Decreto Legge “vaccini”. Profili di incostituzionalità (3).

Questi sono i 3 ulteriori profili di incostituzionalità che è possibile ravvisare, dopo la pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale n. 130 del 7 giugno del Decreto Legge n. 73/2017.

 

3) L’assenza dei presupposti per l’adozione del provvedimento provvisorio con forza di legge, così come indicati dall’art. 77, 2°comma, della Costituzione; attesa la “straordinaria necessità ed urgenza” procrastinata per 19 giorni e poiché il Governo non indica quale sia lo stato di necessità che ne abbia legittimato l’adozione.

Sono trascorsi 19 giorni da quando il Consiglio dei Ministri, il 19 maggio, ha approvato un Decreto legge contenente “misure urgenti in materia di prevenzione vaccinale” (stando alla lettura del comunicato stampa n. 30) sino al momento in cui lo stesso (?) D.L. è stato pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 130 del 7 giugno.
19 giorni di gestazione sono davvero tanti per un provvedimento che, pur recando nella sua rubrica: “disposizioni urgenti“, nelle successive premesse, indica, nell’ordine:

  • di aver “visto l’art. 77 della Costituzione”;
  • di ritenere “la straordinaria necessita’ ed urgenza di emanare disposizioni per garantire in maniera omogenea sul territorio nazionale le attivita’ dirette alla prevenzione, al contenimento e alla riduzione dei rischi per la salute pubblica e di assicurare il costante mantenimento di adeguate condizioni di sicurezza epidemiologica in termini di profilassi e di copertura vaccinale”;
  • di aver visto ”la deliberazione del C.d.M. adottata nella riunione del 19.5.2017”.

Una contraddizione in termini; una cosa urgente, urge, si fa subito, come prescrive, per i decreti legge, il pur “visto” dal Governo art. 77, 2° comma, della Costituzione, [cfr.https://cipensoevotono.wordpress.com/2016/07/01/parte-ii-ordinamento-della-repubblica-titolo-i-sezione-ii-artt-70-82/]: se sussiste la “straordinaria necessità ed urgenza” ravvisata e si è lasciato trascorrere quasi 3 settimane, significa che: o il pericolo non c’era; o, se c’è, che la condotta del Governo è potenzialmente pericolosa per l’incolumità pubblica.

Ma il dubbio sulla sussistenza o meno del carattere dell’urgenza, che avrebbe costituzionalmente legittimato il D.L., viene fugato da una ulteriore premessa dello stesso provvedimento, che indica:

  • di ritenere altresì “necessario garantire il rispetto degli obblighi assunti delle strategie concordate a livello europeo e internazionale e degli obiettivi comuni fissati nell’area geografica europea”.

Ulteriore conferma del fatto che non sussiste alcuna situazione emergenziale cui far fronte con il decreto-legge in questione, che piuttosto sembra dare attuazione ad “obblighi” che sarebbero stati assunti dal nostro paese a “livello europeo ed internazionale”, quindi con ampio anticipo rispetto all’emanazione del decreto legge stesso.
Oltretutto, non viene in alcun modo specificato a quali accordi europei o internazionali si faccia riferimento.
Di fatto, non può non considerarsi che, nel settembre 2014, a Washington (USA), il ministro della sanità Lorenzin, unitamente al rappresentante dell’AIFA (agenzia italiana per il farmaco), parteciparono al Global Health Security Agenda (G.H.S.A.), ove il nostro paese “riceveva l’incarico” di guidare nei prossimi cinque anni a livello mondiale le strategie e le campagne vaccinali (cfr. comunicato stampa n. 387 del 29.9.2014 AIFA).

In conclusione, l’art. 77, 2°comma, Costituzione facoltizza il Governo ad adottare, sotto la sua responsabilità, provvedimenti provvisori con forza di legge, in casi straordinari di necessità ed urgenza.
Il Governo non indica nelle premesse del suo decreto quale sia lo “stato di necessità” (cui va ricondotto il sistema del decreto-legge, secondo la relazione del Presidente della Commissione della Costituzione, On. Ruini, nelle sedute del 16 e 17 ottobre 1947), cui far fronte, rendendo peraltro impossibile anche il successivo sindacato sulla sussistenza effettiva dei caratteri di necessità ed urgenza.
Dal provvedimento del Governo pertanto non emerge alcuna indicazione circa l’effettiva sussistenza di una diffusione della/e malattia/e “quale fatto che, secondo il diritto vivente, giustifica l’ordine sanitario ai genitori di sottoporre i figli a vaccinazione” (cfr. Corte Costituzionale, Sentenza n. 142/1983).
Verrebbero pertanto a mancare i presupposti per l’adozione del provvedimento provvisorio con forza di legge, così come indicati dall’art. 77, 2°co., Costituzione.

 

4) La mancata previsione, a carico dello Stato, di un’equa indennità per il caso di danno derivante da contagio o da altra apprezzabile malattia causalmente riconducibile alle nuove vaccinazioni obbligatoria imposte, riportato dal bambino vaccinato (o da altro soggetto a causa dell’assistenza personale diretta prestata al primo), in applicazione della sentenza n. 307/1990 della Corte Costituzionale; e la conseguente mancata previsione della copertura finanziaria, in relazione all’ articolo 81, 3°comma, della Costituzione.

Il Decreto Legge in parola abroga una serie di disposizioni, tra cui l’art. 3, 2°co., della Legge n. 51/1966, riguardante l’obbligatorietà della vaccinazione antipoliomielitica.
Orbene, quella legge è stata oggetto del sindacato della Corte Costituzionale, che, con la Sentenza n. 307 del 1990, dichiarò “l’illegittimità costituzionale della legge 4 febbraio 1966, n. 51 nella parte in cui non prevede, a carico dello Stato, un’equa indennità per il caso di danno derivante, al di fuori dell’ipotesi di cui all’art. 2043 c.c., da contagio o da altra apprezzabile malattia causalmente riconducibile alla vaccinazione obbligatoria antipoliomielitica, riportato dal bambino vaccinato o da altro soggetto a causa dell’assistenza personale diretta prestata al primo“.
Questo è un passaggio della motivazione della sentenza (punto 2): “con riferimento, invece, all’ipotesi di ulteriore danno alla salute del soggetto sottoposto al trattamento obbligatorio – ivi compresa la malattia contratta per contagio causato da vaccinazione profilattica – il rilievo costituzionale della salute come interesse della collettività non è da solo sufficiente a giustificare la misura sanitaria. Tale rilievo esige che in nome di esso, e quindi della solidarietà verso gli altri, ciascuno possa essere obbligato, restando così legittimamente limitata la sua autodeterminazione, a un dato trattamento sanitario, anche se questo importi un rischio specifico, ma non postula il sacrificio della salute di ciascuno per la tutela della salute degli altri. Un corretto bilanciamento fra le due suindicate dimensioni del valore della salute – e lo stesso spirito di solidarietà (da ritenere ovviamente reciproca) fra individuo e collettività che sta a base dell’imposizione del trattamento sanitario – implica il riconoscimento, per il caso che il rischio si avveri, di una protezione ulteriore a favore del soggetto passivo del trattamento“.
L’imposizione dell’obbligo del trattamento sanitario operata dal Decreto Legge sembra incorrere nello stesso vizio della precedente Legge sulla vaccinazione antipoliomielitica e lo espone pertanto ad analogo sindacato di legittimità costituzionale, in quanto non prevede alcuna indennità.
Nè potrebbe opporsi che, a seguito di tale sentenza della Corte, il legislatore fu costretto a riconoscere un indennizzo alle vittime proprio di queste conseguenze, con la legge n. 210/1992, art. 1, 1°comma, (e successive integrazioni: legge n. 229/2005) e che, quindi, ora, una legge esista; se, all’interno del D.L. non vi è alcuna norma di coordinamento con Legge del 1992 (nè con quella del 2005).
Coordinamento che invece sarebbe opportuno, anzi necessario, anche sotto l’ulteriore aspetto delle disposizioni finanziarie, di cui all’art. 7 del D.L., Continua a leggere “Decreto Legge “vaccini”. Profili di incostituzionalità (3).”

Decreto Legge “vaccini”. Profili di incostituzionalità (2).

Sono almeno 5 i possibili profili di incostituzionalità che è possibile ravvisare, dopo la pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale n. 130 del 7 giugno del Decreto Legge n. 73/2017, che triplica le vaccinazioni obbligatorie elevandole da 4 a 12.

1) La disparità di trattamento tra scuole dell’infanzia e scuola dell’obbligo a fronte della identica fattispecie della mancata presentazione della documentazione comprovante l’effettuazione delle vaccinazioni (art. 3, 3°co. D.L.); in violazione del principio di ragionevolezza della legge ed in relazione all’ articolo 3, 1°comma, della Costituzione.
Il provvedimento pubblicato distingue la disciplina della vaccinazione obbligatoria (art. 1) da quella dell’iscrizione scolastica (art. 3).
A differenza di quanto “annunciato”, da una parte ci sono le sanzioni pecuniarie per la mancata osservanza dell’obbligo (a prescindere dall’iscrizione scolastica), dall’altra le conseguenze scolastiche di tale inadempimento; superando così la disparità tra asilo e scuola dell’obbligo, circa l’applicabilità della sanzione pecuniaria, che ora colpisce entrambe le fattispecie.
Tuttavia, il D.L. mantiene, rispetto a quanto “annunciato”, la rilevata disparità di trattamento tra “servizi educativi per l’infanzia e scuole dell’infanzia” (da una parte) e gli “altri gradi d’istruzione” (dall’altra), sul versante della presentazione di idonea documentazione comprovante l’effettuazione delle vaccinazioni obbligatorie imposte dall’art. 1; elevandola a requisito di accesso, ma solo nel primo caso (art. 3, 3°co.).
A contrario, la mancata presentazione comporterà la sanzione della non iscrizione del bimbo/a ai servizi educativi per l’infanzia e scuole dell’infanzia, mentre – in linea col pur abrogato art. 47, 2°co., D.P.R. n. 1518/1967 – non comporterà il rifiuto dell’ammissione per l’alunno/a degli “altri gradi d’istruzione” scolastica (ovvero, della scuola c.d. dell’obbligo).
L’articolo 3, 3°co., del D.L. diventa così il cuore del provvedimento (poichè la sanzione pecuniaria amministrativa, pur se con importi sensibilmente inferiori, è già vigente nel nostro ordinamento per tali fattispecie) venendo a costituire la leva su cui agire ed il deterrente per forzare l’ottemperanza all’obbligo della triplicazione delle vaccinazioni.
Qui occorre appuntare maggiormente l’attenzione, allora, per verificare se detta forzatura non travalichi i limiti della legittimità costituzionale.
Ora, se:
– dallo stesso fatto della mancata presentazione della documentazione;
– discendono differenti trattamenti tra “servizi educativi per l’infanzia e scuole dell’infanzia” e gli “altri gradi d’istruzione“;
– per lo stesso diritto fondamentale (come l’aggettivo “altri“, preceduto dall’articolo determinativo, tradisce);
– continua a ravvisarsi la violazione dell’art. 3, 1°comma, della Nostra Costituzione.
Anche in considerazione delle conclamate, esigenze di “straordinaria necessità ed urgenza“, che (qualora sussistenti, ancorchè non meglio precisate) sarebbero in contraddizione manifesta con la summenzionata disparità di trattamento prevista dall’art. 3, 3°co., del D.L.
Come se il caso straordinario si fermasse al termine della scuola materna, per poi rientrare nei ranghi dell’ordinarietà con l’esordio in prima elementare.
E si consideri che, tale disparità, trattandosi di bambini/e che crescono, potrebbe paradossalmente riguardare la stessa persona, in fasi differenti della sua vita.
L’evidente incongruità di tale disposizione, rispetto al fine che il Governo dichiara di perseguire, induce a ritenere violato anche il principio di ragionevolezza della legge, così come elaborato nel corso degli anni dalla Corte Costituzionale.

2) La compressione della libertà di scelta in ordine a un trattamento sanitario tramite la triplicazione delle vaccinazioni obbligatorie (art. 1, 1°co. D.L.); in violazione ancora del principio di ragionevolezza, imposto dall’articolo 3 della Costituzione ed in raccordo con la violazione dell’articolo 32, 2°comma, Costituzione, per  cui “la legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana” [quest’ultimo punto, autorevolmente proposto dal Vice Presidente emerito della Corte Costituzionale, Prof. Paolo Maddalena].

La seconda violazione dell’art. 3 Costituzione emerge dalla lettura del Decreto Legge n. 73/2017 ed in particolare dell’art. 1, 1°comma, laddove vengono prescritti i 12 vaccini (dalla lettera “a” alla lettera “n”) in raccordo con la violazione dell’art. 32, comma secondo, secondo periodo, nel quale si legge che “la legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana” [cfr. Parte I Diritti e Doveri dei Cittadini Titolo II (Artt. 29-34)].
Finché si trattava di quattro vaccinazioni obbligatorie ritenute necessarie dalla Comunità scientifica, si poteva anche invocare il principio di “solidarietà sociale” di cui all’art. 2 Costituzione, ma ora che si tratta di 12 vaccinazioni, i cui effetti dannosi sono stati fatti presenti da illustri scienziati di tutto il mondo, vengono in prima evidenza i “limiti” che la legge deve rispettare, e non è dubbio che questi limiti sono stati superati proprio in virtù del “principio ermeneutico della ragionevolezza” imposto dall’art. 3 Costituzione [cfr. PRINCIPI FONDAMENTALI (artt. 1-12)].
Dunque la legge che toglie la libertà di scelta in ordine a un trattamento sanitario, deve dichiararsi costituzionalmente illegittima per “mancato rispetto della persona umana” (violazione della libertà di scelta) e per “irragionevolezza”.

Queste due censure, entrambe in relazione all’articolo 3 della Costituzione, e la seconda anche in raccordo con l’art. 32, 2°comma ella Costituzione, costituiscono pertanto le fondamentali pregiudiziali di incostituzionalità del Decreto Legge n. 73/2017, in particolare dell’art. 1, 1°comma, nonchè dell’articolo 3, 3° comma.

Circa infine la valutazione della congruità della sanzione pecuniaria amministrativa, occorre invece rilevare che essa appartiene, per costante insegnamento della Corte Costituzionale (Ordinanza n. 264/2007; Sentenza n. 68/2012) alla discrezionalità del legislatore, con il solo limite della manifesta irragionevolezza, che può ravvisarsi a fronte di sperequazioni sanzionatorie tra fattispecie omogenee non sorrette da alcuna ragionevole giustificazione (per cui, in difetto della indicazione di fattispecie omogenee che impongano sanzioni inferiori, su questo punto, gli unici rilievi potranno essere fatti nel merito politico).


Dalla pubblicazione del Decreto Legge n. 73/2017 emergono poi altri possibili profili di incostituzionalità, che dovranno essere tuttavia oggetto di ulteriore riflessione:
A) Il tempo trascorso tra la deliberazione del Consiglio dei Ministri e quello della pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale del D.L.
B) La “straordinaria necessità ed urgenza“.
C) L’illegittimità costituzionale della Legge 4 febbraio 1966, n. 51.
D) La scuola dell’infanzia.

Saranno oggetto di analisi dettagliata nell’ultimo articolo.

 

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Decreto Legge “vaccini”. Profili di incostituzionalità (1).

Questi sono i possibili profili di incostituzionalità che è possibile ravvisare, dopo la pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale n. 130 del 7 giugno del Decreto Legge n. 73/2017, che triplica le vaccinazioni obbligatorie elevandole da 4 a 12:
1) la disparità di trattamento tra scuole dell’infanzia e scuola dell’obbligo a fronte della identica fattispecie della mancata presentazione della documentazione comprovante l’effettuazione delle vaccinazioni (art. 3, 3°co. D.L.); in violazione del principio di ragionevolezza della legge ed in relazione all’ articolo 3, 1°comma, della Costituzione;
2) la compressione della libertà di scelta in ordine a un trattamento sanitario tramite la triplicazione delle vaccinazioni obbligatorie (art. 1, 1°co. D.L.); in violazione ancora del principio di ragionevolezza, imposto dall’articolo 3 della Costituzione ed in raccordo con la violazione dell’articolo 32, 2°comma, della Costituzione per  cui “la legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana” (quest’ultimo punto, autorevolmente proposto dal Vice Presidente emerito della Corte Costituzionale, Prof. Paolo Maddalena).

Viceversa, per questi ulteriori profili, sarà opportuno un supplemento di riflessione:
3) l’assenza dei presupposti per l’adozione del provvedimento provvisorio con forza di legge, così come indicati dall’art. 77, 2°comma, della Costituzione; attesa la “straordinaria necessità ed urgenza” procrastinata per 19 giorni e poiché il Governo non indica quale sia lo stato di necessità che ne abbia legittimato l’adozione;
4) la mancata previsione, a carico dello Stato, di un’equa indennità per il caso di danno derivante da contagio o da altra apprezzabile malattia causalmente riconducibile alle nuove vaccinazioni obbligatorie, riportato dal bambino vaccinato o da altro soggetto a causa dell’assistenza personale diretta prestata al primo, in applicazione della sentenza n. 307/1990 della Corte Costituzionale; e la conseguente mancata previsione della copertura finanziaria, in relazione all’ articolo 81, 3°comma, della Costituzione;
5) la negazione dell’accesso al sistema educativo di istruzione e di formazione, nella articolazione specifica della scuola dell’infanzia, per il caso della mancata presentazione della documentazione comprovante l’effettuazione delle vaccinazioni (art. 3, 3°co. D.L.); in relazione all’art. 34, 1°comma della Costituzione (forse anche all’art. 2) ed al principio del bilanciamento dei diritti.

Ciascuno di questi profili sarà analizzato ed illustrato nei prossimi articoli; ma prima di entrare nel dettaglio può essere utile fare un piccolo passo indietro.


Si parte allora dal comunicato stampa n. 30 del Consiglio dei Ministri del 19.5.2017, che annunciava (testuale): ” Il Consiglio dei Ministri,  su proposta del Presidente Paolo Gentiloni e della Ministra della Salute Beatrice Lorenzin, ha approvato un decreto legge contenente misure urgenti in materia di prevenzione vaccinale “.

Il passato prossimo del verbo, rafforzato dalla conclamata urgenza, autorizzava l’auspicio di una immediata pubblicazione del provvedimento ……. che però ha tardato a palesarsi; nell’attesa della pubblicazione, per giorni (settimane) si è dovuta fondare l’attenzione solo sullo scarno comunicato del Governo, sulla cui base tuttavia era già possibile individuare 3 possibili profili di incostituzionalità:
A) l’applicabilità delle sanzioni amministrative pecuniarie per ciascun anno dell’intero percorso della scuola dell’obbligo; in relazione agli articoli 24 e 111 della Costituzione;
B) la disparità di trattamento tra scuole dell’infanzia e scuola dell’obbligo a fronte di una identica fattispecie, la mancata presentazione della documentazione comprovante l’effettuazione delle vaccinazioni; in violazione del principio di ragionevolezza della legge ed in relazione all’ articolo 3 Costituzione [cfr. PRINCIPI FONDAMENTALI (artt. 1-12)];
C) la perdita della responsabilità genitoriale, in forza della irragionevolezza degli automatismi legislativi, recentemente riaffermata dalle pronunce della Corte Costituzionale (C. cost. 23.02.2012, n. 31 e C. cost. 23.01.2013, n. 7); in relazione agli articoli 3 e 117 della Costituzione.

Dopo la pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale n. 130 del 7 giugno del Decreto Legge, il quadro si è modificato.

La prima pregiudiziale (A) sembra essere superata.
“Al fine di rendere cogente l’obbligo di vaccinazione, il decreto eleva le sanzioni amministrative pecuniarie attualmente previste per la sua violazione, le quali saranno applicabili per ciascun anno dell’intero percorso della scuola dell’obbligo”. 
Così si leggeva sul comunicato stampa del Consiglio dei Ministri n. 30 del 19.5.2017.
Tuttavia, l’articolo 1, 4°co., del D.L. pubblicato, non fa menzione della ventilata applicazione reiterata della sanzione per ciascun anno dell’intero percorso della scuola dell’obbligo, che avrebbe potuto violare il principio del ne bis in idem; distinguendo così l’applicazione della sanzione per il caso di mancata osservanza dell’obbligo vaccinale (art. 1) dalle procedure relative all’iscrizione scolastica dell’obbligo (art. 3).

La terza pregiudiziale (C) sembra anch’essa superata.
Senza ripetere quanto già scritto sul punto in materia di irragionevolezza degli automatismi legislativi, il D.L. non scrive esplicitamente che l’inadempimento dell’obbligo vaccinale comporta la perdita della responsabilità genitoriale, alla stregua del citato art. 569 c.p., ma si ferma prima, “limitandosi” a prescriverne la segnalazione alla Procura della Repubblica presso il Tribunale dei Minorenni, adottando la formula neutra ”per gli eventuali adempimenti di competenza”. Anche se non viene esclusa, tuttavia, la possibilità che vengano adottati dal Tribunale per i Minorenni, provvedimenti temporaneamente limitativi della responsabilità genitoriale.

Occorrerà tuttavia riflettere su questi ulteriori aspetti, che nascono ora dal combinato disposto (A + C).
I genitori esercenti la responsabilita’ genitoriale e i tutori che, a seguito di contestazione da parte dell’azienda sanitaria locale territorialmente competente, NON provvedano, nel termine indicato nell’atto di contestazione, a far somministrare al minore il vaccino ovvero la prima dose del ciclo vaccinale, incorrono:
– nella imposizione della sanzione amministrativa pecuniaria da euro 500,00 a euro 7.500,00
– nella segnalazione dell’inadempimento dell’obbligo vaccinale alla Procura della Repubblica presso il Tribunale per i Minorenni per gli eventuali adempimenti di competenza.
Dallo stesso fatto dell’inadempimento dell’obbligo vaccinale derivano pertanto 2 procedimenti distinti e separati.
Così disponendo però il Governo, con l’applicazione della sanzione amministrativa pecuniaria in combinato disposto con la segnalazione alla Procura della Repubblica presso il Tribunale per i Minorenni, di cui agli artt. 1, comma 4 e 5, del D.L., viola il principio del ne bis in idem, che impone invece come, non solo una persona non deve essere punita due volte, ma anche che non deve subire un doppio procedimento per lo stesso fatto.
Pur nell’ambito del procedimento penale, la Corte ha affermato come tra “i diritti fondamentali, e costituzionalmente rilevanti, della persona …… non può non annoverarsi il «principio di civiltà giuridica, oltre che di generalissima applicazione» (ordinanza n. 150 del 1995) espresso dal divieto di bis in idem”, precisando poi “benché non riconosciuto espressamente dalla lettera della Costituzione, tale principio è infatti immanente alla funzione ordinante cui la Carta ha dato vita, perché non è compatibile con tale funzione dell’ordinamento giuridico una normativa nel cui ambito la medesima situazione giuridica possa divenire oggetto di statuizioni giurisdizionali in perpetuo divenire …. se così fosse, a essere violati sarebbero anche gli artt. 24 e 111 Cost., ai quali il principio del ne bis in idem va collegato in via generale (ordinanza n. 501 del 2000)”.
Da segnalare, infine, un recentissimo provvedimento della Corte europea diritti dell’uomo, Sentenza Simkus contro Lituania n. 41788/11, depositata il 13 giugno 2017, che va nella stessa direzione indicata dalla Corte.

Chiusa questa parentesi, la seconda pregiudiziale (B) non è comunque superata, e da essa si partirà dunque per illustrare i profili di incostituzionalità ravvisati nel Decreto Legge n. 73/2017.

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