Strage di Bologna

Oggi è l’anniversario della strage di Bologna, compiuta alle ore 10,25 di sabato 2 agosto 1980 alla stazione ferroviaria di Bologna; il più grave atto terroristico avvenuto in Italia, perlomeno per ciò che concerne le proporzioni, poiché nell’attentato rimasero uccise 85 persone ed oltre 200 rimasero ferite (anche se -per me -la strage di Piazza Fontana a Milano del 12 dicembre 1969 resta l’atto terroristico più importante storicamente, in quanto da lì inizio la strategia della tensione).

Le indagini si indirizzarono, non immediatamente, sulla pista neofascista e dopo un lungo iter giudiziario e numerosi depistaggi, la sentenza finale nel 1995 condannò, come esecutori materiali, Fioravanti e Mambro “come appartenenti alla banda armata che ha organizzato e realizzato l’attentato di Bologna”, mentre nel 2007 si aggiunse anche la condanna di Ciavardini, all’epoca dei fatti minorenne.

Gli ipotetici mandanti sono ad oggi sconosciuti, ma furono rilevati collegamenti con la criminalità organizzata e soprattutto con i servizi segreti “deviati”; mentre per le attività di depistaggio, venne condannato, tra gli altri, il Grande Venerabile Licio Gelli, da poco scomparso, che ha sempre dichiarato di credere che la strage sia dovuta a un mozzicone di sigaretta che cadendo accidentalmente su dell’esplosivo o in una caldaia, ne avrebbe causato l’esplosione.

Il Venerabile è tuttavia ancor più famoso in quanto ideatore, negli anni settanta del secolo scorso del “Piano di rinascita democratica”, noto anche come Programma della P2.

Cosa c’era in questo “Piano”. Per esempio, “a)1 la responsabilità civile per i magistrati” oppure, per ciò che concerne il Sindacato, esso prevedeva: “3) Per quanto concerne i sindacati la scelta prioritaria è [fra] la sollecitazione alla rottura, seguendo cioè le linee già esistenti dei gruppi minoritari della CISL e maggioritari dell’UIL, per poi agevolare la fusione con gli autonomi, acquisire con strumenti finanziari di pari entità i più disponibili fra gli attuali confederati allo scopo di rovesciare i rapporti di forza all’interno dell’attuale trimurti. Gli scopi reali da ottenere sono: a) restaurazione della libertà individuale nelle fabbriche e aziende in genere per consentire l’elezione dei consigli di fabbrica con effettive garanzie di segretezza del voto; b) ripristinare per tale via il ruolo effettivo del sindacato di collaboratore del fenomeno produttivo in luogo di quello illegittimamente assente di interlocutore in vista di decisioni politiche aziendali e governative. Sotto tale profilo, la via della scissione e della successiva integrazione con gli autonomi sembra preferibile anche ai fini dell’incidenza positiva sulla pubblica opinione di un fenomeno clamoroso come la costituzione di un vero sindacato che agiti la bandiera della libertà di lavoro e della tutela economica dei lavoratori“.

Per quello che interessa maggiormente questo lavoro, Gelli scriveva (forse nel 1976: un genio lungimirante!):”a3) Ordinamento del Parlamento: 1) ripartizione di fatto, di competenze fra le due Camere (funzione politica alla CD e funzione economica al SR); 2) modifica dei rispettivi Regolamenti per ridare forza al principio del rapporto (Cost. art.64) fra maggioranza-Governo, da un lato, e opposizione, dall’altro, in luogo della attuale tendenza assemblearistica” o anche :”V. Riforma della legge comunale e provinciale per sopprimere le provincie e ridefinire i compiti dei Comuni dettando nuove norme sui controlli finanziari“, da ultimo: “a3) Ordinamento del Parlamento I. Nuove leggi elettorali, per la Camera, di tipo misto (uninominale e proporzionale secondo il modello tedesco) riducendo il numero dei deputati a 450 e, per il Senato, di rappresentanza di 2° grado, regionale, degli interessi economici, sociali e culturali, diminuendo a 250 il numero dei senatori; II. Modifica della Costituzione per dare alla Camera preminenza politica (nomina del Primo Ministro) ed al Senato preponderanza economica (esame del bilancio).

Insomma, il “Piano di rinascita democratica” di Gelli prevedeva la fine del bicameralismo perfetto e per il Senato, “una rappresentanza di secondo grado, regionale, degli interessi economici, sociali e culturali”, con competenze ridotte alle materie economico-finanziarie; nonché la soppressione delle Provincie … e tanto altro.

Tante cose di quel “Piano”(forse del 1976) si sono realizzate, come visto: chiedere ai magistrati ed ai sindacati, per avere solo una delle tanta conferme.

Ora  l’attuazione di quel piano va avanti e forse siamo all’ultimo atto, che non a caso il Venerabile includeva nella fase di “Medio e Lungo Termine”, se è vero che la revisione costituzionale del 2016 – certo in alcuni punti e con tutti gli opportuni ammodernamenti -non è molto distante dai programmi di quel “Piano”.

Del resto, fu proprio il suo autore in persona, Licio, che, poco prima di morire, in un’intervista al Fatto Quotidiano del 2014, ebbe a dire: “Per quanto riguarda Palazzo Madama, mi fa piacere pensare che, nonostante tutti mi abbiano vituperato, sotto sotto mi considerano un lungimirante propositore di leggi“.

Autore: Stefano Stefàno

Mi chiamo Stefano Stefàno e sono un avvocato patrocinante in Cassazione del Foro di Roma, ove risiedo da quando sono nato nel 1957. Mi sono laureato presso l’Università degli Studi di Roma “La Sapienza” nel 1982. Quattro anni prima, nel 1978, avevo sostenuto gli esami di Diritto Costituzionale e Diritto Pubblico, studiando su “Istituzioni di Diritto Pubblico” di C.Mortati (1975) e “Lezioni di Diritto Costituzionale” di V.Crisafulli (1976). Ora mi rendo conto che quando ho fatto quei due esami la Carta costituzionale era bella ed ancora giovane e per questo forse che, dal basso dei miei ventanni, questa quasi coetanea mi affascinò e mi fece innamorare di Lei, un amore che ancora dura, anche ora che ha perso sì la Sua giovinezza (ma anch’io sono un po’ invecchiato), ma non certo la Sua bellezza ….. mail: studiolegalestefano@fiscolex.com pec: stefanostefano@ordineavvocatiroma.org

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