Armi Spuntate

Due fatti interessanti si sono verificati in questi giorni.

 

Il primo è che nella giornata dell’altro ieri, 25 ottobre, la Camera dei Deputati ha discusso il disegno di legge che prevede il dimezzamento (credo) dello stipendio dei parlamentari, ma lo stesso disegno è stato prontamente portato in commissione parlamentare, ovvero su un (probabile) binario morto.

Senza entrare nel merito della questione dei c.d. “costi della politica” o, meglio, del contenimento dei costi di funzionamento delle istituzioni come recita la rubrica (l’intestazione) del Testo di legge costituzionale approvato in seconda votazione a maggioranza assoluta, ma inferiore ai due terzi dei membri di ciascuna Camera, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 15 aprile 2016 [cfr. Il testo della LEGGE di REVISIONE COSTITUZIONALE (Parlamento)] e pertanto sottoposto al referendum costituzionale, in quanto richiesto il 19 aprile 2016 da 1/5 dei Deputati (anzi, 166), ai sensi dell’art. 138 Cost.

Di questo, ed altro, ci occuperemo nel prossimo articolo che riguarderà il Senato della Repubblica (art. 57).

Poiché il suddetto disegno di legge non è stato dichiarato inammissibile, qui interessa rilevare:

A) come il contenimento dei costi di funzionamento delle istituzioni non necessita chiaramente della REVISIONE della Carta Costituzionale, essendo la sua realizzazione possibile (volendo) con una mera legge ordinaria;

B) che la “velocità” di approvazione di una legge ordinaria dipende solo ed esclusivamente dalla volontà politica; l’Ufficio Studi del Senato ha calcolato, infatti, che il tempo medio di approvazione di una legge è pari a 53 giorni (anche se, volendo, ci sono svariati casi di leggi – anche più importanti – approvate in meno giorni, per esempio: la “Salva Italia” 2011 di Monti e Fornero, 16 giorni per “riformare” tra l’altro le pensioni; o, al contrario, la legge sulla corruzione del 2015, che ci ha messo 1000 volte di più, “varata” dal Parlamento dopo ben 1546 giorni) … le conclusioni traetele Voi!

 

Il secondo è una notizia apparsa ieri, 26 ottobre, sul Sole 24 Ore, pag. 14, dal titolo “Torna il rischio politico in Europa”.

Coface, colosso francese dell’assicurazione dei crediti delle imprese, ha provato a misurare l’evoluzione e l’impatto sulla crescita economica del “rischio politico” in una recente ricerca, nella quale ha creato un indice del rischio politico per i Paesi dell’Europa occidentale, misurato in una scala compresa tra zero e cento e costruito sulla base di otto variabili: crescita del Pil, distribuzione del reddito (coefficiente di Gini), tasso di disoccupazione, rapporto deficit-Pil, corruzione, euroscetticismo, ostilità contro l’immigrazione e frammentazione politica.

Cosa dice questa ricerca. “L’aumento dell’incertezza politica si ripercuote sull’economia attraverso diversi canali, individuati nel ritardo delle decisioni di investimento da parte delle imprese, nel calo della fiducia delle famiglie, nelle fluttuazioni sui titoli azionari e obbligazionari. Un nuovo shock politico interno, di entità paragonabile a quello generato nel Regno Unito dal referendum sulla Brexit – sostiene la ricerca – avrebbe quindi un impatto molto significativo in Spagna, che si troverebbe a lasciare sul terreno 1,2 punti di Pil nell’arco di un anno. Una crisi politica di pari entità in Francia, costerebbe all’economia nazionale lo 0,7%. Nel Regno Unito, una nuova Brexit costerebbe lo 0,5% in un anno. In Germania il dazio da pagare sarebbe compreso tra lo 0,4 e lo 0,5%. Il Paese che mostra maggior capacità di tenuta a una crisi politica è l’Italia, che lascerebbe sul terreno solo lo 0,2% di crescita, se, per esempio, il referendum del 4 dicembre dovesse innescare una forte incertezza“.

Tre Miti, non c’è che dire, spazzati via in sole 24 ore.

  • lo slogan populista [cfr. Brexit: i rischi del referendum e Referendum,Plebiscito e Populismo]  del contenimento dei costi di funzionamento delle istituzioni  così come iscritto nella rubrica (intestazione) della legge di revisione  e che troveremo in caratteri cubitali scritto anche sulla scheda elettorale del referendum costituzionale- smascherato dal fatto che quell’obiettivo sarebbe realizzabile (volendo) con una mera legge ordinaria;
  • lo slogan della “velocità” di approvazione di una legge ordinaria, che non necessita di revisionare l’art. 70, se è vero che per tagliare le pensioni sono stati sufficienti 16 giorni mentre per tagliare lo stipendio dei parlamentari il tempo è sine die, ovvero a “data da destinarsi”, certifica che il problema è chi sta nelle istituzioni, piuttosto che la modifica di esse;
  • lo slogan populista che se non passa questa REVISIONE andiamo in recessione o torniamo indietro di 30 anni, è candidamente smentito dall’articolo summenzionato: si “lascerebbe sul terreno solo lo 0,2% di crescita, se, per esempio, il referendum del 4 dicembre dovesse innescare una forte incertezza”; non buono, certo, ma niente a che vedere con gli scenari catastrofistici di un terremoto, una tremenda inondazione e l’invasione delle cavallette [cfr. La Funzione Legislativa (1)], nell’ordine dei Blues Brothers.

CONCLUSIONE

Con la richiesta del referendum di revisione costituzionale, l’intervento popolare assume valore di elemento formativo per la perfezione della legge costituzionale (non già di mera condizione di efficacia), in quanto comporta l’aggiunta del consenso di un terzo organo prestato a quello delle camere [cfr. Perchè questo blog].
Questo principio giuridico occorrerà tenerlo sempre ben presente, in questi mesi; tradotto, significa infatti che Noi tutti cittadini – cui appartiene la Sovranità Popolare – abbiamo la rara occasione di concorrere e decidere direttamente per la produzione di una legge, costituzionale.
Occasione rara, poiché, normalmente, è il Parlamento l’organo istituzionale deputato alla formazione della legge, ordinaria; e il Parlamento è composto dai Nostri rappresentanti, quindi, normalmente, la Nostra partecipazione é mediata.
Se ci soffermiamo a pensare allora al fatto che l’intervento popolare concorra alla formazione della legge, riusciamo a comprendere la straordinarietà dell’evento e la sua importanza.

L’assunzione del principio summenzionato esige allora politicamente che il corpo elettorale – cui compete la decisione ultima – sia messo nelle massime condizioni di conoscenza: maggiori elementi di conoscenza possiedo, migliori possibilità di decidere ho. Si ripropone così un vecchio problema: conoscere per decidere.

Il fatto allora che ci si voglia manipolare con slogan piuttosto che informare, a differenza di quanto fecero i Costituenti che crearono una vera e propria campagna di ALFABETIZZAZIONE COSTITUZIONALE  non solo con radio e giornali [cfr.La Funzione Legislativa (3)], già depone in sé e per sé in senso negativo, malcelando l’impressione di uno scarso rispetto del Cittadino.

E questo è un fatto, che basterebbe e avanza; se non mi rispetti, perché devo votare la Tua REVISIONE?

Ma se mi stai manipolando, significa che c’è qualcosa dietro? Quali sono le reali finalità di questa REVISIONE?

E’quello che stiamo faticosamente cercando di capire con questo blog, ma arrivati a metà del viaggio dopo aver analizzato il Bicameralismo “paritario” [cfr. Il Bicameralismo (3)] un’idea ce la siamo fatta: rendere più forte il Governo e depotenziare gli altri livelli di governo, in primis le Regioni, per adeguarsi all’austerità imposta dall’Unione Europea ed alle regole di mercato dell’economia globale.

Questi scopi sono in effetti indicati nella Relazione che accompagna il disegno della legge di Revisione, comunicato nel 2014 al Senato, servirà però concludere il percorso avviato a maggio per capire di più e giungere a delle conclusioni rigorose e definitive, potremmo anche esserci sbagliati.

Nel frattempo, più ci penso e più VOTO NO.

 

 

Autore: Stefano Stefàno

Mi chiamo Stefano Stefàno e sono un avvocato patrocinante in Cassazione del Foro di Roma, ove risiedo da quando sono nato nel 1957. Mi sono laureato presso l’Università degli Studi di Roma “La Sapienza” nel 1982. Quattro anni prima, nel 1978, avevo sostenuto gli esami di Diritto Costituzionale e Diritto Pubblico, studiando su “Istituzioni di Diritto Pubblico” di C.Mortati (1975) e “Lezioni di Diritto Costituzionale” di V.Crisafulli (1976). Ora mi rendo conto che quando ho fatto quei due esami la Carta costituzionale era bella ed ancora giovane e per questo forse che, dal basso dei miei ventanni, questa quasi coetanea mi affascinò e mi fece innamorare di Lei, un amore che ancora dura, anche ora che ha perso sì la Sua giovinezza (ma anch’io sono un po’ invecchiato), ma non certo la Sua bellezza ….. mail: studiolegalestefano@fiscolex.com pec: stefanostefano@ordineavvocatiroma.org

4 pensieri riguardo “Armi Spuntate”

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...