Revisione costituzionale: il metodo

Siamo costretti a dilatare i tempi dell’analisi degli articoli della legge di revisione, che dovrebbe essere sottoposta al referendum costituzionale ai sensi dell’art. 138 della Costituzione, poiché, ad oggi, ancora non è stata fissata la data della consultazione.

Rilevato che siamo più efficienti Noi – che nel nostro piccolo ci sforziamo di studiare nel merito la legge di revisione costituzionale – che coloro che devono stabilire il giorno del referendum costituzionale (ma confidiamo nel fatto che ora che sono state “aggiustate” le nomine dei direttori dei Tg Rai, presto conosceremo pure la sospirata data), sospendiamo l’analisi testuale per non correre troppo avanti.

Anticipiamo così un paio di riflessioni sulla legge di revisione sottoposta al referendum costituzionale, che avremmo voluto proporre più in là: il metodo seguito per produrre la legge e le sue finalità.

Cominciamo dal metodo.

La prima riflessione è particolare ed attiene al fatto che, benché la materia sia genuinamente di competenza parlamentare, la produzione della legge di revisione sia stata invece appannaggio esclusivo del Governo e della sua ondivaga maggioranza. Per i scarsi di memoria storica, è appena il caso di ricordare che De Gasperi, all’epoca Presidente del Consiglio, fece praticamente scena muta per tutto il periodo dei lavori dell’Assemblea Costituente, nel rigoroso rispetto dei ruoli istituzionali e fedele al precetto di Piero Calamandrei Calamandrei e la Costituzione: “Quando si scrive la Costituzione, i banchi del Governo devono restare vuoti“.

La seconda riflessione è generale, include ed amplia quella particolare, ed è ben sintetizzata dall’appello dei (inizialmente) 70, che comincia così:
1. Ci sentiamo impegnati per il “No” nel referendum sulla riforma costituzionale e nel contempo riteniamo doveroso precisare le nostre posizioni a favore di una riforma migliore. Non crediamo né giusto, né opportuno, né corretto, che lo schieramento a favore del No sia indistinto e generico, tale da ingenerare l’idea che il No significhi la fine di un percorso necessario per il Paese. Siamo così convinti di rafforzare lo schieramento per il No ampliandone la base a chi altrimenti si sentirebbe tentato dall’astensione tra due alternative entrambe avvertite come lontane dalla propria posizione di merito e deformanti della realtà. ” e finisce, ancor più importante, così: “7. Per far questo dovremo rilanciare l’invito a “riscrivere insieme” le riforme necessarie della Costituzione trovando momenti di collaborazione parlamentare fra maggioranza ed opposizione. Tenendo conto della inadeguatezza della procedura prevista dall’articolo 138 (che ha favorito riforme frutto di maggioranze di governo) e dell’usura dello strumento delle Commissioni Bicamerali occorre, fin da adesso, progettare strumenti nuovi. A tal fine si può ipotizzare – come avvenuto “con il metodo Convenzione” per la Costituzione europea – un percorso straordinario costituente (se non un’Assemblea Costituente, a cui alcuni di noi pensano), un organo composto da un numero ristretto di membri, coinvolgendo parlamentari scelti in maniera paritaria tra i due schieramenti, rappresentanze regionali, locali ed europee, esponenti del mondo universitario e delle realtà sociali ed economiche. Giungendo così a scrivere un progetto di revisione che per l’autorevolezza dei suoi membri, e per la loro rappresentatività, sia in grado di essere approvato rapidamente dal Parlamento (eventualmente adottando procedure di tipo redigente) e ratificato da un referendum popolare.  8. Per questo voteremo “no” nel referendum. Per questo ci organizziamo per collaborare ad un’ampia partecipazione riformatrice in modo chiaramente distinto da coloro che si battono per il No in modo generico o perché ritengono di dover chiudere la stagione delle riforme. Ci batteremo insieme per mettere in moto un’iniziativa che realizzi un grande consenso nazionale su un progetto alto di riforma. E chiederemo, in particolare, di battersi con noi anche a quanti, nell’uno e nell’altro schieramento, hanno condiviso, con i referendum elettorali del 1991 e del 1993, le battaglie e le speranze per un’Italia più moderna.
Il nostro programma è quindi semplice: NO a questa riforma, SI’ ad un incisivo processo costituente, che rafforzi la Costituzione del 1948. Un serio patriottismo costituzionale va manifestato adeguando la Costituzione, non chiudendosi nelle strettoie di un assoluto conservatorismo.”.

Parole sante, sarebbe tentato di dire, soprattutto perché scritte in epoca non sospetta: questo appello intitolato “No al referendum per una riforma migliore” è infatti del 30 maggio 2006 e venne sottoscritto, tra gli altri, da Augusto Barbera, Stefano Ceccanti, Franco DeBenedetti, Enrico Morando, Roberta Pinotti, Michele Salvati e Chicco Testa.

Tutte persone, salvo errori od omissioni, che 10 anni dopo troviamo sull’altra sponda: avevano ragione allora o si sono rinsaviti (in base a cosa) ed hanno ragione ora?

Ma non ci interessa qui rappresentare la natura ondivaga di costoro, quanto rilevare la giustezza dei loro antichi rilievi sul referendum costituzionale del 2006: la revisione costituzionale tanto è possibile quanto venga attivata da un “percorso straordinario  costituente” che coinvolga il Parlamento in tutte le sue forze, senza distinzione tra maggioranza ed opposizione; solo così si avrà la garanzia che la revisione costituzionale sia, intanto, necessaria e, poi, efficace e duratura nel tempo, come la Costituzione vigente del 1948.

La prova contraria, per esempio, è la revisione costituzionale del 2001, scritta a colpi, more solito, di maggioranza da parte del Governo di turno (il famoso Titolo V) con così scarsa lungimiranza, tanto da essere ora oggetto di ulteriore revisione, dopo solo 15 anni; anche qui: avevano ragione allora o si sono rinsaviti ed hanno ragione ora?

Autore: Stefano Stefàno

Mi chiamo Stefano Stefàno e sono un avvocato patrocinante in Cassazione del Foro di Roma, ove risiedo da quando sono nato nel 1957. Mi sono laureato presso l’Università degli Studi di Roma “La Sapienza” nel 1982. Quattro anni prima, nel 1978, avevo sostenuto gli esami di Diritto Costituzionale e Diritto Pubblico, studiando su “Istituzioni di Diritto Pubblico” di C.Mortati (1975) e “Lezioni di Diritto Costituzionale” di V.Crisafulli (1976). Ora mi rendo conto che quando ho fatto quei due esami la Carta costituzionale era bella ed ancora giovane e per questo forse che, dal basso dei miei ventanni, questa quasi coetanea mi affascinò e mi fece innamorare di Lei, un amore che ancora dura, anche ora che ha perso sì la Sua giovinezza (ma anch’io sono un po’ invecchiato), ma non certo la Sua bellezza ….. mail: studiolegalestefano@fiscolex.com pec: stefanostefano@ordineavvocatiroma.org

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