12 novembre 2011

La “Riforma” dell’architettura costituzionale dello Stato parte da lontano.

Il 12 novembre del 2011, cinque anni fa, proprio come oggi (era un sabato) cadeva definitivamente il Governo Berlusconi.

Tutto era iniziato con una lettera del 5 agosto 2011 inviata dalla Bce al Governo italiano, firmata dal presidente Jean Claude Trichet e da quello che sarebbe stato il suo successore, Mario Draghi; con questa lettera la Banca Centrale Europea indicava le misure da adottare “con urgenza” dall’Italia per “rafforzare la reputazione della sua firma sovrana e il suo impegno alla sostenibilità del bilancio e alle riforme strutturali“: dalle liberalizzazioni alla riforma del mercato del lavoro e delle pensioni.

Tutto si concluse – per Silvio – con un’altra lettera che Lui inviò alla Unione Europea il 26 ottobre 2011 in occasione di un vertice a Bruxelles, con la quale fece l’ultimo tentativo per riuscire a recuperare la credibilità perduta, dopo le tante bacchettate ricevute dal 5 agosto in poi.

Quando si sta ad un passo dal baratro, si sa, si è disposti ad accettare tutte le richieste che ci vengono rivolte: è quello che fece Berlusconi, compilando una bella letterina alla “Madre” (tipo quella di Nennillo, in “Natale in casa Cupiello”) in cui prometteva di fare tutto ciò che gli era stato richiesto dalla BCE e dalla UE, indicando pure la tempistica.

Cosa diceva quella missiva?

L’Italia ha sempre onorato i propri impegni europei e intende continuare a farlo“(iniziava così la lettera, con un impeto d’orgoglio nazionale)”Tuttavia, siamo consapevoli della necessità di presentare un piano di riforme globale e coerente” (per poi ammettere subito dopo la subordinazione).

Queste erano le”riforme” promesse, per quello che ci interessa.

i. Riforma dell’architettura costituzionale dello Stato. Il Governo italiano è impegnato in un processo di complessiva riforma costituzionale. Essa riguarda tanto l’assetto costituzionale dei poteri, quanto la cornice normativa volta a promuovere le condizioni di sviluppo del mercato e una disciplina più rigorosa delle finanze pubbliche. Pur nella complessità del processo di revisione costituzionale, l’Italia intende giungere all’approvazione della prima lettura di tali disegni di legge costituzionale entro i prossimi 6/12 mesi. In particolare, quanto alla riforma dello Stato, si tratta dei seguenti provvedimenti: b.Due disegni di legge (all’esame del Parlamento) di riforma complessiva dell’organizzazione dei vertici delle istituzioni politiche, con particolare riferimento alla riduzione significativa del numero dei parlamentari, all’abolizione delle province, alla riforma in senso federale dello Stato, alla maggiore efficienza dei meccanismi decisionali e al rafforzamento del ruolo dell’esecutivo e della maggioranza. Sul secondo versante, relativo alla disciplina del mercato e al rigore della finanza pubblica, si prevede:  b.Un disegno di legge sull’introduzione del vincolo di pareggio di bilancio sul modello già seguito in altri ordinamenti europei. A tal fine si deve ricordare che l’articolo 138 della Costituzione Italiana impone che le leggi costituzionali ad intervallo non minore di tre mesi. Quindi, anche con la massima celerità possibile, le riforme costituzionali richiedono dei tempi minimi imprescindibili. Le conseguenti leggi attuative saranno successivamente attuate senza indugio, non essendovi vincoli temporali nell’ambito della Costituzione“.

Dunque, i compiti assegnati dalla “Madre” (BCE ed UE) erano la riduzione significativa del numero dei parlamentari, all’abolizione delle province, alla riforma in senso federale dello Stato, alla maggiore efficienza dei meccanismi decisionali e al rafforzamento del ruolo dell’esecutivo e della maggioranza nonché il vincolo di pareggio di bilancio; Nennillo (il primo ministro Berlusconi) aveva deciso di eseguirli.

Ma, come sappiamo, era fuori tempo massimo e venne sostituito da chi dava migliori garanzie di esecuzione: prima Monti, et voilà, ecco il pareggio di bilancio nella Carta costituzionale (revisione dell’art.81 e non solo) solo 6 mesi dopo, nel maggio 2012!

Poi Letta, che il 10 giugno 2013, in incredibile simultaneità col dettato di J.P.Morgan del 28 maggio 2013 [cfr. Il Bicameralismo (3) ] presenta il disegno di legge per la revisione costituzionale!

Verosimilmente, neppure Letta dava le “giuste” garanzie per giungere all’ultimo ed attuale premier, che deve solo raccogliere il testimone; al netto della riforma federalistica dello Stato (omaggio di Berlusconi alla Lega e forse uno dei principali motivi della sua inaffidabilità) la legge di revisione costituzionale sottoposta al referendum del 4 dicembre è infatti completamente in linea con i compiti affidati nel 2011 all’Italia da BCE ed UE con particolare riferimento alla riduzione significativa del numero dei parlamentari, all’abolizione delle province, alla maggiore efficienza dei meccanismi decisionali e al rafforzamento del ruolo dell’esecutivo e della maggioranza.

Appare evidente allora che gli autori della stessa REVISIONE non risiedono in Italia, ove albergano solo gli esecutori del progetto.

Un progetto che coglie la contraddizione attuale tra una Costituzione nazionale che si fonda sul principio lavoristico (art. 1″L’Italia è una repubblica fondata sul lavoro”) e perciò costituisce un ostacolo al principio fondante del mercato, della moneta unica, imposto dal governo sovranazionale.

Questa è la vera posta in gioco il 4 dicembre!

Autore: Stefano Stefàno

Mi chiamo Stefano Stefàno e sono un avvocato patrocinante in Cassazione del Foro di Roma, ove risiedo da quando sono nato nel 1957. Mi sono laureato presso l’Università degli Studi di Roma “La Sapienza” nel 1982. Quattro anni prima, nel 1978, avevo sostenuto gli esami di Diritto Costituzionale e Diritto Pubblico, studiando su “Istituzioni di Diritto Pubblico” di C.Mortati (1975) e “Lezioni di Diritto Costituzionale” di V.Crisafulli (1976). Ora mi rendo conto che quando ho fatto quei due esami la Carta costituzionale era bella ed ancora giovane e per questo forse che, dal basso dei miei ventanni, questa quasi coetanea mi affascinò e mi fece innamorare di Lei, un amore che ancora dura, anche ora che ha perso sì la Sua giovinezza (ma anch’io sono un po’ invecchiato), ma non certo la Sua bellezza ….. mail: studiolegalestefano@fiscolex.com pec: stefanostefano@ordineavvocatiroma.org

4 pensieri riguardo “12 novembre 2011”

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