L’articolo 70 dell’altro referendum

Della serie: Scopri le differenze

Come promesso, pubblichiamo  – in calce – l’articolo 14 della precedente Legge di revisione costituzionale, quella del 2005, che non superò l’esame del referendum costituzionale.

Anche perché Jim Messina, che ha curato la campagna elettorale per la rielezione di Obama, nei giorni scorsi si è riunito con lo stato maggiore del premier per dettare le linee guida:”Bisogna spiegare agli italiani che sarà un momento storico per il futuro del Paese”!

Vediamo intanto nel passato come era stata la proposta di revisione dell’articolo 70 della nostra Costituzione, confrontando il testo di quella legge di revisione con questa.

Il legislatore berlusconiano del 2005 come intendeva cambiare la “funzione legislativa”?

Circa l’aspetto sovrastrutturale del linguaggio, il testo del 2005 in luogo di 9 parole, ne introduceva 717; quello ora sottoposto al referendum costituzionale le “riduce” a 439: cambia poco, per l’uno e per l’altro vale il commento di Carofiglio (vedi La Funzione Legislativa (1))”La farraginosità, l’oscurità, la bruttezza stilistica delle norme sono collegate alla ristrettezza culturale ed alla chiusura ideologica, nonché al tentativo di mascherare l’una e l’altra. Al contrario, la limpidezza e l’essenzialità corrispondono a valori condivisi e collettivamente recepiti”.

Sotto l’aspetto strutturale del diritto, la scarsa cultura giuridica dei vecchi estensori dell’articolo 14 del 2005 è pari a quella degli attuali revisionisti dell’articolo 10 del 2016, essendo ad entrambi sconosciuto il principio di generalità ed astrattezza come caratteri essenziali della norma La Funzione Legislativa (2). L’articolo 70 della Costituzione è una norma di questo tipo, che conferisce poteri, senza specificare le circostanze che ne condizionano l’esercizio. L’articolo 14 della Legge di REVISIONE Costituzionale non possedeva gli anzidetti requisiti di generalità ed astrattezza, era una norma priva dei caratteri essenziali; l’articolo 10 degli attuali revisionisti ora sottoposto a referendum costituzionale idem. Tant’è che conseguentemente giocoforza entrambe le revisioni moltiplicano a dismisura i procedimenti legislativi  (alla faccia della semplificazione). Il vigente articolo 70 prevede per l’esercizio della funzione legislativa ordinaria un unico iter (espresso con limpida efficacia da 1 comma di 9 parole); l’articolo 10 della Legge di Revisione 2016 vorrebbe sostituirlo con la creazione di “circa” 10 iter legislativi differenziati (espressi da 1o comma di n parole, di difficile lettura ed ancor più oscura interpretazione); l’articolo 14 del 2005 si “limitava” forse a 7. Ed anche “la genialità” della norma di chiusura del VI comma dell’art. 10 (“I Presidenti delle Camere decidono, d’intesa tra loro, le eventuali questioni di competenza, sollevate secondo le norme dei rispettivi regolamenti“) è una necessità, assurda, ereditata dalla medesima impostazione della moltiplicazione dei procedimenti legislativi, che adottò il revisionista del 2005 (cfr. testo sottolineato art. 14, in calce).

Per l’aspetto meta-strutturale della propaganda, ci limitiamo a riportare dal seguente sito http://www.mauriziolupi.it/chi-ha-votato-no-referendum-per-cambiare costituzione/#.V5ekZpBoaK1 :”Tutti mi dicono che non abbiamo fatto nulla contro la casta e per ridurre i costi della politica. Mi arrabbio perchè so che il Governo Berlusconi ha riformato la Costituzione ma gli italiani hanno bocciato la riduzione dei parlamentari con il referendum costituzionale del 2006. Ecco cosa è success0: LA NOSTRA RIFORMA DELLA COSTITUZIONE Premesso che sicuramente avremmo potuto fare di più e meglio, i risultati della nostra azione di governo sono tanti e non vanno dimenticati. Anche per la riduzione della “casta” e per il taglio ai costi della politica, bisogna assolutamente ricordarci che il governo Berlusconi aveva riformato la Costituzione italiana per:

Rendere il nostro sistema legislativo più efficiente, riducendo il numero dei parlamentari e riformando un bicameralismo paritario che si è dimostrato eccessivamente lento e macchinoso.

 

Eh, sì. Ha proprio ragione Salvatore Settis:”Questo è il Paese (con la “p” sempre meno maiuscola) dove l’improvvisazione la vince sull’analisi, l’approsimazione sulla competenza, la “narrazione” sui fatti (cfr. S.Settis, “Costituzione”, pag. 150, 2016).

 

Art. 14.
(Formazione delle leggi)
1. L’articolo 70 della Costituzione e’ sostituito dal seguente:
“Art. 70. – La Camera dei deputati esamina i disegni di legge
concernenti le materie di cui all’articolo 117, secondo comma, fatto salvo quanto previsto dal terzo comma del presente articolo. Dopo l’approvazione da parte della Camera, a tali disegni di legge il Senato federale della Repubblica, entro trenta giorni, puo’ proporre modifiche, sulle quali la Camera decide in via definitiva. I termini sono ridotti alla meta’ per i disegni di legge di conversione dei decreti-legge. Il Senato federale della Repubblica esamina i disegni di legge concernenti la determinazione dei principi fondamentali nelle materie di cui all’articolo 117, terzo comma, fatto salvo quanto previsto dal terzo comma del presente articolo. Dopo l’approvazione da parte del Senato, a tali disegni di legge la Camera dei deputati, entro trenta giorni, puo’ proporre modifiche, sulle quali il Senato decide in via definitiva. I termini sono ridotti alla meta’ per i disegni di legge di conversione dei decreti-legge.

La funzione legislativa dello Stato e’ esercitata collettivamente
dalle due Camere per l’esame dei disegni di legge concernenti le
materie di cui all’articolo 117, secondo comma, lettere m) e p), e
119, l’esercizio delle funzioni di cui all’articolo 120, secondo
comma, il sistema di elezione della Camera dei deputati e per il
Senato federale della Repubblica, nonche’ nei casi in cui la
Costituzione rinvia espressamente alla legge dello Stato o alla legge della Repubblica, di cui agli articoli 117, commi quinto e nono, 118, commi secondo e quinto, 122, primo comma, 125, 132, secondo comma, e 133, secondo comma. Se un disegno di legge non e’ approvato dalle due Camere nel medesimo testo i Presidenti delle due Camere possono convocare, d’intesa tra di loro, una commissione, composta da trenta deputati e da trenta senatori, secondo il criterio di proporzionalità rispetto alla composizione delle due Camere, incaricata di proporre un testo unificato da sottoporre al voto finale delle due Assemblee. I Presidenti delle Camere stabiliscono i termini per l’elaborazione del testo e per le votazioni delle due Assemblee.

Qualora il Governo ritenga che proprie modifiche a un disegno di
legge, sottoposto all’esame del Senato federale della Repubblica ai sensi del secondo comma, siano essenziali per l’attuazione del suo programma approvato dalla Camera dei deputati, ovvero per la tutela delle finalita’ di cui all’articolo 120, secondo comma, il Presidente della Repubblica, verificati i presupposti costituzionali, puo’ autorizzare ii Primo ministro ad esporne le motivazioni al Senato, che decide entro trenta giorni. Se tali modifiche non sono accolte dal Senato, il disegno di legge e’ trasmesso alla Camera che decide in via definitiva a maggioranza assoluta dei suoi componenti sulle modifiche proposte.
L’autorizzazione da parte del Presidente della Repubblica di cui
al quarto comma puo’ avere ad oggetto esclusivamente le modifiche proposte dal Governo ed approvate dalla Camera dei deputati ai sensi del secondo periodo del secondo comma.
I Presidenti del Senato federale della Repubblica e della Camera
dei deputati, d’intesa tra di loro, decidono le eventuali questioni
di competenza tra le due Camere, sollevate secondo le norme dei
rispettivi regolamenti, in ordine all’esercizio della funzione
legislativa.
I Presidenti possono deferire la decisione ad un

comitato paritetico, composto da quattro deputati e da quattro
senatori, designati dai rispettivi Presidenti. La decisione dei
Presidenti o del comitato non e’ sindacabile in alcuna sede. I
Presidenti delle Camere, d’intesa tra di loro, su proposta del
comitato, stabiliscono sulla base di norme previste dai rispettivi
regolamenti i criteri generali secondo i quali un disegno di legge
non puo’ contenere disposizioni relative a materie per cui si
dovrebbero applicare procedimenti diversi”.

Autore: Stefano Stefàno

Mi chiamo Stefano Stefàno e sono un avvocato patrocinante in Cassazione del Foro di Roma, ove risiedo da quando sono nato nel 1957. Mi sono laureato presso l’Università degli Studi di Roma “La Sapienza” nel 1982. Quattro anni prima, nel 1978, avevo sostenuto gli esami di Diritto Costituzionale e Diritto Pubblico, studiando su “Istituzioni di Diritto Pubblico” di C.Mortati (1975) e “Lezioni di Diritto Costituzionale” di V.Crisafulli (1976). Ora mi rendo conto che quando ho fatto quei due esami la Carta costituzionale era bella ed ancora giovane e per questo forse che, dal basso dei miei ventanni, questa quasi coetanea mi affascinò e mi fece innamorare di Lei, un amore che ancora dura, anche ora che ha perso sì la Sua giovinezza (ma anch’io sono un po’ invecchiato), ma non certo la Sua bellezza ….. mail: studiolegalestefano@fiscolex.com pec: stefanostefano@ordineavvocatiroma.org

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