PANDEMIA CORONAVIRUS 1.AMBIENTE siamo tutti nella stessa barca

Il COVID 19 è Calamità Naturale, “Cigno Nero”, oppure evento prevedibile?

Oggi è l’EARTH DAY, la Giornata Mondiale della Terra.

Celebriamola cercando di capire quali possano essere le CAUSE dell’ultimo CORONAVIRUS, primo passo per affrontare seriamente questa crisi, consapevoli, con scienza e coscienza, che se non studi le origini di un fenomeno, difficilmente lo rimuovi.

Se partiamo da qui, se vogliamo scorgere le CAUSE scatenanti del COVID-19, dobbiamo parlare dell’AMBIENTE.

Dovremmo cercare di capire: se il CORONAVIRUS sia una CALAMITA’ NATURALE, un “CIGNO NERO” o, per caso, un’evento prevedibile? Perché queste epidemie accadano oggi con più frequenza rispetto al passato? Se l’azione della nostra specie sulla natura, incida o sia neutrale? Quale sia la connessione tra la frantumazione dell’ecosistema, l’alterazione delle biodiversità, e la “virosfera”: virus, batteri, funghi, e gli altri microrganismi ? Perché siano aumentati i microrganismi che fanno il salto dall’animale all’uomo diventando generatori (patogeni) di malattie infettive?

Per porsi queste domande, occorre sentire proprio il bellissimo principio di Alexander Von Humboldt, che due secoli fa ci ammoniva, ricordandoci come la Natura sia una rete in cui tutto è connesso; ma, poste correttamente queste domande, la soluzione del problema “scorgere le cause dell’ultimo CORONAVIRUS” non dovrebbe essere poi complicata.

Metterebbe tuttavia a dura prova di verifica la reale volontà di risolvere il problema conseguente e successivo, per il Bene dell’Umanità: “rimuovere le cause dell’ultimo CORONAVIRUS“; ma, questo, è un altro discorso …..

Le risposte, dunque; una prima idea potremmo farcela vedendo il bel film “CONTAGION” di Steven Soderbergh del 2011, per approfondire poi basterebbe leggere “SPILLOVER” di David Quammen, scritto dallo scrittore statunitense nel lontano 2012 ed oggi tornato d’attualità.

Innanzitutto, dice Quammen, occorre prendere dimestichezza con un termine vagamente tecnico, ZOONOSI: “Quando un patogeno fa il salto da un animale ad un essere umano e si radica nel nuovo organismo come agente infettivo, in grado talvolta di causare malattia o morte, siamo in presenza di una zoonosi” (Cfr. David Quammen, “SPILLOVER“, D.Quammen, Adelphi Edizioni S.p.A., 2014, pag. 21).

Le ZOONOSI sono dunque una specie del genere malattie infettive (ad esempio, Ebola, la Peste Bubbonica, tutti i tipi di Influenza, la Rabbia, l’Antrace, ecc.); non tutte le malattie infettive dunque sono zoonotiche (tipo: vaiolo umano, poliomielite, morbillo, ecc.), quest’ultime non contemplano infatti il salto animale-uomo (spillover) e, per inciso, proprio tale caratteristica le rende più facilmente eradicabili.

Quasi tutte le ZOONOSI vengono trasmesse da sei tipi di microrganismi (virus, batteri, funghi, protisti, prioni, vermi); il loro insieme è definito VIROSFERA.

Questo termine, ZOONOSI, avverte tuttavia Quammen: “E’ una parola del futuro, destinata a diventare assai più comune nel corso di questo secolo ” (Cfr. ibidem ).

Perché?

Basta elencare le epidemie degli ultimi 50 anni! Machupo (1959); Marburg (1967); Lassa (1969); Ebola (1976); HIV-1 (1981); HIV-2 (1986); Sin Nombre (1993); Hendra (1994); Influenza Aviaria (1997); Nipah (1998); Febbre del Nilo (1999); SARS-COV (2003) e, da, ultimo il SARS-COV 2, che sta ora generando la malattia COVID 19.

Si potrebbe pensare che questa lista sia una sequenza di eventi tragici ma non correlati, una serie di sfortunate coincidenze che ci hanno colpito per motivi imperscrutabili. Messa così, Machupo, HIV e SARS-COV sono, in senso sia figurato che letterale, “calamità naturali“, dolorosi accidenti al pari di terremoti, eruzioni vulcaniche e meteoriti, di cui si possono forse minimizzare le conseguenze ma che rimangono inevitabili. E’una posizione passiva e quasi stoica, ed è sbagliata” (Cfr. ivi, pag. 42).

Che sia chiaro da subito – prosegue Quammen – c’è una correlazione tra queste malattie che saltano fuori una dopo l’altra e non si tratta di meri accidenti ma di conseguenze non volute di nostre azioni. Sono lo specchio di due crisi planetarie convergenti: una ecologica ed una sanitaria” (Cfr. ivi, pag. 42).

Ma come fanno questi patogeni a compiere lo spillover (il salto animale-uomo) e perché ciò sta avvenendo ora con maggiore frequenza?

“Perché, da un lato, la devastazione ambientale causata dalla nostra specie sta creando nuove occasioni di contagio con i patogeni; dall’altro, la nostra tecnologia e i nostri modelli sociali contribuiscono a diffonderli in modo ancor più rapido e generalizzato”(Cfr. ivi, pag. 43).

David Quammen indicava già nel 2012 tre elementi da considerare.

  1. Lato specie umana. Le attività della nostra specie; causa della disintegrazione dei vari ecosistemi, attraverso, ad esempio, la deforestazione, la costruzione di strade ed infrastrutture, l’aumento degli insediamenti urbani e del consumo di suolo, l’inquinamento, il cambiamento climatico o, più ampiamente, “il commercio internazionale di beni la cui produzione comporta uno o più problemi sopradescritti e tutte le altre attività dell’uomo civilizzato che hanno conseguenze sul territorio” (Cfr. ivi, pag. 43); il fatto nuovo è che oggi siamo 7 miliardi e con nuovo tecnologie, sempre più raffinate.
  2. Lato microrganismi. La VIROSFERA è costituita da milioni di microrganismi, in gran parte sconosciuti, ed il loro habitat più diffuso è costituito dalle foreste tropicali, ove formano un perfetto ed equilibrato ecosistema all’interno delle cellule vive di qualche altro organismo (animale o pianta), creando quasi una relazione benevola di mutuo soccorso.
  3. Lato specie umana/microrganismi. Le attività della nostra specie (sub 1) quando impatta con gli habitat precipui dei microrganismi (sub 2) causa frequentemente la disintegrazione dell’ecosistema ove essi sono parte integrante. “Là dove si abbattono gli alberi e si uccide la fauna, i germi del posto si trovano a volare in giro come polvere che si alza dalle macerie. Un parassita disturbato nella sua vita quotidiana e sfrattato dal suo ospite abituale ha due possibilità: trovare un “nuovo tipo di casa” o estinguersi. Dunque non c’è l’hanno con noi, siamo noi a essere diventati molesti, visibili ed assai abbondanti” (Cfr. ivi, pag. 44).
  4. 1+2+3. La sintesi, ovvero la conseguenza, è già ora la sempre più frequente comparsa di patogeni in ambiti più vasti di quelli originari e, magari, anche più affidabili (non fosse altro che per il numero) come la specie umana; in finale, infettare l’uomo anziché la renna artica, garantisce sicuramente maggiori possibilità di sopravvivenza e proliferazione!

Il libro “SPILLOVER” di David Quammen, del 2012, offre tantissimi ulteriori spunti di riflessione e di analisi ed, oltretutto, è scritto, malgrado l’argomento trattato (sicuramente non gradevole) in modo chiaro, semplice e godibile, per cui chi fosse interessato può approfondire tali questioni autonomamente, che è sempre la cosa migliore.

Per quello che qui concerne questa breve disamina, invece, può senz’altro darsi per acquisito, credo, il primo punto dell’ordine del discorso, circa le CAUSE della pandemia; la malattia COVID-19, come le altre malattie zoonotiche che l’hanno preceduta, non sono calamità naturali ma sono conseguenze non volute di nostre azioni, più precisamente della devastazione ambientale causata dalla nostra specie sul Pianeta Terra.

Prossima domanda. La devastazione ambientale causata dalla nostra specie è connessa o meno con l’attuale e determinato modello di sviluppo (o modo di produzione)?

Ma prima di vedere questo tema, occorrerà affrontare il problema della TUTELA DELLA SALUTE PUBBLICA., cui allude necessariamente qualsiasi malattia infettiva

(Avv. Stefano Stefàno)

© Riproduzione possibile DIETRO ESPLICITO CONSENSO dell’AUTORE

Autore: Stefano Stefàno

Mi chiamo Stefano Stefàno e sono un avvocato patrocinante in Cassazione del Foro di Roma, ove risiedo da quando sono nato nel 1957. Mi sono laureato presso l’Università degli Studi di Roma “La Sapienza” nel 1982. Quattro anni prima, nel 1978, avevo sostenuto gli esami di Diritto Costituzionale e Diritto Pubblico, studiando su “Istituzioni di Diritto Pubblico” di C.Mortati (1975) e “Lezioni di Diritto Costituzionale” di V.Crisafulli (1976). Ora mi rendo conto che quando ho fatto quei due esami la Carta costituzionale era bella ed ancora giovane e per questo forse che, dal basso dei miei ventanni, questa quasi coetanea mi affascinò e mi fece innamorare di Lei, un amore che ancora dura, anche ora che ha perso sì la Sua giovinezza (ma anch’io sono un po’ invecchiato), ma non certo la Sua bellezza ….. mail: studiolegalestefano@fiscolex.com pec: stefanostefano@ordineavvocatiroma.org

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