120, secondo comma, 122, primo comma, e 132, secondo comma. Le
stesse leggi, ciascuna con oggetto proprio, possono essere abrogate,
modificate o derogate solo in forma espressa e da leggi approvate a
norma del presente comma.
Le altre leggi sono approvate dalla Camera dei deputati.
Ogni disegno di legge approvato dalla Camera dei deputati e’
immediatamente trasmesso al Senato della Repubblica che, entro dieci
giorni, su richiesta di un terzo dei suoi componenti, puo’ disporre
di esaminarlo. Nei trenta giorni successivi il Senato della
Repubblica puo’ deliberare proposte di modificazione del testo, sulle
quali la Camera dei deputati si pronuncia in via definitiva. Qualora
il Senato della Repubblica non disponga di procedere all’esame o sia
inutilmente decorso il termine per deliberare, ovvero quando la
Camera dei deputati si sia pronunciata in via definitiva, la legge
puo’ essere promulgata.
L’esame del Senato della Repubblica per le leggi che danno
attuazione all’articolo 117, quarto comma, e’ disposto nel termine di
dieci giorni dalla data di trasmissione. Per i medesimi disegni di
legge, la Camera dei deputati puo’ non conformarsi alle modificazioni
proposte dal Senato della Repubblica a maggioranza assoluta dei suoi
componenti, solo pronunciandosi nella votazione finale a maggioranza
assoluta dei propri componenti.
I disegni di legge di cui all’articolo 81, quarto comma, approvati
dalla Camera dei deputati, sono esaminati dal Senato della
Repubblica, che puo’ deliberare proposte di modificazione entro
quindici giorni dalla data della trasmissione.
I Presidenti delle Camere decidono, d’intesa tra loro, le eventuali
questioni di competenza, sollevate secondo le norme dei rispettivi
regolamenti.
Il Senato della Repubblica puo’, secondo quanto previsto dal
proprio regolamento, svolgere attivita’ conoscitive, nonche’
formulare osservazioni su atti o documenti all’esame della Camera dei
deputati ».

Elites

La teoria delle èlites si è sviluppata in Italia, all’inizio del secolo scorso. La scuola degli “elitisti” annovera tra i suoi artefici Vilfredo Pareto, Roberto Michels, Gaetano Mosca. Quest’ultimo è quello più importante, per lo meno per ciò che interessa qui in relazione a due questioni: la divisione della società in minoranze dominanti e maggioranze dominate; il rapporto tra èlites dominanti e democrazia rappresentativa.

Secondo Mosca: “ogni Governo consiste in una minoranza organizzata che domina una maggioranza disorganizzata“; questo rapporto è – per tutti gli “elitisti” – il principio centrale, un fatto naturale ed inevitabile, e con esso l’esistenza e la persistenza duratura della minoranza organizzata: l’èlite! Al di là del giudizio conclusivo (“fatto naturale ed inevitabile”), la premessa che definisce il rapporto (minoranza/maggioranza) è una bella botta che squarcia il velo ipocrita con cui ancor oggi si è soliti coprire il reale utilizzo della democrazia rappresentativa.

Ed infatti, Mosca, a proposito di quest’ultima questione, sulla democrazia rappresentativa così si esprimeva: “sarebbe ingenuo credere che i regimi liberali si appoggino sul consenso esplicito della maggioranza numerica dei cittadini, perché nelle elezioni la lotta si svolge fra i diversi gruppi organizzati, che possiedono i mezzi capaci di influenzare la massa degli elettori disorganizzati, ai quali non resta che scegliere fra i pochissimi rappresentanti di questi gruppi” G.MOSCA, Elementi di Scienza Politica,1923.

Questo cento anni fa. Oggi le cose sono mutate. “Un tempo le èlites dominanti puntavano ad esercitare il loro dominio attraverso le istituzioni rappresentative: il Parlamento innanzitutto. Di pari passo con la diffusione del suffragio universale, si sono verificati due fenomeni: la nascita di partiti di massa moderati; il dislocarsi dei luoghi decisionali fuori del Parlamento …Le decisioni cruciali sulla politica economica promanano da organismi tecnici e del potere finanziario, mentre i parlamenti si accapigliano sulla fecondazione assistita …La progressiva e irreversibile translatio imperi verso sedi non elettive ma tecniche è fenomeno di tale centralità, che non può essere ulteriormente celato dietro la retorica della acclarata universalità del meccanismo elettivo-rappresentativo” L.CANFORA, Critica della retorica democratica, pagg. 67/8,2002.

Ed infine, “Un trasferimento del potere al di fuori delle sedi elettive che va ben oltre gli organismi sovranazionali politici o tecnici, come la Commissione Europea, la BCE, il FMI o la Banca Mondiale, giungendo fino ad organizzazioni del tutto informali ed espressione delle èlites del capitale cosmopolita, come il Gruppo Bilderberg o la Commissione Trilaterale” D.MORO, Club Bilderberg, pag. 51, 2013.

 

Il Testo della LEGGE di REVISIONE COSTITUZIONALE (Corte Costituzionale, transitorie e finali)

 

 

TESTO LEGGE COSTITUZIONALE Testo di legge costituzionale approvato in seconda votazione a maggioranza assoluta, ma inferiore ai due terzi dei membri di ciascuna Camera, recante: «Disposizioni per il superamento del bicameralismo paritario, la riduzione del numero dei parlamentari, il contenimento dei costi di funzionamento delle istituzioni, la soppressione del CNEL e la revisione del titolo V della parte II della Costituzione». (16A03075) (GU Serie Generale n.88 del 15-4-2016)

Avvertenza:

Il testo della legge costituzionale e’ stato approvato dal Senato
della Repubblica, in seconda votazione, con la maggioranza assoluta
dei suoi componenti, nella seduta del 20 gennaio 2016, e dalla Camera
dei deputati, in seconda votazione, con la maggioranza assoluta dei
suoi componenti, nella seduta del 12 aprile 2016.
Entro tre mesi dalla pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale del
testo seguente, un quinto dei membri di una Camera, o cinquecentomila
elettori, o cinque Consigli regionali possono domandare che si
proceda al referendum popolare.
Il presente comunicato e’ stato redatto ai sensi dell’art. 3 della
legge 25 maggio 1970, n. 352.

Art. 37.
(Elezione dei giudici della Corte costituzionale)

  1. All’articolo 135 della Costituzione sono apportate le seguenti
    modificazioni:
    a) il primo comma e’ sostituito dal seguente:
    « La Corte costituzionale e’ composta da quindici giudici, dei
    quali un terzo nominati dal Presidente della Repubblica, un terzo
    dalle supreme magistrature ordinaria ed amministrative, tre dalla
    Camera dei deputati e due dal Senato della Repubblica »;
    b) al settimo comma, la parola: « senatore » e’ sostituita dalla
    seguente: « deputato ».

Art. 38.
(Disposizioni consequenziali e di coordinamento)

  1. All’articolo 48, terzo comma, della Costituzione, le parole: «
    delle Camere » sono sostituite dalle seguenti: « della Camera dei
    deputati ».
  2. L’articolo 58 della Costituzione e’ abrogato.
  3. L’articolo 61 della Costituzione e’ sostituito dal seguente:
    « Art. 61. – L’elezione della nuova Camera dei deputati ha luogo
    entro settanta giorni dalla fine della precedente. La prima riunione
    ha luogo non oltre il ventesimo giorno dall’elezione.
    Finche’ non sia riunita la nuova Camera dei deputati sono prorogati
    i poteri della precedente ».
  4. All’articolo 62 della Costituzione, il terzo comma e’ abrogato.
  5. All’articolo 73, secondo comma, della Costituzione, le parole: «
    Se le Camere, ciascuna a maggioranza assoluta dei propri componenti,
    ne dichiarano » sono sostituite dalle seguenti: « Se la Camera dei
    deputati, a maggioranza assoluta dei suoi componenti, ne dichiara ».
  6. All’articolo 81 della Costituzione sono apportate le seguenti
    modificazioni:
    a) al secondo comma, le parole: « delle Camere » sono sostituite
    dalle seguenti: « della Camera dei deputati » e la parola: «
    rispettivi » e’ sostituita dalla seguente: « suoi »;
    b) al quarto comma, le parole: « Le Camere ogni anno approvano »
    sono sostituite dalle seguenti: « La Camera dei deputati ogni anno
    approva »;
    c) al sesto comma, le parole: « di ciascuna Camera, » sono
    sostituite dalle seguenti: « della Camera dei deputati, ».
  7. All’articolo 87 della Costituzione sono apportate le seguenti
    modificazioni:
    a) al terzo comma, le parole: « delle nuove Camere » sono
    sostituite dalle seguenti: « della nuova Camera dei deputati »;
    b) all’ottavo comma, le parole: « delle Camere » sono sostituite
    dalle seguenti: « della Camera dei deputati. Ratifica i trattati
    relativi all’appartenenza dell’Italia all’Unione europea, previa
    l’autorizzazione di entrambe le Camere »;
    c) al nono comma, le parole: « dalle Camere » sono sostituite dalle
    seguenti: « dalla Camera dei deputati ».
  8. La rubrica del titolo V della parte II della Costituzione e’
    sostituita dalla seguente: « Le Regioni, le Citta’ metropolitane e i
    Comuni ».
  9. All’articolo 120, secondo comma, della Costituzione, dopo le-
    parole: «, delle Province » sono inserite le seguenti: « autonome di
    Trento e di Bolzano ».
  10. All’articolo 121, secondo comma, della Costituzione, le parole:
    « alle Camere » sono sostituite dalle seguenti: « alla Camera dei
    deputati ».
  11. All’articolo 122, secondo comma, della Costituzione, le parole:
    « ad una delle Camere del Parlamento » sono sostituite dalle
    seguenti: « alla Camera dei deputati ».
  12. All’articolo 132, secondo comma, della Costituzione, le parole:
    « della Provincia o delle Province interessate e » sono soppresse e
    le parole: « Province e Comuni, » sono sostituite dalle seguenti: « i
    Comuni, ».
  13. All’articolo 133 della Costituzione, il primo comma e’
    abrogato.
  14. Il comma 2 dell’articolo 12 della legge costituzionale 11 marzo
    1953, n. 1, e successive modificazioni, e’ sostituito dal seguente:
    « 2. Il Comitato di cui al comma 1 e’ presieduto dal Presidente
    della Giunta della Camera dei deputati ».
  15. Alla legge costituzionale 16 gennaio 1989, n. 1, sono apportate
    le seguenti modificazioni:
    a) l’articolo 5 e’ sostituito dal seguente:
    « Art. 5. – 1. L’autorizzazione prevista dall’articolo 96 della
    Costituzione spetta alla Camera dei deputati, anche se il
    procedimento riguardi altresi’ soggetti che non sono membri della
    medesima Camera dei deputati »;
    b) le parole: « Camera competente ai sensi dell’articolo 5 » e «
    Camera competente », ovunque ricorrono, sono sostituite dalle
    seguenti: « Camera dei deputati ».
  16. All’articolo 3 della legge costituzionale 22 novembre 1967, n.
    2, al primo periodo, le parole: « da questo in seduta comune delle
    due Camere » sono sostituite dalle seguenti: « da ciascuna Camera » e
    le parole: « componenti l’Assemblea » sono sostituite dalle seguenti:
    « propri componenti »; al secondo periodo, le parole: « l’Assemblea »
    sono sostituite dalle seguenti: « di ciascuna Camera ».

Art. 39.
(Disposizioni transitorie)

  1. In sede di prima applicazione e sino alla data di entrata in
    vigore della legge di cui all’articolo 57, sesto comma, della
    Costituzione, come modificato dall’articolo 2 della presente legge
    costituzionale, per l’elezione del Senato della Repubblica, nei
    Consigli regionali e della Provincia autonoma di Trento, ogni
    consigliere puo’ votare per una sola lista di candidati, formata da
    consiglieri e da sindaci dei rispettivi territori. Al fine
    dell’assegnazione dei seggi a ciascuna lista di candidati si divide
    il numero dei voti espressi per il numero dei seggi attribuiti e si
    ottiene il quoziente elettorale. Si divide poi per tale quoziente il
    numero dei voti espressi in favore di ciascuna lista di candidati. I
    seggi sono assegnati a ciascuna lista di candidati in numero pari ai
    quozienti interi ottenuti, secondo l’ordine di presentazione nella
    lista dei candidati medesimi, e i seggi residui sono assegnati alle
    liste che hanno conseguito i maggiori resti; a parita’ di resti, il
    seggio e’ assegnato alla lista che non ha ottenuto seggi o, in
    mancanza, a quella che ha ottenuto il numero minore di seggi. Per la
    lista che ha ottenuto il maggior numero di voti, puo’ essere
    esercitata l’opzione per l’elezione del sindaco o, in alternativa, di
    un consigliere, nell’ambito dei seggi spettanti. In caso di
    cessazione di un senatore dalla carica di consigliere o di sindaco,
    e’ proclamato eletto rispettivamente il consigliere o sindaco primo
    tra i non eletti della stessa lista.
  2. Quando, in base all’ultimo censimento generale della
    popolazione, il numero di senatori spettanti a una Regione, ai sensi
    dell’articolo 57 della Costituzione, come modificato dall’articolo 2
    della presente legge costituzionale, e’ diverso da quello risultante
    in base al censimento precedente, il Consiglio regionale elegge i
    senatori nel numero corrispondente all’ultimo censimento, anche in
    deroga al primo comma del medesimo articolo 57 della Costituzione. Si
    applicano in ogni caso le disposizioni di cui al comma 1.
  3. Nella legislatura in corso alla data di entrata in vigore della
    presente legge costituzionale, sciolte entrambe le Camere, non si
    procede alla convocazione dei comizi elettorali per il rinnovo del
    Senato della Repubblica.
  4. Fino alla data di entrata in vigore della legge di cui
    all’articolo 57, sesto comma, della Costituzione, come modificato
    dall’articolo 2 della presente legge costituzionale, la prima
    costituzione del Senato della Repubblica ha luogo, in base alle
    disposizioni del presente articolo, entro dieci giorni dalla data
    della prima riunione della Camera dei deputati successiva alle
    elezioni svolte dopo la data di entrata in vigore della presente
    legge costituzionale. Qualora alla data di svolgimento delle elezioni
    della Camera dei deputati di cui al periodo precedente si svolgano
    anche elezioni di Consigli regionali o dei Consigli delle Province
    autonome di Trento e di Bolzano, i medesimi Consigli sono convocati
    in collegio elettorale entro tre giorni dal loro insediamento.
  5. I senatori eletti sono proclamati dal Presidente della Giunta
    regionale o provinciale.
  6. La legge di cui all’articolo 57, sesto comma, della
    Costituzione, come modificato dall’articolo 2 della presente legge
    costituzionale, e’ approvata entro sei mesi dalla data di svolgimento
    delle elezioni della Camera dei deputati di cui al comma 4.
  7. I senatori a vita in carica alla data di entrata in vigore della
    presente legge costituzionale permangono nella stessa carica, ad ogni
    effetto, quali membri del Senato della Repubblica.
  8. Le disposizioni dei regolamenti parlamentari vigenti alla data
    di entrata in vigore della presente legge costituzionale continuano
    ad applicarsi, in quanto compatibili, fino alla data di entrata in
    vigore delle loro modificazioni, adottate secondo i rispettivi
    ordinamenti dalla Camera dei deputati e dal Senato della Repubblica,
    conseguenti alla medesima legge costituzionale.
  9. Fino all’adeguamento del regolamento della Camera dei deputati a
    quanto previsto dall’articolo 72, settimo comma, della Costituzione,
    come modificato dall’articolo 12 della presente legge costituzionale,
    in ogni caso il differimento del termine previsto dal medesimo
    articolo non puo’ essere inferiore a dieci giorni.
  10. In sede di prima applicazione dell’articolo 135 della
    Costituzione, come modificato dall’articolo 37 della presente legge
    costituzionale, alla cessazione dalla carica dei giudici della Corte
    costituzionale nominati dal Parlamento in sedutacomune, le nuove
    nomine sono attribuite alternativamente, nell’ordine, alla Camera dei
    deputati e al Senato della Repubblica.
  11. In sede di prima applicazione, nella legislatura in corso alla
    data di entrata in vigore della presente legge costituzionale, su
    ricorso motivato presentato entro dieci giorni da tale data, o entro
    dieci giorni dalla data di entrata in vigore della legge di cui
    all’articolo 57, sesto comma, della Costituzione, come modificato
    dalla presente legge costituzionale, da almeno un quarto dei
    componenti della Camera dei deputati o un terzo dei componenti del
    Senato della Repubblica, le leggi promulgate nella medesima
    legislatura che disciplinano l’elezione dei membri della Camera dei
    deputati e del Senato della Repubblica possono essere sottoposte al
    giudizio di legittimita’ della Corte costituzionale. La Corte
    costituzionale si pronuncia entro il termine di trenta giorni. Anche
    ai fini di cui al presente comma, il termine di cui al comma 6
    decorre dalla data di entrata in vigore della presente legge
    costituzionale. Entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore
    della legge di cui all’articolo 57, sesto comma, della Costituzione,
    come modificato dalla presente legge costituzionale, le Regioni e le
    Province autonome di Trento e di Bolzano conformano le rispettive
    disposizioni legislative e regolamentari a quanto ivi stabilito.
  12. Le leggi delle Regioni adottate ai sensi dell’articolo 117,
    terzo e quarto comma, della Costituzione, nel testo vigente fino alla
    data di entrata in vigore della presente legge costituzionale,
    continuano ad applicarsi fino alla data di entrata in vigore delle
    leggi adottate ai sensi dell’articolo 117, secondo e terzo comma,
    della Costituzione, come modificato dall’articolo 31 della presente
    legge costituzionale.
  13. Le disposizioni di cui al capo IV della presente legge
    costituzionale non si applicano alle Regioni a statuto speciale e
    alle Province autonome di Trento e di Bolzano fino alla revisione dei
    rispettivi statuti sulla base di intese con le medesime Regioni e
    Province autonome. A decorrere dalla data di entrata in vigore della
    presente legge costituzionale, e sino alla revisione dei predetti
    statuti speciali, alle Regioni a statuto speciale e alle Province
    autonome si applicano le disposizioni di cui all’articolo 116, terzo
    comma, ad esclusione di quelle che si riferiscono alle materie di cui
    all’articolo 117, terzo comma, della Costituzione, nel testo vigente
    fino alla data di entrata in vigore della presente legge
    costituzionale e resta ferma la disciplina vigente prevista dai
    medesimi statuti e dalle relative norme di attuazione ai fini di
    quanto previsto dall’articolo 120 della Costituzione; a seguito della
    suddetta revisione, alle medesime Regioni a statuto speciale e
    Province autonome si applicano le disposizioni di cui all’articolo
    116, terzo comma, della Costituzione, come modificato dalla presente
    legge costituzionale.
  14. La Regione autonoma Valle d’Aosta/ Vallee d’Aoste esercita le
    funzioni provinciali gia’ attribuite alla data di entrata in vigore
    della presente legge costituzionale.

Art. 40.
(Disposizioni finali)

  1. Il Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro (CNEL) e’
    soppresso. Entro trenta giorni dalla data di entrata in vigore della
    presente legge costituzionale, il Presidente del Consiglio dei
    ministri, su proposta del Ministro per la semplificazione e la
    pubblica amministrazione, d’intesa con il Ministro dell’economia e
    delle finanze, nomina, con proprio decreto, un commissario
    straordinario cui e’ affidata la gestione provvisoria del CNEL, per
    le attivita’ relative al patrimonio, compreso quello immobiliare,
    nonche’ per la riallocazione delle risorse umane e strumentali presso
    la Corte dei conti e per gli altri adempimenti conseguenti alla
    soppressione. All’atto dell’insediamento del commissario
    straordinario decadono dall’incarico gli organi del CNEL e i suoi
    componenti per ogni funzione di istituto, compresa quella di
    rappresentanza.
  2. Non possono essere corrisposti rimborsi o analoghi trasferimenti
    monetari recanti oneri a carico della finanza pubblica in favore dei
    gruppi politici presenti nei Consigli regionali.
  3. Tenuto conto di quanto disposto dalla presente legge
    costituzionale, entro la legislatura in corso alla data della sua
    entrata in vigore, la Camera dei deputati e il Senato della
    Repubblica provvedono, secondo criteri di efficienza e
    razionalizzazione, all’integrazione funzionale delle amministrazioni
    parlamentari, mediante servizi comuni, impiego coordinato di risorse
    umane e strumentali e ogni altra forma di collaborazione. A tal fine
    e’ istituito il ruolo unico dei dipendenti del Parlamento, formato
    dal personale di ruolo delle due Camere, che adottano uno statuto
    unico del personale dipendente, nel quale sono raccolte e coordinate
    le disposizioni gia’ vigenti nei rispettivi ordinamenti e stabilite
    le procedure per le modificazioni successive da approvare in
    conformita’ ai principi di autonomia, imparzialita’ e accesso
    esclusivo e diretto con apposito concorso. Le Camere definiscono
    altresi’ di comune accordo le norme che regolano i contratti di
    lavoro alle dipendenze delle formazioni organizzate dei membri del
    Parlamento, previste dai regolamenti. Restano validi a ogni effetto i
    rapporti giuridici, attivi e passivi, instaurati anche con i terzi.
  4. Per gli enti di area vasta, tenuto conto anche delle aree
    montane, fatti salvi i profili ordinamentali generali relativi agli
    enti di area vasta definiti con legge dello Stato, le ulteriori
    disposizioni in materia sono adottate con legge regionale. Il
    mutamento delle circoscrizioni delle Citta’ metropolitane e’
    stabilito con legge della Repubblica, su iniziativa dei Comuni,
    sentita la Regione.
  5. Fermo restando quanto stabilito dall’articolo 59, primo comma,
    della Costituzione, i senatori di cui al medesimo articolo 59,
    secondo comma, come sostituito dall’articolo 3 della presente legge
    costituzionale, non possono eccedere, in ogni caso, il numero
    complessivo di cinque, tenuto conto della permanenza in carica dei
    senatori a vita gia’ nominati alla data di entrata in vigore della
    presente legge costituzionale. Lo stato e le prerogative dei senatori
    di diritto e a vita restano regolati secondo le disposizioni gia’
    vigenti alla data di entrata in vigore della presente legge
    costituzionale.
  6. I senatori della Provincia autonoma di Bolzano/Autonome Provinz
    Bozen sono eletti tenendo conto della consistenza dei gruppi
    linguistici in base all’ultimo censimento. In sede di prima
    applicazione ogni consigliere puo’ votare per due liste di candidati,
    formate ciascuna da consiglieri e da sindaci dei rispettivi
    territori.

Art. 41.
(Entrata in vigore)

  1. La presente legge costituzionale entra in vigore il giorno
    successivo a quello della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale
    successiva alla promulgazione. Le disposizioni della presente legge
    costituzionale si applicano a decorrere dalla legislatura successiva
    allo scioglimento di entrambe le Camere, salvo quelle previste dagli
    articoli 28, 35, 39, commi 3, 7 e 11, e 40, commi 1, 2, 3 e 4, che
    sono di immediata applicazione.

Parte II Ordinamento della Repubblica Titolo VI (Artt. 134-139)

Titolo VI – Garanzie costituzionali

Sezione I
La Corte Costituzionale

Art. 134.

La Corte costituzionale giudica: sulle controversie relative alla legittimità costituzionale delle leggi e degli atti, aventi forza di legge, dello Stato e delle Regioni;
sui conflitti di attribuzione tra i poteri dello Stato e su quelli tra lo Stato e le Regioni, e tra le Regioni;
sulle accuse promosse contro il Presidente della Repubblica, a norma della Costituzione.[1]

Art. 135. [2]

La Corte costituzionale è composta di quindici giudici nominati per un terzo dal Presidente della Repubblica, per un terzo dal Parlamento in seduta comune e per un terzo dalle supreme magistrature ordinaria ed amministrative.

I giudici della Corte costituzionale sono scelti tra i magistrati anche a riposo delle giurisdizioni superiori ordinaria ed amministrative, i professori ordinari di università in materie giuridiche e gli avvocati dopo venti anni d’esercizio.

I giudici della Corte costituzionale sono nominati per nove anni, decorrenti per ciascuno di essi dal giorno del giuramento, e non possono essere nuovamente nominati.

Alla scadenza del termine il giudice costituzionale cessa dalla carica e dall’esercizio delle funzioni.

La Corte elegge tra i suoi componenti, secondo le norme stabilite dalla legge, il Presidente, che rimane in carica per un triennio, ed è rieleggibile, fermi in ogni caso i termini di scadenza dall’ufficio di giudice.

L’ufficio di giudice della Corte è incompatibile con quello di membro del Parlamento, di un Consiglio regionale, con l’esercizio della professione di avvocato e con ogni carica ed ufficio indicati dalla legge.

Nei giudizi d’accusa contro il Presidente della Repubblica, intervengono, oltre i giudici ordinari della Corte, sedici membri tratti a sorte da un elenco di cittadini aventi i requisiti per l’eleggibilità a senatore, che il Parlamento compila ogni nove anni mediante elezione con le stesse modalità stabilite per la nomina dei giudici ordinari.

Art. 136.

Quando la Corte dichiara l’illegittimità costituzionale di una norma di legge o di atto avente forza di legge, la norma cessa di avere efficacia dal giorno successivo alla pubblicazione della decisione.

La decisione della Corte è pubblicata e comunicata alle Camere ed ai Consigli regionali interessati, affinché, ove lo ritengano necessario, provvedano nelle forme costituzionali.

Art. 137.

Una legge costituzionale stabilisce le condizioni, le forme, i termini di proponibilità dei giudizi di legittimità costituzionale, e le garanzie d’indipendenza dei giudici della Corte.[45]

Con legge ordinaria sono stabilite le altre norme necessarie per la costituzione e il funzionamento della Corte.[3]

Contro le decisioni della Corte costituzionale non è ammessa alcuna impugnazione.

Sezione II
Revisione della Costituzione
Leggi costituzionali

Art. 138.

Le leggi di revisione della Costituzione e le altre leggi costituzionali sono adottate da ciascuna Camera con due successive deliberazioni ad intervallo non minore di tre mesi, e sono approvate a maggioranza assoluta dei componenti di ciascuna Camera nella seconda votazione.

Le leggi stesse sono sottoposte a referendum popolare quando, entro tre mesi dalla loro pubblicazione, ne facciano domanda un quinto dei membri di una Camera o cinquecentomila elettori o cinque Consigli regionali.

La legge sottoposta a referendum non è promulgata, se non è approvata dalla maggioranza dei voti validi.

Non si fa luogo a referendum se la legge è stata approvata nella seconda votazione da ciascuna delle Camere a maggioranza di due terzi dei suoi componenti.[4]

Art. 139.

La forma repubblicana non può essere oggetto di revisione costituzionale.


Note:

[1] (Nota all’art. 134).
L’ultimo capoverso è stato così modificato con l’art. 2 della legge cost. 16 gennaio 1989, n. 1. Il testo originario di tale capoverso recitava:«sulle accuse promosse contro il Presidente della Repubblica ed i Ministri, a norma dellaCostituzione».

[2] (Nota all’art. 135).
Articolo così sostituito con l’art. 1 della legge costituzionale 22 novembre 1967, n. 2,e successivamente modificato, nell’ultimo cpv., dalla legge costituzionale 16 gennaio 1989, n. 1.
V. l’art. 10 della legge costituzionale 11 marzo 1953, n. 1 {abrogato dalla legge n. 2 del 1967). Il precedente testo dell’art. 135 recitava:«Art. 135 La Corte costituzionale è composta di quindici giudici nominati per un terzo dot Presidente della Repubblica, per un terzo dal Parlamento in seduta comune e per un terzo dalle supreme magistrature ordinaria ed amministrative.
I giudici della Corte costituzionale sono scelti tra i magistrati anche a riposo delle giurisdizioni superiori ordinaria ed amministrative, i professori ordinari di università in materie giuridiche e gli avvocati dopo venti anni d’esercizio.
La Corte elegge il presidente fra i suoi componenti.
I giudici sono nominati per dodici anni, si rinnovano parzialmente secondo le norme stabilite dalla legge e non sono immediatamente rieleggìbili.
L’ufficio di giudice della Corte è incompatibile con quello di membro del Parlamento o d’unConsiglio regionale, con l’esercizio della professione d’avvocato, e con ogni carica ed ufficio indicati dalla legge.
Nei giudizi d’accusa contro il Presidente della Repubblica e contro i Ministri intervengono, oltre i giudici ordinari detta Corte, sedici membri eletti, all’inizio di ogni legislatura, dal Parlamento in seduta comune tra i cittadini aventi i requisiti per l’eleggibilità a senatore”.

 

 

[3] (Nota all’art. 137, primo comma).
Cfr. legge cost. 9 febbraio 1948, n. 1 e legge cost. 11 marzo 1953, n. 1.

[4] (Nota all’art. 138).
Per la disciplina relativa al referendum previsto in questo articolo, v. Titolo I della legge 25 maggio 1970, n. 352.

 

 

Governo Italiano Presidenza del Consiglio dei Ministri.