Bibliografia

ISTITUZIONI di DIRITTO PUBBLICO (Volumi I e II), Costantino Mortati – CEDAM 1976

LEZIONI di DIRITTO COSTITUZIONALE,Vezio Crisafulli – CEDAM 1976

AM I A LIBERAL? in “Essays in Persuasion”,John Maynard Keynes – McMILLAN & Co. 1931

IL CAPITALE (Volume I), Karl Marx – EDITORI RIUNITI 1980

DIZIONARIO di POLITICA a cura di N.Bobbio, N.Matteucci, G.Pasquino – UTET 1990

LA COSTITUZIONE della REPUBBLICA ITALIANA a cura di V.Falzone, F.Palermo, F.Cosentino – MONDADORI 1979

POLITICA, Aristotele – ARMANDO CURCIO 1993

ELEMENTI di SCIENZA POLITICA, Gaetano Mosca – F.lli BOCCA 1923

CRITICA della RETORICA DEMOCRATICA, Luciano Canfora – LATERZA 2002

CLUB BILDERBERG, Domenico Moro – ALIBERTI 2013

LA MANOMISSIONE delle PAROLE,Gianrico Carofiglio – RIZZOLI 2010

DIRITTO CIVILE; LA NORMA GIURIDICA, Cesare Massimo Bianca – GIUFFRE’ 1978

COSTITUZIONE!, Salvatore Settis – EINAUDI 2016

LA NUOVA RAGIONE DEL MONDO, Christian Laval – DERIVEAPPRODI 2014

LORO DIRANNO, NOI DICIAMO, Gustavo Zagrebelsky  – LATERZA 2016

LA COSTITUZIONE NELLA PALUDE, Luciano Barra Caracciolo – IMPRIMATUR 2015

 

Revisione costituzionale: il metodo

Siamo costretti a dilatare i tempi dell’analisi degli articoli della legge di revisione, che dovrebbe essere sottoposta al referendum costituzionale ai sensi dell’art. 138 della Costituzione, poiché, ad oggi, ancora non è stata fissata la data della consultazione.

Rilevato che siamo più efficienti Noi – che nel nostro piccolo ci sforziamo di studiare nel merito la legge di revisione costituzionale – che coloro che devono stabilire il giorno del referendum costituzionale (ma confidiamo nel fatto che ora che sono state “aggiustate” le nomine dei direttori dei Tg Rai, presto conosceremo pure la sospirata data), sospendiamo l’analisi testuale per non correre troppo avanti.

Anticipiamo così un paio di riflessioni sulla legge di revisione sottoposta al referendum costituzionale, che avremmo voluto proporre più in là: il metodo seguito per produrre la legge e le sue finalità.

Cominciamo dal metodo.

La prima riflessione è particolare ed attiene al fatto che, benché la materia sia genuinamente di competenza parlamentare, la produzione della legge di revisione sia stata invece appannaggio esclusivo del Governo e della sua ondivaga maggioranza. Per i scarsi di memoria storica, è appena il caso di ricordare che De Gasperi, all’epoca Presidente del Consiglio, fece praticamente scena muta per tutto il periodo dei lavori dell’Assemblea Costituente, nel rigoroso rispetto dei ruoli istituzionali e fedele al precetto di Piero Calamandrei Calamandrei e la Costituzione: “Quando si scrive la Costituzione, i banchi del Governo devono restare vuoti“.

La seconda riflessione è generale, include ed amplia quella particolare, ed è ben sintetizzata dall’appello dei (inizialmente) 70, che comincia così:
1. Ci sentiamo impegnati per il “No” nel referendum sulla riforma costituzionale e nel contempo riteniamo doveroso precisare le nostre posizioni a favore di una riforma migliore. Non crediamo né giusto, né opportuno, né corretto, che lo schieramento a favore del No sia indistinto e generico, tale da ingenerare l’idea che il No significhi la fine di un percorso necessario per il Paese. Siamo così convinti di rafforzare lo schieramento per il No ampliandone la base a chi altrimenti si sentirebbe tentato dall’astensione tra due alternative entrambe avvertite come lontane dalla propria posizione di merito e deformanti della realtà. ” e finisce, ancor più importante, così: “7. Per far questo dovremo rilanciare l’invito a “riscrivere insieme” le riforme necessarie della Costituzione trovando momenti di collaborazione parlamentare fra maggioranza ed opposizione. Tenendo conto della inadeguatezza della procedura prevista dall’articolo 138 (che ha favorito riforme frutto di maggioranze di governo) e dell’usura dello strumento delle Commissioni Bicamerali occorre, fin da adesso, progettare strumenti nuovi. A tal fine si può ipotizzare – come avvenuto “con il metodo Convenzione” per la Costituzione europea – un percorso straordinario costituente (se non un’Assemblea Costituente, a cui alcuni di noi pensano), un organo composto da un numero ristretto di membri, coinvolgendo parlamentari scelti in maniera paritaria tra i due schieramenti, rappresentanze regionali, locali ed europee, esponenti del mondo universitario e delle realtà sociali ed economiche. Giungendo così a scrivere un progetto di revisione che per l’autorevolezza dei suoi membri, e per la loro rappresentatività, sia in grado di essere approvato rapidamente dal Parlamento (eventualmente adottando procedure di tipo redigente) e ratificato da un referendum popolare.  8. Per questo voteremo “no” nel referendum. Per questo ci organizziamo per collaborare ad un’ampia partecipazione riformatrice in modo chiaramente distinto da coloro che si battono per il No in modo generico o perché ritengono di dover chiudere la stagione delle riforme. Ci batteremo insieme per mettere in moto un’iniziativa che realizzi un grande consenso nazionale su un progetto alto di riforma. E chiederemo, in particolare, di battersi con noi anche a quanti, nell’uno e nell’altro schieramento, hanno condiviso, con i referendum elettorali del 1991 e del 1993, le battaglie e le speranze per un’Italia più moderna.
Il nostro programma è quindi semplice: NO a questa riforma, SI’ ad un incisivo processo costituente, che rafforzi la Costituzione del 1948. Un serio patriottismo costituzionale va manifestato adeguando la Costituzione, non chiudendosi nelle strettoie di un assoluto conservatorismo.”.

Parole sante, sarebbe tentato di dire, soprattutto perché scritte in epoca non sospetta: questo appello intitolato “No al referendum per una riforma migliore” è infatti del 30 maggio 2006 e venne sottoscritto, tra gli altri, da Augusto Barbera, Stefano Ceccanti, Franco DeBenedetti, Enrico Morando, Roberta Pinotti, Michele Salvati e Chicco Testa.

Tutte persone, salvo errori od omissioni, che 10 anni dopo troviamo sull’altra sponda: avevano ragione allora o si sono rinsaviti (in base a cosa) ed hanno ragione ora?

Ma non ci interessa qui rappresentare la natura ondivaga di costoro, quanto rilevare la giustezza dei loro antichi rilievi sul referendum costituzionale del 2006: la revisione costituzionale tanto è possibile quanto venga attivata da un “percorso straordinario  costituente” che coinvolga il Parlamento in tutte le sue forze, senza distinzione tra maggioranza ed opposizione; solo così si avrà la garanzia che la revisione costituzionale sia, intanto, necessaria e, poi, efficace e duratura nel tempo, come la Costituzione vigente del 1948.

La prova contraria, per esempio, è la revisione costituzionale del 2001, scritta a colpi, more solito, di maggioranza da parte del Governo di turno (il famoso Titolo V) con così scarsa lungimiranza, tanto da essere ora oggetto di ulteriore revisione, dopo solo 15 anni; anche qui: avevano ragione allora o si sono rinsaviti ed hanno ragione ora?

Strage di Bologna

Oggi è l’anniversario della strage di Bologna, compiuta alle ore 10,25 di sabato 2 agosto 1980 alla stazione ferroviaria di Bologna; il più grave atto terroristico avvenuto in Italia, perlomeno per ciò che concerne le proporzioni, poiché nell’attentato rimasero uccise 85 persone ed oltre 200 rimasero ferite (anche se -per me -la strage di Piazza Fontana a Milano del 12 dicembre 1969 resta l’atto terroristico più importante storicamente, in quanto da lì inizio la strategia della tensione).

Le indagini si indirizzarono, non immediatamente, sulla pista neofascista e dopo un lungo iter giudiziario e numerosi depistaggi, la sentenza finale nel 1995 condannò, come esecutori materiali, Fioravanti e Mambro “come appartenenti alla banda armata che ha organizzato e realizzato l’attentato di Bologna”, mentre nel 2007 si aggiunse anche la condanna di Ciavardini, all’epoca dei fatti minorenne.

Gli ipotetici mandanti sono ad oggi sconosciuti, ma furono rilevati collegamenti con la criminalità organizzata e soprattutto con i servizi segreti “deviati”; mentre per le attività di depistaggio, venne condannato, tra gli altri, il Grande Venerabile Licio Gelli, da poco scomparso, che ha sempre dichiarato di credere che la strage sia dovuta a un mozzicone di sigaretta che cadendo accidentalmente su dell’esplosivo o in una caldaia, ne avrebbe causato l’esplosione.

Il Venerabile è tuttavia ancor più famoso in quanto ideatore, negli anni settanta del secolo scorso del “Piano di rinascita democratica”, noto anche come Programma della P2.

Cosa c’era in questo “Piano”. Per esempio, “a)1 la responsabilità civile per i magistrati” oppure, per ciò che concerne il Sindacato, esso prevedeva: “3) Per quanto concerne i sindacati la scelta prioritaria è [fra] la sollecitazione alla rottura, seguendo cioè le linee già esistenti dei gruppi minoritari della CISL e maggioritari dell’UIL, per poi agevolare la fusione con gli autonomi, acquisire con strumenti finanziari di pari entità i più disponibili fra gli attuali confederati allo scopo di rovesciare i rapporti di forza all’interno dell’attuale trimurti. Gli scopi reali da ottenere sono: a) restaurazione della libertà individuale nelle fabbriche e aziende in genere per consentire l’elezione dei consigli di fabbrica con effettive garanzie di segretezza del voto; b) ripristinare per tale via il ruolo effettivo del sindacato di collaboratore del fenomeno produttivo in luogo di quello illegittimamente assente di interlocutore in vista di decisioni politiche aziendali e governative. Sotto tale profilo, la via della scissione e della successiva integrazione con gli autonomi sembra preferibile anche ai fini dell’incidenza positiva sulla pubblica opinione di un fenomeno clamoroso come la costituzione di un vero sindacato che agiti la bandiera della libertà di lavoro e della tutela economica dei lavoratori“.

Per quello che interessa maggiormente questo lavoro, Gelli scriveva (forse nel 1976: un genio lungimirante!):”a3) Ordinamento del Parlamento: 1) ripartizione di fatto, di competenze fra le due Camere (funzione politica alla CD e funzione economica al SR); 2) modifica dei rispettivi Regolamenti per ridare forza al principio del rapporto (Cost. art.64) fra maggioranza-Governo, da un lato, e opposizione, dall’altro, in luogo della attuale tendenza assemblearistica” o anche :”V. Riforma della legge comunale e provinciale per sopprimere le provincie e ridefinire i compiti dei Comuni dettando nuove norme sui controlli finanziari“, da ultimo: “a3) Ordinamento del Parlamento I. Nuove leggi elettorali, per la Camera, di tipo misto (uninominale e proporzionale secondo il modello tedesco) riducendo il numero dei deputati a 450 e, per il Senato, di rappresentanza di 2° grado, regionale, degli interessi economici, sociali e culturali, diminuendo a 250 il numero dei senatori; II. Modifica della Costituzione per dare alla Camera preminenza politica (nomina del Primo Ministro) ed al Senato preponderanza economica (esame del bilancio).

Insomma, il “Piano di rinascita democratica” di Gelli prevedeva la fine del bicameralismo perfetto e per il Senato, “una rappresentanza di secondo grado, regionale, degli interessi economici, sociali e culturali”, con competenze ridotte alle materie economico-finanziarie; nonché la soppressione delle Provincie … e tanto altro.

Tante cose di quel “Piano”(forse del 1976) si sono realizzate, come visto: chiedere ai magistrati ed ai sindacati, per avere solo una delle tanta conferme.

Ora  l’attuazione di quel piano va avanti e forse siamo all’ultimo atto, che non a caso il Venerabile includeva nella fase di “Medio e Lungo Termine”, se è vero che la revisione costituzionale del 2016 – certo in alcuni punti e con tutti gli opportuni ammodernamenti -non è molto distante dai programmi di quel “Piano”.

Del resto, fu proprio il suo autore in persona, Licio, che, poco prima di morire, in un’intervista al Fatto Quotidiano del 2014, ebbe a dire: “Per quanto riguarda Palazzo Madama, mi fa piacere pensare che, nonostante tutti mi abbiano vituperato, sotto sotto mi considerano un lungimirante propositore di leggi“.