La Funzione Legislativa (3)

Slogan: fabulae & frottole

Concludiamo l’analisi dell’articolo 10 della Legge di Revisione (in calce a La Funzione Legislativa (1)) che ambisce a sostituire integralmente l’articolo 70 della Costituzione. Ricordiamo che siamo nella sezione relativa alla Formazione delle Leggi (Titolo: Parlamento), che inizia proprio con l’articolo 70; oggetto: la Funzione legislativa.

Dopo aver esaminato l’aspetto sovrastrutturale del linguaggio, e quello strutturale del diritto, completiamo il trittico soffermandoci sull’aspetto meta-strutturale della propaganda; meno importante degli altri due, ma pur sempre da non sottovalutare.

Soprattutto in presenza di una campagna referendaria che si nutre tanto di slogan, poco di merito: oligarchica (o keynesiana”i discorsi intellettuali e le nozioni scientifiche passano sulla testa della vasta massa dì elettori, più o meno analfabeti“, vedi Perché questo blog), salvo poi strapparsi le vesti di dosso, ad urne referendarie chiuse, se il popolo-bue non ha abboccato (do you remember Brexit? Brexit: i rischi del referendum).

Il motto di questo blog è invece: conoscere per decidere; il suo modesto scopo è quello di coniugare il richiesto intervento popolare di Noi cittadini con l’acquisizione di maggiori elementi di conoscenza, per decidere.

Ma perché questo lavoro lo deve fare un semplice Cittadino, anziché, non dico i giornali, ma almeno la RAI; semplice, perché il Popolo, CUI APPARTIENE LA SOVRANITÀ – se lo trapanino in testa tutte le élite Elites – più ricerca ed acquisisce elementi di conoscenza e più andrà a votare al referendum di revisione costituzionale esprimendo un No convinto.

Non ci credete? Lasciamo gli slogan, andiamo nel merito, leggiamo, pensiamo. E allora: la semplificazione legislativa è uno degli slogan più gettonati da parte dei sostenitori della revisione costituzionale 2016 [ma, anche di quelli del 2005], riguarda con tutta evidenza proprio quest’articolo, de te fabula narratur. Vediamo un po’, il vigente articolo 70 prevede per l’esercizio della funzione legislativa ordinaria un unico iter (espresso con limpida efficacia da 1 comma di 9 parole); l’articolo 10 della Legge di Revisione vorrebbe sostituirlo con la creazione di “circa” 10 iter legislativi differenziati (espressi da 1o comma di n parole di difficile lettura ed ancor più oscura interpretazione) [“circa”, poiché non tutti gli osservatori concordano sul numero …..].

La ristrettezza culturale, la manomissione delle parole, la bruttezza stilistica, è già stata evidenziata “ictu oculi” col primo intervento su La Funzione Legislativa (1) (per favore, leggetevi solo la prima frase dell’art. 70 revisionato e ditemi se non avete avuto bisogno delle bombole d’ossigeno prima di arrivare al sospirato punto!); altrettanto “a colpo d’occhio”risulta chiaro ed evidente che spacciare per semplificazione legislativa la sostituzione del attuale unico iter legislativo con ben 10 “circa” diversi percorsi legislativi è una fabula, anzi no una frottola, di cui non è necessario essere laureati in giurisprudenza per rendersene conto (ed anche perché pure a costoro la semplice lettura dell’articolo risulta assai ostica).

Ed ancora (questa forse è meno”ictu oculi“,”a colpo d’occhio”); se esce poi fuori, per caso, una materia non incasellabile nel letto di Procuste dei circa 10 iter costruiti a priori dal nostro illuminato legislatore revisionista, che faranno, come semplificano? E qui chiudiamo il cerchio, tornando al concetto di norma generale ed astratta, visto col secondo intervento su La Funzione Legislativa (2); geniaccio di legislatore revisionista: 1 iter è generale, astratto, copre tutto, sicuro; 10 iter è particolare, specifico, ma Tu sei così sicuro che hai previsto tutto, perché se scendi nel particolare li devi prevedere proprio tutti gli iter – e come fai? – altrimenti sei solo presuntuoso.

Altro slogan dei revisionisti odierni [che ricopiano quelli del 2005]: il superamento del bicameralismo, questa battuta non riguarda solo l’articolo 70, ma da esso parte; quindi è bene farci i conti da subito. Ve lo ricordate il primo comma, anzi la prima frase, dell’art. 70 revisionato, che per leggerlo tutto ed arrivare alla fine occorrono le bombole. Bene, quel I°comma così lungo e farraginoso, indica tutti casi in cui la funzione legislativa continua ad esser esercitata dalle due Camere; la rilevata lunghezza del I°comma sta lì ad indicarci che i casi non sono pochi [quantità]; il fatto che sia proprio il comma primo ci dice quello è il procedimento “ordinario”, gli altri “circa”9 sono pertanto residuali (cfr. incipit II°comma: “le altre leggi …”) [relazione]; la circostanza che il procedimento dettato dal I°comma preveda le leggi di revisione costituzionale e le altre leggi costituzionali ci informa infine che quello è il procedimento “fondamentale”[qualità]. Insomma, signori legislatori revisionisti, ma di che superamento del bicameralismo state parlando, pensate proprio che non sappiamo neppure leggere? Questa del superamento del bicameralismo è un’altra frottola, sotto 3 aspetti: quantitativo, relazionale e qualitativo!

Basta. Non ne posso più delle frottole. Mi fermo qui. Un altro “economista” scrisse una volta “presuppongo naturalmente lettori che vogliano imparare qualcosa di nuovo e che quindi vogliano anche pensare da sé”.
Appunto, (se) ci penso, voto No.

 

P.S. 1

Dopo il fallimento del referendum Brexit, gli apprendisti stregoni che lo proposero starnazzarono contro il Popolo, sostenendo che materie così complesse non fossero alla portata di Costui e non dovessero dunque essere sottoposte al Suo vaglio, of course. In attesa che le élite ci forniscano i test (magari tipo INVALSI?) con cui, prima di entrare nella cabina elettorale, sarà valutato il Popolo – elettorato attivo – sarà opportuno che l’elettorato passivo, quanto meno a livello parlamentare, dia il buon esempio applicando  da subito lo stesso principio. Anche perché se sbaglia a votare un Cittadino, vale uno; se sbaglia il parlamentare legislatore fa un danno che si ripercuote su tutti i Cittadini. Quindi a maggiori responsabilità dell’elettorato passivo corrisponderà l’applicazione dello stesso principio invocato per l’elettorato attivo, ma in modo più rigoroso; alziamo l’asticella. Ovvero: per poter procedere alla legiferazione in materia costituzionale, il buon legislatore mi deve dimostrare (senza test INVALSI -ti piace vincere facile – ma col libretto universitario alla mano) di aver superato almeno gli esami di diritto pubblico e di diritto costituzionale, così, per par condicio, altrimenti non puoi votare.

P.S. 2

La Carta fu l’esito di una lunga incubazione che cominciò sotto il fascismo e crebbe in consapevolezza e urgenza con la guerra e la Resistenza (vedi articolo Calamandrei e la Costituzione). In quella stagione veramente costituente, grande e vivace era l’attenzione per la pubblica opinione: nei governi Parri e De Gasperi, il MINISTERO per la COSTITUENTE, affidato a Nenni, promosse via radio e stampa un’intensa campagna di ALFABETIZZAZIONE COSTITUZIONALE indirizzata a tutto il Popolo italiano. In un paese senza televisione, la discussione su questi temi nelle piazze, sui giornali, creò uno spazio pubblico del discorso che influì profondamente sui lavori dell’aula parlamentare“(cfr. S.SETTIS, Costituzione!, pag. 120, 2016) [vedi articolo Costituzione, come nacque]; che dire, Io non ero ancora nato, allora, ma mi sarebbe piaciuto vivere in quell’epoca, perché ho l’impressione che sarei stato RISPETTATO come CITTADINO (e mi sarei risparmiato la fatica di scrivere questo blog, anche di domenica pomeriggio), i Parri, De Gasperi e Nenni di ora (ammesso che sia lontanamente possibile raffrontarli politicamente), invece, non hanno la minima considerazione di me, in quanto Cittadino, perché pensano che sia solo un deficiente da imbonire con tre o quattro slogan (manco fatti bene).

La Funzione Legislativa (2)

L’incultura giuridica

Riprendiamo l’analisi dell’articolo 10 della Legge di Revisione (in calce nel precedente articolo La Funzione Legislativa (1)) cui piacerebbe sostituire integralmente l’articolo 70 della Costituzione. Siamo nella sezione relativa alla Formazione delle Leggi (Titolo: Parlamento), che inizia con l’articolo 70; oggetto: la Funzione legislativa.

Nel precedente articolo abbiamo esaminato l’aspetto sovrastrutturale del linguaggio, qui mettiamo sotto la lente l’aspetto strutturale del diritto, nel prossimo articolo passeremo infine all’aspetto meta-strutturale della propaganda.

Tranquilli, non serve una lente ad alto fattore d’ingrandimento per cogliere la scarsa cultura giuridica degli estensori di questo articolo: il focus sarà la norma.

Ad uno studente di Giurisprudenza iscritto al I°anno viene insegnato che: “la norma deve essere rivolta ad una pluralità di destinatari e deve prevedere un’ipotesi astratta che detti una regola valevole per una serie indefinita di casi concreti riconducibili entro l’ipotesi prevista” (cfr. C.M.Bianca, “La norma giuridica, I soggetti”, pag. 13, 1978), tradotto: generalità ed astrattezza come caratteri essenziali della norma.

L’articolo 70 della Costituzione è difatti una norma di questo tipo, che conferisce poteri, senza specificare le circostanze che ne condizionano l’esercizio.

L’articolo 10 della Legge di REVISIONE Costituzionale non possiede invece gli anzidetti requisiti di generalità ed astrattezza, è una norma priva dei caratteri essenziali. Perché?

Lo studente di prima, non più matricola e giunto al II°anno accademico, dovrà affrontare l’esame di Diritto Costituzionale, ma starà già un pezzo avanti alla maggioranza dei parlamentari che hanno varato la Legge di REVISIONE, perché, dopo aver appreso il suddetto principio di generalità ed astrattezza (oscuro a costoro), gli spiegheranno la differenza tra norma e precetto.

“Riflettendo sullo schema elementare della norma, esso viene per solito tradotto nei termini ipotetici “se c’è A, ci deve essere B“, che ne implica dunque la generalità nell’ordine temporale, essendovi la conseguenza doverosa ricollegata ad una astratta ipotesi. Invece, la norma singolare o “precetto” si risolve nel diverso schema “poiché c’è A, ci deve essere B“: dove la conseguenza doverosa vale appunto, a differenza che per le norme, limitatamente alla concreta situazione assunta come condizionante” (cfr. V.Crisafulli, “Lezioni di Diritto Costituzionale”, pag. 20, 1976).

Da una parte quindi, abbiamo una norma che soddisfa i requisiti di generalità ed astrattezza, caratteri “naturali” di tutte le norme e vieppiù di quelle costituenti il diritto oggettivo, l’Ordinamento; dall’altra, une serie di precetti, disciplinanti singoli casi.

Più una norma è generale ed astratta e più è “in grado di concretizzarsi nei singoli casi della esperienza reale, vale a dire che contiene potenzialmente in sé tutti gli infiniti precetti a questi di volta in volta applicabili” (cfr. sempre V.Crisafulli, “Lezioni di Diritto Costituzionale”, pag. 22, 1976); il percorso contrario non è possibile.

Questo punto è essenziale, anche se può sembrare a tutta prima una disquisizione tecnica “da addetti ai lavori”, perché invece allude ai principi superiori di libertà e giustizia. La norma generale ed astratta apre, rimettendo all’apprezzamento discrezionale del soggetto agente lo stabilire poi, nei singoli casi concreti, se si versi o non entro l’ambito della ipotesi: l’importante sarà – ecco affiorare la cultura giuridica – formulare bene l’ipotesi, in modo leggibile, piano, diretto e lineare [e non è un caso che tutti gli articoli della Costituzione furono concepiti ed articolati così – andateli a leggere, tutti, partendo da i Principi fondamentali (artt. 1-12) – non ne troverete uno scritto in modo diverso]; il precetto chiude, non concedendo alcuna discrezionalità, fissa e precostituisce dei binari, con un piccolo problema: quanti binari devo preordinare, tanti, non avendo una ipotesi generale ed astratta “a monte”, nella speranza poi che non si incrocino, perché qui non siamo in Ferrovia e non sono previsti gli scambi!

Questo il motivo della bulimia dei procedimenti legislativi creati con l’articolo 10 della Legge di Revisione (oggetto dell’analisi nel prossimo articolo); ma, se pur ciò già sia bastevole per “bocciare” lo studente che ha prodotto quest’articolo sul piano giuridico, il problema più serio, sul piano politico, è ancora un altro.

Precetti al posto di norme, cioè comandi in luogo di discrezionalità (ecco la questione della libertà e della giustizia) per i destinatari futuri di quell’articolo: oltre i cittadini, i parlamentari a venire.

Come dire: non mi fido di Te cittadino, soprattutto non mi fido di Te parlamentare (rectius: legislatore) e dunque Ti pre/scrivo il percorso che devi seguire.

Ecco perché all’inizio del precedente articolo scrivevo che la disamina di questo articolo restituisce da solo l’intera filosofia della legge di REVISIONE: Parlamento depotenziato, parlamentari imbrigliati (laddove non sia sufficiente la “nomina”), meri esecutori di una volontà decisa in altre sedi, extraparlamentare.

La “translatio imperii”, lucidamente descritta dalle parole di Canfora nell’articolo sulle èlites Elitessi impreziosisce con una perfetta opera di maquillage, trucco ….eh, si, è proprio una bella “riforma”!

 

 

 

 

La Funzione Legislativa (1)

La manomissione delle parole

Terzo appuntamento con la disamina degli articoli della Legge di REVISIONE Costituzionale; dopo aver analizzato gli articoli inerenti gli istituti di democrazia diretta [vedi L’iniziativa popolare e Il Referendum], restiamo nella sezione relativa alla Formazione delle Leggi (Titolo: Parlamento), che inizia con l’articolo 70; siamo, come ci anticipa la rubrica, nella Funzione legislativa.

L’Assemblea Costituente approvò quest’articolo nelle sedute del 14 e 23 ottobre 1947; la discussione sull’art. 70 determinò contrasti fra sostenitori e avversari della partecipazione del Capo dello Stato alla funzione legislativa talmente forti da indurre l’Assemblea a sospenderne l’esame, sino a che, con l’approvazione del successivo art. 74, la questione apparve superata e l’Assemblea approvò senza ulteriore discussione la formula del progetto, che vantava come relatore l’On. Mortati.

A differenza degli articoli relativi agli istituti di democrazia diretta, occorre ora rilevare come la precedente Legge di Revisione, pubblicata nella G.U. n. 269 del 18.11.2005, e sottoposta al secondo referendum costituzionale del 25 e 26 giugno 2006, si occupò, pesantemente, di questo aspetto … ci torneremo tra poco.

L’articolo 10 della Legge di Revisione (in calce) sostituisce integralmente l’articolo 70 della Costituzione. Come?

Premessa. Il commento di questo articolo è la pietra di paragone per riconoscere il valore dell’intero assetto della legge di revisione costituzionale, che sarà sottoposta a referendum. In un certo senso, la disamina della legge potrebbe anche terminare dopo l’attenta analisi di questo unico articolo, sotto l’aspetto sovrastrutturale del linguaggio, sotto l’aspetto strutturale del diritto, sotto l’aspetto meta-strutturale della propaganda: un concentrato, insomma. E’ per questo che il commento sarà suddiviso in più articoli.

Cominciamo dalla prima parte, quella sovrastrutturale, del linguaggio.

Intanto, invito i tre lettori che leggono a confrontare il testo vigente dell’art. 70 (nell’immagine testuale) con quello dell’art. 10 (in calce), che ambisce a sostituirlo. Senza entrare nel merito, oggetto del prossimo articolo, cosa emerge ictu oculi ? L’articolo originale è formato da 9 parole ed è composto da una frase, un rigo appena … Quello che apporta delle modifiche, in meglio, che se non si approva andiamo in recessione, che se no il premier se ne va, che altrimenti ci sarà nell’ordine: un terremoto, una tremenda inondazione e, mi voglio rovinare, pure un’invasione di cavallette, insomma quello che “riforma” (oh yeah!), lo riformula così tanto bene che impiega n parole (contatele Voi), un centinaio di righe, 10 frasi e (se conto bene, commi).

No comment, for me. Ho perso le parole, non servono. Le lascio a chi è più bravo di me, Gianrico Carofiglio.

Non pochi tra i vari tentativi di modifica della Costituzione sono stati dannosi, o semplicemente inutili, fin dall’aspetto primo e basilare: l’uso della lingua e delle parole. Un esempio per tutti: la riforma costituzionale votata dalla maggioranza di centrodestra ma per fortuna non approvata dal referendum del 25 giugno 2006. Essa interveniva su 55 articoli della Carta, fra i quali l’articolo 70. Tale norma recita semplicemente:”La funzione legislativa è esercitata collettivamente dalle due Camere”. Il testo modificato sostituiva a un rigo, 113 righi e, in luogo di 9 parole, ne introduceva 717. La farraginosità, l’oscurità, la bruttezza stilistica delle norme sono collegate alla ristrettezza culturale ed alla chiusura ideologica, nonché al tentativo di mascherare l’una e l’altra. AL contrario, la limpidezza e l’essenzialità corrispondono a valori condivisi e collettivamente recepiti“.

La Costituzione ancora vigente – prosegue Carofiglio – è nata da un travaglio storico e ideale, da una fusione di visioni politiche e culturali, dall’incontro di forze molto diverse fra loro, ma consapevoli del rischio connesso all’assenza di accordo sui valori fondanti“(cfr. G.Carofiglio, “La manomissione delle parole”, pagg. 140/1, 2010).

Qualcuno dirà, ma è stato scritto nel 2010, che c’entra con questa legge di revisione; quella era diversa, l’ha fatta Berlusconi; c’entra, c’entra, sia a livello sovrastrutturale, sia a livello strutturale, per linguaggio identico ed identiche finalità, unite ed accomunati dalla “ristrettezza culturale” e dalla “chiusura ideologica” denunciate da Carofiglio, nonché – mi permetto di aggiungere – dalla manifesta incultura giuridica (prossimo articolo).

Intanto, per chi fosse più realista del Re, ribadisco che il Testo della Legge di revisione costituzionale in parola si trova sulla G.U. n. 269 del 18.11.2005 e che l’articolo in esame era il 14; ma anticipo che l’intera Legge del 2005 sarà prossimamente pubblicata su questo blog, così ci divertiremo pure a scoprirne insieme le differenze.

 

Art. 10.

(Procedimento legislativo)

1. L’articolo 70 della Costituzione e’ sostituito dal seguente:
« Art. 70. – La funzione legislativa e’ esercitata collettivamente
dalle due Camere per le leggi di revisione della Costituzione e le
altre leggi costituzionali, e soltanto per le leggi di attuazione
delle disposizioni costituzionali concernenti la tutela delle
minoranze linguistiche, i referendum popolari, le altre forme di
consultazione di cui all’articolo 71, per le leggi che determinano
l’ordinamento, la legislazione elettorale, gli organi di governo, le
funzioni fondamentali dei Comuni e delle Citta’ metropolitane e le
disposizioni di principio sulle forme associative dei Comuni, per la
legge che stabilisce le norme generali, le forme e i termini della
partecipazione dell’Italia alla formazione e all’attuazione della
normativa e delle politiche dell’Unione europea, per quella che
determina i casi di ineleggibilita’ e di incompatibilita’ con
l’ufficio di senatore di cui all’articolo 65, primo comma, e per le
leggi di cui agli articoli 57, sesto comma, 80, secondo periodo, 114,
terzo comma, 116, terzo comma, 117, quinto e nono comma, 119, sesto
comma, 120, secondo comma, 122, primo comma, e 132, secondo comma. Le
stesse leggi, ciascuna con oggetto proprio, possono essere abrogate,
modificate o derogate solo in forma espressa e da leggi approvate a
norma del presente comma.
Le altre leggi sono approvate dalla Camera dei deputati.
Ogni disegno di legge approvato dalla Camera dei deputati e’
immediatamente trasmesso al Senato della Repubblica che, entro dieci
giorni, su richiesta di un terzo dei suoi componenti, puo’ disporre
di esaminarlo. Nei trenta giorni successivi il Senato della
Repubblica puo’ deliberare proposte di modificazione del testo, sulle
quali la Camera dei deputati si pronuncia in via definitiva. Qualora
il Senato della Repubblica non disponga di procedere all’esame o sia
inutilmente decorso il termine per deliberare, ovvero quando la
Camera dei deputati si sia pronunciata in via definitiva, la legge
puo’ essere promulgata.
L’esame del Senato della Repubblica per le leggi che danno
attuazione all’articolo 117, quarto comma, e’ disposto nel termine di
dieci giorni dalla data di trasmissione. Per i medesimi disegni di
legge, la Camera dei deputati puo’ non conformarsi alle modificazioni
proposte dal Senato della Repubblica a maggioranza assoluta dei suoi
componenti, solo pronunciandosi nella votazione finale a maggioranza
assoluta dei propri componenti.
I disegni di legge di cui all’articolo 81, quarto comma, approvati
dalla Camera dei deputati, sono esaminati dal Senato della
Repubblica, che puo’ deliberare proposte di modificazione entro
quindici giorni dalla data della trasmissione.
I Presidenti delle Camere decidono, d’intesa tra loro, le eventuali
questioni di competenza, sollevate secondo le norme dei rispettivi
regolamenti.
Il Senato della Repubblica puo’, secondo quanto previsto dal
proprio regolamento, svolgere attivita’ conoscitive, nonche’
formulare osservazioni su atti o documenti all’esame della Camera dei
deputati ».

Il Referendum

Dopo la disamina dell’articolo della Legge di Revisione costituzionale relativo alla Iniziativa popolare (art.71), è bene studiare ora le modifiche riguardanti l’istituto del Referendum.

Non tanto perché in questi giorni di post-Brexit si è scritto per lo più a sproposito del referendum, sull’informazione mainstream. Ho ascoltato professori che blateravano di “eccesso di democrazia”; ho sentito riecheggiare le parole di vilipendio di Keynes (riportate all’esordio di questo blog Perchè questo blog) circa l’analfabetismo “della vasta massa di elettori”. Brutta gente; tutta gente che disprezza la sovranità popolare, che, se potesse, abolirebbe il suffragio universale. Il loro nome è “elitisti” (da èlite Elites; non etilisti, che fanno meno danni); la loro forma di governo è l’oligarchia Oligarchia. Questi sono giorni importanti, perché questi signori sono costretti dalla dura realtà delle cose a gettare la maschera dietro la quale di solito si celano.

Non tanto per ciò, quindi, ma perché invece vi è un nesso stretto tra  Referendum ed Iniziativa popolare; il regime di democrazia instaurato dalla Costituzione appartiene ad un tipo misto, che ammette accanto agli “istituti rappresentativi”, altri istituti chiamati di “democrazia diretta”: il Referendum, insieme alla Iniziativa popolare delle leggi, appunto (ed alla Petizione), è uno di questi.

E’  bene precisare che attraverso questi istituti di democrazia diretta il cittadino esplica il suo diritto di far valere la sua volontà in ordine alla gestione della civitas esprimendo la sua opinione sul modo come soddisfare determinati interessi pubblici ponendosi in una posizione di distacco o addirittura di contrapposizione rispetto alla volontà fatta valere dallo stato (cfr. Mortati, “Istituzioni di Diritto Pubblico”, 1976, pag. 836).

L’articolo della Costituzione interessato è l’articolo 75; siamo sempre nella Parte Seconda, Titolo Primo, Sezione Seconda della Costituzione, con oggetto “La formazione delle leggi”.

L’Assemblea Costituente approvò questo articolo nella seduta del 16 ottobre 1947, con ampia discussione; intanto, sul tipo dell’istituto, previsto nel progetto originario oltre che abrogativo anche sospensivo (prevalendo in fine l’esclusività del primo); poi sul IV comma, riguardante il quorum, previsto nel progetto in 2/5 degli aventi diritto, ma poi elevato alla maggioranza degli aventi diritto.

Anche qui occorre rilevare che la precedente Legge di Revisione, pubblicata nella G.U. n. 269 del 18.11.2005, e sottoposta al secondo referendum costituzionale del 25 e 26 giugno 2006, non aveva messo mano alla materia.

L’articolo 15 della Legge di Revisione (in calce) non apporta modifiche all’articolo 75 della Costituzione, ma lo sostituisce integralmente.

Quel che più interessa qui è la modifica relativa al quorum.

Anzi, ai quorum; poiché l’articolo 15 crea un doppio binario. Alla previsione del testo vigente (richiesta di referendum da parte di 500.000 elettori/quorum maggioranza aventi diritto), se ne aggiunge un’altra: se la richiesta di referendum è proposta da 800.000 elettori il quorum si abbassa alla “maggioranza dei votanti alle ultime elezioni della Camera”

A mio avviso, quest’ultima revisione del quorum ha un solo pregio; quello di depotenziare l’astensionismo indotto, quando le forze che avversano il successo della consultazione sollecitano gli elettori…. ad andare al mare; mentre non vi è nessuna evidenza che possa collegare, proprio per quanto testé rilevato, la riduzione del quorum ad un automatico successo dei proponenti.

Però, quando parliamo di Referendum è bene tener presente che siamo dinanzi ad un istituto di democrazia diretta, che, secondo la nitida definizione offerta dal Professor Costantino Mortati (nonché Onorevole della Assemblea Costituente), deve consentire al popolo l’esercizio della sovranità, ché SOLO ad esso appartiene (nel rispetto dell’articolo 1 e con buona pace degli elitisti).

Quindi la lente attraverso cui osservare la revisione in oggetto, dalla parte del popolo, sarà questa: l’esercizio della sovranità popolare è accresciuto oppure è svilito.

A me pare che sia svilito. Nonostante ed in contraddizione con la petizione di principio enunciata nell’ultimo comma revisionato dell’art. 71 della Costituzione e menzionata nel precedente articolo (“al fine di favorire la partecipazione dei cittadini”, che tenta peraltro di far passare come gentile concessione quello che è, come visto, un diritto costituzionale).

Si sarebbe potuta accrescere se, senza por mano, da una parte, al numero di elettori necessari per l’iniziativa popolare delle leggi (50.000), dall’altra, a quello utile per la richiesta di referendum (500.000 firme), si fosse ridotto il quorum alla “maggioranza dei votanti alle ultime elezioni della Camera”.

Viceversa, si è deciso di triplicare (150.000) il numero necessario degli elettori per l’esercizio di democrazia diretta della Iniziativa popolare, nonché di aumentare del 60% (800.000) il numero di elettori necessari per l’esercizio di democrazia diretta del Referendum, affinché si possa godere di un quorum ridotto.

I professori e Keynes saranno d’accordo!

Art. 15. 
   
            (Modifica dell'articolo 75 della Costituzione) 
  
   1. L'articolo 75 della Costituzione e' sostituito dal seguente: 
   «  Art.  75.  -  E'  indetto  referendum  popolare  per  deliberare
 l'abrogazione, totale o parziale, di una legge o di  un  atto  avente
 forza di legge,  quando  lo  richiedono  cinquecentomila  elettori  o
 cinque Consigli regionali. 
   Non e' ammesso il referendum per le leggi tributarie e di bilancio,
 di amnistia e di indulto, di  autorizzazione  a  ratificare  trattati
 internazionali. 
   Hanno diritto di partecipare al referendum tutti gli elettori. 
   La proposta soggetta a referendum e' approvata  se  ha  partecipato
 alla votazione la maggioranza degli aventi diritto o, se avanzata  da
 ottocentomila  elettori,  la  maggioranza  dei  votanti  alle  ultime
 elezioni della Camera dei deputati, e se e'  raggiuntala  maggioranza
 dei voti validamente espressi. 
   La legge determina le modalita' di attuazione del referendum ».

 

L’iniziativa popolare

Inizio con questo intervento la disamina degli articoli della Legge di Revisione costituzionale, partendo dalle leggi di iniziativa popolare: l’articolo della Costituzione interessato è l’articolo 71; siamo nella Parte Seconda, Titolo Primo, Sezione Seconda della Costituzione, avente ad oggetto “La formazione delle leggi”.

L’articolo 11 della Legge di Revisione  apporta delle modifiche all’articolo 71 della Costituzione.

Diciamo subito che la precedente Legge di Revisione, pubblicata nella G.U. n. 269 del 18.11.2005, e sottoposta al secondo referendum costituzionale del 25 e 26 giugno 2006, non aveva toccato la materia, ad eccezione (art.15) della sostituzione del I comma dell’articolo 71, che non riguarda il tema di questo scrutinio.

Per ciò che concerne l’articolo 71, l’articolo 11 (in calce) inserisce due nuovi commi integralmente ed apporta delle modifiche al preesistente II comma.

Quel che più interessa qui è proprio quest’ultima modifica.

L’iniziativa popolare, per la formazione delle leggi, si eserciterebbe – secondo la Legge di revisione – mediante la proposta di almeno 150.000 elettori; il testo originale e vigente prevede invece 50.000 elettori; viene quindi triplicato il numero necessario degli elettori per esercitare questo importante diritto costituzionale.

L’Assemblea Costituente approvò questo articolo nella seduta del 14 ottobre 1947, senza grande discussione; circa il II comma, riguardante appunto l’iniziativa popolare, intervenne l’On. Mortati, che si dichiarò favorevole all’istituto, poiché esso “ha lo scopo di frenare e limitare l’arbitrio della maggioranza, perché non è detto che la maggioranza sia espressione sempre della volontà popolare; è quindi opportuno concedere al popolo un mezzo concreto per esprimere efficacemente il proprio orientamento, anche in difformità con l’orientamento governativo” concludendo così “giova rilevare al riguardo che le elezioni si svolgono ogni 5 anni e si presume che lo schieramento che ne risulta rifletta durante questo periodo la volontà espressa nel primo momento; tuttavia non si tratta di una presunzione juris et de iure che non possa essere assoggettata a riprova ed è utile e democratico consentire questa possibilità di controllare il grado di rispondenza tra la politica del Governo e gli orientamenti popolari” (cfr. “La Costituzione della Repubblica Italiana”, a cura di V.Falzone, F.Palermo, F.Cosentino, 1979, Mondadori, pagg. 208 e 209).

Non credo ci siano commenti da fare; come detto al principio di questo blog Perchè questo blog, lo scopo è quello di acquisire maggiori elementi di conoscenza, per decidere.

“Presumendo lettori che vogliano anche pensare da sé”, perché se solo ci penso, voto No.

 

Art. 11.

(Iniziativa legislativa)

1. All’articolo 71 della Costituzione sono apportate le seguenti
modificazioni:
a) dopo il primo comma e’ inserito il seguente:
« Il Senato della Repubblica puo’, con deliberazione adottata a
maggioranza assoluta dei suoi componenti, richiedere alla Camera dei
deputati di procedere all’esame di un disegno di legge. In tal caso,
la Camera dei deputati procede all’esame e si pronuncia entro il
termine di sei mesi dalla data della deliberazione del Senato della
Repubblica »;
b) al secondo comma, la parola: « cinquantamila » e’ sostituita
dalla seguente: « centocinquantamila » ed e’ aggiunto, in fine, il
seguente periodo: « La discussione e la deliberazione conclusiva
sulle proposte di legge d’iniziativa popolare sono garantite nei
tempi, nelle forme e nei limiti stabiliti dai regolamenti
parlamentari »;
c) e’ aggiunto, in fine, il seguente comma:
« Al fine di favorire la partecipazione dei cittadini alla
determinazione delle politiche pubbliche, la legge costituzionale
stabilisce condizioni ed effetti di referendum popolari propositivi e
d’indirizzo, nonche’ di altre forme di consultazione, anche delle
formazioni sociali. Con legge approvata da entrambe le Camere sono
disposte le modalita’ di attuazione ».

P.S.

Dimenticavo, questi legislatori non hanno la statura giuridica dell’Onorevole e Professore Mortati, ma in compenso sono provvisti di una sottile verve ironica; non sarà sfuggito infatti l’esordio del comma successivo [l’ultimo, comma c)]: “Al fine di favorire la partecipazione dei cittadini alla determinazione delle politiche pubbliche …”, questa tecnica, oltre a tradire una certa incultura normativa, denota un sicuro disprezzo delle nostra capacità cognitive, secondo me.