La partita elettorale e la posta in gioco.

Certe volte è ancora utile leggere i giornali, laddove fanno chiarezza e svelano involontariamente verità altrimenti occulte.

Ieri, domenica 7 gennaio, su”Il Sole 24 Ore”, c’erano addirittura due articoli, di cui è opportuna la lettura comparata.

Il primo, di Sergio Fabbrini, si intitola “Il 4 marzo la grande sfida tra europeisti e sovranisti” ha il pregio di dire le cose come sono.

Sostiene Fabbrini che la “divisione fondamentale [è] quella tra chi pensa di governare una Italia indipendente [orrore] e chi invece una Italia integrata: chiamo i primi indipendentisti [nel titolo erano “sovranisti”, censura additiva] i secondi europeisti“.

Naturalmente, del gruppo indipendentista l’alfiere da attaccare, prospettandogli la fine di Tsipras, chi può essere? “il candidato premier dei Cinque Stelle“, perché ragiona “come se disponessimo [ancora] della sovranità monetaria e dell’autonomia di bilancio“.

[Fabrini: una volta disponevamo della sovranità monetaria, da chi e per quali scopi è stata ceduta?]

Del gruppo degli europeisti, “che riconosce l’interdipendenza [leggi: cessione] soprattutto monetaria dell’Italia“, i portabandiera sono i partiti “eredi dei 3 governi di coalizione (Letta, Renzi, Gentioloni) succeduti in questa legislatura“.

La perla: “riforme come quella del Jobs Act o del sistema bancario o del sistema costituzionale [si rosica per il passato, si minaccia per il futuro] …vanno giudicatein relazione alla loro capacità di promuovere gli interessi del nostro Paese nel sistema dell’interdipendenza europea“.

L’uso del termine “interdipendenza” è una manomissione delle parole, che tende a camuffare il significato reale di “cessione”: le cosiddette riforme dei governi PD, tra le quali va ricompresa pure quella costituzionale, sono state tutte finalizzate alla interdipendenza/cessione  di sovranità “soprattutto monetaria” (peccato che all’epoca del  Referendum del 4 dicembre non ce l’avevano cantata così, ma il Popolo – cui appartiene la Sovranità – aveva comunque capito l’antifona che gli volevano sottrarre qualcosa).

Dal che discende una seconda riflessione; chi ha deciso, e quando, che gli interessi del nostro Paese siano quelli della interdipendenza europea, cioè: della ulteriore cessione di sovranità, non solo monetaria?

Ricordarsi sempre l’articolo 1 della Costituzione; quando si parla di Sovranità, si parla di Noi, dei cittadini, dell’intero corpo elettorale: del Popolo.

Le prossime elezioni dovranno dunque stabilire quale, tra queste due fondamentali posizioni, potrà guidare l’Italia per il futuro“; l’autore è qui chiarissimo nell’indicare lo scenario e la posta in gioco, come è altrettanto limpido quando delinea in conclusione l’obiettivo della coalizione “europeista”.

Se si affermerà la coalizione dell’interdipendenza europea [PD e Forza Italia] l’Italia potrà far parte del gruppo centrale dei paesi impegnati a costruire una unione politica che garantisca [occhio] il mercato unico e la democrazia liberale“, più chiaro di così!

Sempre in prima pagina, c’è però un altro articolo, di Alessandro Plateroti, “Se la Borsa supera il Pil c’è poco che festeggiare“.

Cosa è successo. A fine 2017, il valore globale delle azioni quotate sui mercati (capitalizzazione) ammonta a quasi 80 mila miliardi di dollari; il Pil globale raggiungerà, stime FMI, a mala pena i 78 mila mliardi.

E’ la seconda volta che accade (la prima fu nel 2007 e tutti ricordiamo come è andata a finire), ma non interessano qui la previsioni finanziarie.

Se la speculazione prevale sulla creazione di ricchezza reale, le asimmetrie e le distorsioni tra i due mondi potrebbero diventare socialmente ed economicamente esplosive“, ci rammenta Plateroti.

Che aggiunge, infine [attenzione]: “se il rendimento speculativo viene garantito dai governi grazie ai soldi dei contribuenti (gli aiuti straordinari delle banche centrali, alla fine, chi li paga?) mentre il reddito industriale e quello del lavoro restano tassati a morte, cade anche ogni speranza di un futuro migliore per il lavoro e per chi vive solo di stipendio“, più chiaro di così!

Dunque, la partita elettorale sembra essere, come scrive Fabrini:

MERCATO UNICO (democrazia liberale, interdipendentisti europei, cedenti ad oltranza della nostra Sovranità)                 –  rappresentati dalle coalizioni del PD e di Forza Italia

contro

INDIPENDENDENTISTI (sovranisti o, anche, populisti)  – rappresentati dalla lista del M5S

Ma il Mercato (e i governi e le banche centrali: cioè, la democrazia liberale di Fabrini)  è anche quello che sta producendo la catastrofe lucidamente delineata da Plateroti.

In realtà allora la posta in gioco è Mercato (Concorrenza e Stabilità dei Prezzi) contro Lavoro (Sovranità del Popolo).

O, anche, Costituzione (art.1) contro Trattati UE (art.3).

Del resto, tra le fila dei rappresentanti del Mercato Unico (ovvero, i mercanti) ci sono coloro che hanno cercato, invano, di attentare alla Costituzione, nel 2016 e nel 2006; tra quelle dei populisti, coloro che sono riusciti a difenderla, per non vedersi sottratta la loro sovranità.

Chiarissimo!

Autore: Stefano Stefàno

Mi chiamo Stefano Stefàno e sono un avvocato patrocinante in Cassazione del Foro di Roma, ove risiedo da quando sono nato nel 1957. Mi sono laureato presso l’Università degli Studi di Roma “La Sapienza” nel 1982. Quattro anni prima, nel 1978, avevo sostenuto gli esami di Diritto Costituzionale e Diritto Pubblico, studiando su “Istituzioni di Diritto Pubblico” di C.Mortati (1975) e “Lezioni di Diritto Costituzionale” di V.Crisafulli (1976). Ora mi rendo conto che quando ho fatto quei due esami la Carta costituzionale era bella ed ancora giovane e per questo forse che, dal basso dei miei ventanni, questa quasi coetanea mi affascinò e mi fece innamorare di Lei, un amore che ancora dura, anche ora che ha perso sì la Sua giovinezza (ma anch’io sono un po’ invecchiato), ma non certo la Sua bellezza ….. mail: studiolegalestefano@fiscolex.com pec: stefanostefano@ordineavvocatiroma.org

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