INCOSTITUZIONALITA’ OBBLIGO VACCINALE (documenti pdf)

La versione integrale in formato PDF dei documenti elaborati dal gruppo dei Giuristi per l’Azione Popolare di Attuare la Costituzione, che si è occupato dell’ obbligo vaccinale.

 

Oggetto i possibili profili di illegittimità costituzionale

del Decreto Legge n. 73 del 7 giugno 2017

RIFLESSIONI SUL DECRETO LEGGE VACCINI

nonchè della Legge di conversione n. 119 del 31 luglio 2017

LEGGE VACCINI I PROFILI DI INCOSTITUZIONALITA’

Legge n.119/2017 sull’obbligo vaccinale. Profili di incostituzionalità. 2

PROFILI DI INCOSTITUZIONALITA’ DELLA LEGGE 31 LUGLIO 2017, N. 119, di conversione del D.L. 73/2017.

 

2) Violazione del diritto all’accesso al sistema educativo per l’infanzia.

La negazione dell’accesso al sistema educativo di istruzione e di formazione, nella articolazione della scuola dell’infanzia, in conseguenza della mancata presentazione della documentazione comprovante l’effettuazione delle vaccinazioni (art. 3, 3°co. D.L.) implica la violazione dell’art. 34, 1° comma della Costituzione e il principio del bilanciamento dei diritti costituzionalmente rilevanti.

L’articolo 2, 2°co., lett. d), della Legge n. 53/2003 definisce il sistema educativo di istruzione e di formazione articolandolo così: “nella scuola dell’infanzia, in un primo ciclo che comprende la scuola primaria e la scuola secondaria di primo grado, e in un secondo ciclo che comprende il sistema dei licei ed il sistema dell’istruzione e della formazione professionale”.

La scuola dell’infanzia, di durata triennale, che realizza la continuità educativa con il complesso dei servizi all’infanzia e con la scuola primaria fa parte integrante del sistema scolastico nazionale; tant’è che viene “assicurata la generalizzazione dell’offerta formativa e la possibilità di frequenza della scuola dell’infanzia” (art. 2, 2°co., lett. e, legge citata).

Di conseguenza, per la scuola materna, è possibile ravvisare il citato profilo di illegittimità costituzionale, per violazione dell’art. 34, 1°co. laddove, l’art. 3, 3°co. del D.L., qualora vi sia la scelta dei genitori di non sottoporre alle vaccinazioni obbligatorie il proprio figlio minore (scelta che riteniamo tutelata dal fondamentale diritto di libera autodeterminazione sui trattamenti sanitari), che quindi si concretizzi nell’omessa presentazione della documentazione richiesta all’art.3 del DL, costituisce motivo di diniego all’iscrizione del bambino/a alle scuole dell’infanzia.

Si tratta oltretutto di un caso in cui confliggono due ordini di diritti fondamentali: il diritto alla salute, da un lato, il diritto alla scuola, dall’altro.

Un po’ come per il “caso ILVA” nel quale la Corte Costituzionale, con la Sentenza n. 85/2013, ha affermato un importante principio: “la Costituzione italiana, come le altre Costituzioni democratiche e pluraliste contemporanee, richiede un continuo e vicendevole bilanciamento tra princìpi e diritti fondamentali, senza pretese di assolutezza per nessuno di essi. La qualificazione come “primari” dei valori dell’ambiente e della salute significa pertanto che gli stessi non possono essere sacrificati ad altri interessi, ancorché costituzionalmente tutelati, non già che gli stessi siano posti alla sommità di un ordine gerarchico assoluto. Il punto di equilibrio, proprio perché dinamico e non prefissato in anticipo, deve essere valutato – dal legislatore nella statuizione delle norme e dal giudice delle leggi in sede di controllo – secondo criteri di proporzionalità e di ragionevolezza, tali da non consentire un sacrificio del loro nucleo essenziale“.

Il bilanciamento dei diritti costituzionalmente rilevanti, come delineato dal giudice delle leggi, quindi, non è stato affatto operato nella fattispecie.

 

3) Disparità di trattamento tra richiedenti l’iscrizione nelle scuole dell’infanzia e nelle scuole dell’obbligo.

La mancata effettuazione delle vaccinazioni obbligatorie e quindi l’omessa presentazione della documentazione comprovante l’effettuazione delle stesse (art. 3 D.L.) comporterà la sanzione della non iscrizione del bimbo/a ai servizi educativi per l’infanzia e scuole dell’infanzia, mentre – in linea con il pur abrogato art. 47, 2°co., D.P.R. n. 1518/1967 – non comporterà il diniego all’ammissione per l’alunno/a degli “altri gradi d’istruzione” scolastica, ovvero, della scuola c.d. dell’obbligo.

E’ evidente, quindi, la disparità di trattamento tra i richiedenti l’iscrizione nelle scuole dell’infanzia e i richiedenti l’iscrizione alle scuole dell’obbligo.

Ciò a fronte della identica fattispecie della mancata effettuazione delle vaccinazioni obbligatorie e della presentazione della documentazione comprovante l’effettuazione delle vaccinazioni (art. 3 D.L.), quindi in violazione del principio di ragionevolezza della legge ed in relazione all’articolo 3, 1°comma, della Costituzione.

L’articolo 3, 3°co., del D.L. diventa così il cuore del provvedimento sebbene la sanzione pecuniaria amministrativa sia stata sensibilmente ridotta (da 100 a 500 euro) rispetto alla versione originaria del DL (ante conversione).

Detta sanzione, tuttavia, in uno con il diniego di iscrizione alla scuole materne (o per l’infanzia) costituisce oggi la leva ed il deterrente per forzare l’ottemperanza della (più che) duplicata quantità di vaccinazioni rese obbligatorie.

Dallo stesso fatto della mancata presentazione della documentazione, quindi, discendono differenti trattamenti tra “servizi educativi per l’infanzia e scuole dell’infanzia” e “gli altri gradi d’istruzione”, per lo stesso diritto fondamentale.

Si ravvisa perciò la violazione dell’art. 3, 1°comma, della Costituzione, anche in considerazione delle conclamate (ed inesistenti) esigenze di “straordinaria necessità ed urgenza”, che (qualora sussistenti, ancorché non palesate) sarebbero in contraddizione manifesta con la summenzionata disparità di trattamento prevista dall’art. 3, 3°co., del D.L.

Come se il “caso straordinario” si fermasse al termine della scuola materna, per poi rientrare nei ranghi dell’”ordinarietà” con l’esordio in prima elementare.

Si consideri, inoltre, che tale disparità, trattandosi di bambini/e che crescono, andranno paradossalmente a riguardare le stesse persone, in fasi differenti della loro vita e del loro ciclo scolastico.

L’evidente incongruità di tale disposizione, rispetto al fine che il legislatore dichiara di perseguire, induce a ritenere violato anche il principio di ragionevolezza della legge, così come elaborato nel corso degli anni dalla Corte Costituzionale.

 

4) Discriminazione tra i minori cittadini italiani e i “minori stranieri non accompagnati”.

L’articolo 1 del decreto-legge prevede, a seguito della sua conversione in legge, l’estensione della platea dei soggetti obbligati alle vaccinazioni, tanto che queste vengono imposte anche a tutti i “minori stranieri non accompagnati”.

A fronte della previsione esplicita della fascia d’età, compresa tra zero 16 anni, all’interno della quale è limitato l’obbligo della vaccinazione per i cittadini italiani, analoga limitazione non è prevista per i minori stranieri non accompagnati.

Da ciò consegue che per questi ultimi l’obbligo vaccinale è esteso dalla legge fino al compimento del 18° anno di età, cioè fino a quando permane lo status di minorenne .

Ciò in palese violazione al principio di eguaglianza e parità di trattamento tra i minori in condizioni eguali, quindi in violazione dell’articolo 3 della Costituzione nonché dell’articolo 14 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo, la quale ultima, per l’appunto, stabilisce il divieto di discriminazione.

A ciò si aggiunga che l’obbligo della somministrazione per i succitati minori stranieri non accompagnati non viene in alcun modo normativamente condizionato ad una verifica di eventuali previe somministrazioni di vaccini sugli stessi nei paesi di origine o della intervenuta loro immunizzazione per via naturale al momento della inoculazione dei vaccini obbligatori.

È chiaro, infatti, che in tal caso, a differenza di quanto avviene per i minorenni cittadini italiani, è obiettivamente ben più difficile – se non impossibile – avere alcuna certezza in merito, se non si provvede a sottoporre ciascuno dei minori stranieri non accompagnati a specifiche analisi preventive, che la legge comunque non contempla affatto.

 

5) Assenza dei presupposti per l’adozione del provvedimento provvisorio con forza di legge ai sensi dell’art.77 Cost.

E’ evidente l’assenza dei presupposti legittimanti l’adozione del provvedimento provvisorio con forza di legge così come indicati dall’art. 77, 2° comma, della Costituzione.

Il Governo non ha mai indicato quale fosse lo stato di necessità ed urgenza che ne legittimava l’adozione.

Erano trascorsi 19 giorni da quando il Consiglio dei Ministri, il 19 maggio, dichiarava di aver approvato il Decreto legge contenente “misure urgenti in materia di prevenzione vaccinale” (stando alla lettura del comunicato stampa n. 30) sino al momento in cui lo stesso D.L. veniva pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 130 del 7 giugno. Invero già dalle premesse del Dl veniva in realtà palesata l’insussistenza dei requisiti d’urgenza, tant’è che si faceva riferimento a:
– “la straordinaria necessità ed urgenza di emanare disposizioni per garantire in maniera omogenea sul territorio nazionale le attività dirette alla prevenzione, al contenimento e alla riduzione dei rischi per la salute pubblica e di assicurare il costante mantenimento di adeguate condizioni di sicurezza epidemiologica in termini di profilassi e di copertura vaccinale”;
– di ritenere altresì “necessario garantire il rispetto degli obblighi assunti delle strategie concordate a livello europeo e internazionale e degli obiettivi comuni fissati nell’area geografica europea”.

Tale ultimo inciso conferma l’insussistenza di alcuna situazione emergenziale, visto che il DL piuttosto sembra dare attuazione ad “accordi” che sarebbero stati assunti dal nostro paese al “livello europeo ed internazionale”, quindi con ampio anticipo rispetto all’emanazione del decreto-legge stesso. Oltretutto non viene in alcun modo specificato a quali accordi europei o internazionali si faccia riferimento.

Di fatto non può non considerarsi che nel settembre 2014, a Washington (USA), il ministro della sanità Lorenzin, unitamente all’allora rappresentante dell’AIFA (agenzia italiana per il farmaco) partecipavano al Global Health Security Agenda (G.H.S.A.), nell’ambito del quale il nostro paese “riceveva l’incarico” di guidare nei prossimi cinque anni a livello mondiale le strategie e le campagne vaccinali (cfr. comunicato stampa n. 387 del 29.9.2014 AIFA).

In conclusione, l’art. 77, 2°comma, Costituzione facoltizza il Governo ad adottare, sotto la sua responsabilità, provvedimenti provvisori con forza di legge, in casi straordinari di necessità ed urgenza. Il Governo non indica nelle premesse del suo decreto quale sia lo “stato di necessità” (cui va ricondotto il sistema del decreto-legge, secondo la relazione del Presidente della Commissione della Costituzione, On. Ruini, nelle sedute del 16 e 17 ottobre 1947), cui far fronte, rendendo peraltro impossibile anche il successivo sindacato sulla sussistenza effettiva dei caratteri di necessità ed urgenza.

Dal provvedimento del Governo pertanto non emerge alcuna indicazione circa l’effettiva sussistenza di una diffusione della/e malattia/e “quale fatto che, secondo il diritto vivente, giustifica l’ordine sanitario ai genitori di sottoporre i figli a vaccinazione” (cfr. Corte Costituzionale, Sentenza n. 142/1983).

Vengono pertanto a mancare i presupposti per l’adozione del provvedimento provvisorio con forza di legge, così come indicati dall’art. 77, 2°comma, Costituzione.

 

6) Violazione delle attribuzioni riconosciute dalla Costituzione alle regioni ordinarie nonché alle regioni a statuto speciale in ordine alla materia della salute e della sanità pubblica.

L’articolato normativo in commento si appalesa illegittimo anche per la evidente violazione dell’assetto costituzionale delle attribuzioni in materia legislativa riconosciuta in via concorrente allo Stato e alle Regioni dall’articolo 117, comma 3°, della Costituzione, sulla materia della salute pubblica.

 

7) Illegittimità del “litisconsorzio necessario” nei confronti dell’AIFA nei giudizi risarcitori.

La legge in commento nella sua versione modificata in sede di conversione opera una illegittima interferenza, per mezzo delle previsioni contenute nell’articolo 5-bis del Dl, sulle norme processual-civilistiche.

Ciò nella parte in cui detta norma contempla l’obbligo del “litisconsorzio necessario” dell’AIFA (agenzia nazionale per il farmaco) in tutti giudizi aventi ad oggetto la domanda di ristoro dei danni formulate nei confronti dello Stato dai cittadini per le lesioni permanenti da questi (o dai loro figli) subite in conseguenza delle vaccinazioni.

La previsione commento non ha alcun senso logico oltre che giuridico atteso che l’AIFA, in forza di elementari quanto fondamentali principi dell’ordinamento civile e processuale, che trovano nell’art.24 della Costituzione il proprio caposaldo, non potrebbe esser ritenuta una “parte processuale” in senso tecnico nei giudizi in questione, atteso che la stessa non ha (e non potrebbe avere, in considerazione dei suoi compiti istituzionali) alcun “interesse giuridicamente e processualmente rilevante” nell’ambito delle cause aventi ad oggetto le domande di “risarcimento dei danni” da vaccino.

Non non è dato comprendere, quindi, quale possa essere l’interesse giuridico-processuale di cui l’agenzia per il farmaco dovrebbe farsi portatrice negli innumerevoli giudizi che continueranno certamente ad aver luogo in futuro – temiamo in misura maggiore rispetto al passato – innanzi all’Autorità Giudiziaria Ordinaria della Repubblica.

La citata norma quindi interferisce del tutto illegittimamente con i principi e le regole del processo civile, ed anche con il buon funzionamento della giustizia oltre con la regola fondamentale di cui all’articolo 24 della Costituzione rispetto al quale quindi la norma ora commentata deve ritenersi posta in violazione.

 

8) Sulla previsione, a carico dello Stato, di un’equa indennità.

La previsione inserita in sede di conversione sulla equa indennità a carico dello Stato per il caso di danno derivante da contagio o da altra apprezzabile lesione causalmente riconducibile alle nuove vaccinazioni, fa superare il profilo di illegittimità costituzionale previamente sollevato dal gruppo di giuristi per l’azione popolare nel precedente documento, anche se restano gravi le perplessità rispetto all’entità della dotazione finanziaria della legge stessa, tenuto conto che è possibile che l’aumento esponenziale delle vaccinazioni obbligatorie comporterà un aumento dei casi di effetti collaterali subiti dai cittadini e conseguentemente anche del contenzioso in materia, innanzi ai Tribunali italiani.

 

Roma, 01 agosto 2017

“Attuare la Costituzione, un dovere inderogabile”
Giuristi per l’Azione Popolare

Avv. Stefano Stefàno (coordinatore gruppo di lavoro)
Avv. Giovanni Crosta
Avv. Fausto Gianelli
Avv. Mirella Manera
Avv. Damiano Marinelli
Avv. Francesco Scifo

 

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Legge n.119/2017 sull’obbligo vaccinale. Profili di incostituzionalità. 1

Circa i profili di incostituzionalità della Legge n. 119/2017 in materia di obbligo vaccinale, pubblichiamo qui il documento conclusivo in forma integrale del gruppo dei GIURISTI PER L’AZIONE POPOLARE dell’associazione ATTUARE LA COSTITUZIONE, che terrà a Napoli il prossimo 30 settembre e 1 ottobre l’Assemblea costitutiva ATTUARE LA COSTITUZIONE. PAOLO MADDALENA

Questo documento conclude un lavoro iniziato a maggio (quando venne “annunciato il D.L.), proseguito a giugno (allorché venne finalmente pubblicato il D.L.) ed a luglio (dopo le modifiche apportate al D.L. in Senato), di cui è possibile rinvenire l’analisi nei precedenti articoli.

Qui viene pubblicata la prima parte del documento, che si occupa della violazione costituzionale più rilevante, relativa alla violazione del diritto alla salute, dei limiti imposti al rispetto della persona umana e della libera autodeterminazione in materia di trattamenti sanitari, articoli 32 e 3 della Costituzione.

Buona lettura!

PROFILI DI INCOSTITUZIONALITA’ DELLA LEGGE 31 LUGLIO 2017, N. 119, di conversione del D.L. 73/2017.

Il gruppo Giuristi per l’Azione Popolare sulla base del comunicato stampa n.30 del Consiglio dei Ministri, che annunciava il Decreto Legge “Lorenzin,” aveva individuato alcuni profili di incostituzionalità del citato decreto che venivano formalizzati in un apposito documento redatto e pubblicato dal Gruppo giuridico a seguito della pubblicazione del D.L. 73/2017 nella G.U.R.I., tenuto conto della effettiva versione dell’articolato normativo.

La successiva conversione del decreto succitato ad opera dei due rami del parlamento ha visto confermare quasi tutti i profili di incostituzionalità che erano già stati previamente redatti avverso il D.L., ma ha reso altresì necessario l’adeguamento e l’integrazione delle pregresse conclusioni, anche alla luce delle modifiche, non marginali, che l’iter parlamentare ha prodotto rispetto al testo originario del decreto legge.

Profili di incostituzionalità della versione definitiva della legge.

1) Sulla violazione del diritto alla salute, dei limiti imposti al rispetto della persona umana e della libera autodeterminazione in materia di trattamenti sanitari.

Sussiste un’evidente violazione del fondamentale diritto alla libera autodeterminazione del cittadino rispetto a qualunque trattamento sanitario, quindi anche alle vaccinazioni.

Le vaccinazioni obbligatorie con la legge in commento aumentano in misura esponenziale, passando dai 4 precedenti agli attuali 10.

Ciò in violazione del principio di ragionevolezza, imposto dall’articolo 3 della Costituzione PRINCIPI FONDAMENTALI (artt. 1-12)e dell’articolo 32, 2°comma, Costituzione, Parte I DIRITTI e DOVERI dei CITTADINI Titolo II Rapporti Etico -Sociali (Artt. 29-34)secondo il quale “nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge” e ancora che “la legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana”.

I “limiti imposti dal rispetto della persona umana” cui fa riferimento la norma costituzionale ora richiamata e la valutazione relativa ad una loro possibile violazione, conduce il ragionamento sul terreno dei criteri costituzionali di “ragionevolezza” e “proporzionalità” della “misura” legislativa adottata rispetto alla situazione che la stessa intende affrontare e risolvere.

Ad oggi la Corte Costituzionale, a seguito della decisione n.307/1990, così come ripresa in altre successive pronunzie (inter alia, la sent. n.258/1994) ha (forzatamente) condotto l’assetto normativo dei vaccini ad un corretto “bilanciamento” degli interessi e dei diritti riconducibili nell’alveo dell’art.32 Cost. sulla base di una declaratoria di incostituzionalità e di 2 argomenti fondamentali:
a) che dalle vaccinazioni potesse escludersi “ una incidenza negativa sullo stato di salute di colui che vi é assoggettato, salvo che per quelle sole conseguenze, che, per la loro temporaneità e scarsa entità, appaiano normali di ogni intervento sanitario e, pertanto, tollerabili“;
b) che, per altro verso, “…nell’ipotesi di danno ulteriore alla salute … ivi compresa la malattia contratta per contagio causato da vaccinazione profilattica, sia prevista comunque la corresponsione di una “equa indennità” in favore del danneggiato”.

Conseguentemente, a seguito della declaratoria di incostituzionalità della legge 51 del 1966 sulla vaccinazione antipoliomielitica (ad opera della citata sent. 307/1990), veniva istituzionalizzato un “sistema di indennizzi” con la legge 210/1992, costituente un “elemento di chiusura del sistema”, in forza del quale, secondo la lettura data dalla Corte costituzionale, è stato “ricondotto” a ragionevolezza e proporzionalità l’apparato normativo dei vaccini obbligatori, mediante la “monetizzazione” dei loro “eventuali” effetti collaterali.

I sopra compendiati approdi della Corte Costituzionale, non possono tuttavia condurre a ritenere definitivamente risolta la questione della “compatibilità costituzionale” del sistema vaccinale e dei relativi obblighi, soprattutto alla luce del drastico intervento normativo in commento.

Il giudice delle leggi, infatti, è pervenuto alle conclusioni sopra brevemente rammentate, vagliando il sistema antecedente dei vaccini obbligatori, come detto di gran lunga più contenuto rispetto a quello introdotto dalla legge in esame.

La moltiplicazione del numero dei vaccini obbligatori introdotti con la legge recentemente varata dal Governo e poi dal Parlamento italiano deve, quindi, necessariamente condurre a rimettere in discussione ed a vagliare la nuova disciplina sotto il profilo dei criteri di “proporzionalità e ragionevolezza”, onde valutarne la compatibilità costituzionale.

Affinché un provvedimento normativo possa considerarsi conforme al criterio della “ragionevolezza” questo deve esser innanzitutto “coerente” e quindi idoneo al raggiungimento del fine che la legge si propone di raggiungere; in secondo luogo, specialmente ove si discuta di questione afferente alla tutela di interessi supremi e costituzionalmente garantiti, quale il diritto alla salute individuale e collettiva, il provvedimento deve esser “necessario”, nel senso che rispetto ad esso non esistono misure alternative ugualmente efficaci e al contempo meno rischiose; infine, il provvedimento deve essere coerente al criterio della proporzionalità quindi “adeguato”, ossia capace di conseguire, dal punto di vista dell’ordinamento giuridico, un corretto bilanciamento tra i contrapposti interessi rilevanti e costituzionalmente tutelati.

Nella fattispecie, la legge appena varata dal Parlamento italiano non possiede affatto i requisiti sopra indicati.

Essa impone 10 vaccinazioni obbligatorie (a fronte delle 4 precedenti) ed altre 4 come altamente consigliate (in tutto ben 14 vaccini).

Dette vaccinazioni non appaiono affatto “necessarie” nel senso sopra esplicitato, in quanto, in primo luogo, non sono predisposte per far fronte a situazioni emergenziali (diffondersi di epidemie in atto per ciascuna delle 14 malattie cui si riferiscono i vaccini) che possano essere affrontate in via esclusiva con il sistema vaccinale; peraltro non vengono minimamente considerati percorsi e/o soluzioni alternative, ugualmente efficaci e al contempo meno rischiose rispetto ai vaccini; appare vieppiù insussistente il requisito dell’“adeguatezza” della misura stessa rispetto cioè ad un corretto bilanciamento tra i contrapposti interessi di rilevo costituzionale.

Appare oltretutto macroscopico il divario tra la situazione antecedente con i 4 vaccini obbligatori, a fronte dei quali, ove ritenuti necessari dalla “comunità scientifica”, si poteva anche invocare il principio di “solidarietà sociale” di cui all’art. 2 Costituzione, e la situazione attuale.

Oggi che i vaccini obbligatori sono stati elevati a 10 – oltre ai 4 vaccini “altamente consigliati” – i cui effetti dannosi collaterali oltre ad esser stati fatti presenti da illustri scienziati di tutto il mondo, sono riconosciuti – sebbene in modo contraddittorio e parziale – dalle istituzioni governative, viene in tutta evidenza il superamento dei “limiti” che la legge deve rispettare e non è dubbio che questi limiti sono stati superati proprio in virtù del “principio ermeneutico della ragionevolezza” imposto dall’art. 3 della Costituzione.

Dunque la legge in commento che elide la libertà di scelta in ordine al trattamento sanitario, deve dichiararsi costituzionalmente illegittima per “mancato rispetto della persona umana” e per “irragionevolezza”.

Queste due censure, entrambe in relazione all’articolo 3 della Costituzione, e la seconda anche in raccordo con l’art. 32, 2°comma della Costituzione, costituiscono pertanto le fondamentali pregiudiziali di incostituzionalità del Decreto Legge n. 73/2017, in particolare dell’art. 1, 1°comma, nonchè dell’articolo 3, 3° comma e quindi della sua legge di conversione (anche su autorevole parere del Prof. Paolo Maddalena, Vice Presidente emerito della Corte Costituzionale).

A quanto sopra si aggiunga che l’articolato normativo in questione si pone in contrasto con la Convenzione di Oviedo (“Convenzione per la protezione dei diritti dell’uomo e la dignità dell’esser umano riguardo alle applicazioni della biologia e della medicina”) e la relativa legge nazionale di ratifica n. 145/2001, afferma principi che rilevano nella fattispecie. Infatti, il capitolo 2° della Convenzione di Oviedo, con l’articolo 5, pone quale regola generale che ogni intervento nel campo della salute abbia quale suo necessario presupposto il “libero ed informato consenso della persona interessata”, che deve fondarsi “innanzitutto su un’informazione adeguata sullo scopo, sulla natura dell’intervento e sulle sue conseguenze e i suoi rischi”.

Il principio summenzionato, inoltre, risulta ulteriormente rafforzato dalla previsione del successivo art.28, ove è espressamente previsto che ciascuno Stato firmatario si impegna a che “siano oggetto di dibattito pubblico appropriato alla luce, in particolare, delle implicazioni mediche, sociali, economiche, etiche e giuridiche pertinenti, e che le loro possibili applicazioni siano oggetto di consultazioni appropriate”.

Sulla questione dei vaccini, viceversa, con la legge in commento si è andati nel senso diametralmente opposto, operando con meccanismi autoritativi, rifuggendo dal doveroso confronto e dalla consultazione con il pubblico, sull’assiomatico presupposto dell’assenza o quasi di rischi e su una informazione privata e pubblica del tutto inadeguata.

Il medesimo principio statuito nell’ambito della convenzione di Oviedo è stato accolto anche nell’ambito della “Carta dei diritti fondamentali dell’unione europea”, proclamata a Nizza il 7 dicembre del 2000, che nel suo art.3 (Diritto all’integrità della persona) dispone che: “1. Ogni persona ha diritto alla propria integrità fisica e psichica. 2. Nell’ambito della medicina e della biologia devono essere in particolare rispettati: a) il consenso libero e informato della persona interessata, secondo le modalità definite dalla legge; …”.

Ulteriori profili di incostituzionalità, sebbene strettamente connessi con quelli sopra già indicati, devono ravvisarsi nella violazione dei principi sedimentati nell’ordinamento giuridico, sia nazionale che internazionale, che hanno trovato positivizzazione nell’ambito delle norme istitutrici della UE, in trattati internazionali, oltre che in norme giuridiche interne di recepimento ed attuazione, e nelle pronunzie dei giudici.

La rilevante questione sottoposta all’odierna analisi muove dalla considerazione dei profili di valutazione dei benefici e dei rischi, certi o anche potenziali (i rischi), necessariamente presupposta ad ogni approccio giuridico condotto in termini – costituzionalmente rilevanti – di ragionevolezza e proporzionalità.
Diversamente si assiste, come nel caso sottoposto all’odierno esame, alla violazione delle relative norme di rango comunitario e internazionale, che costituiscono parametro di riferimento per il vaglio di costituzionalità avuto riguardo agli artt. 10 e 11 Cost.

In primo luogo, quindi, anche in ordine ad una valutazione di costituzionalità della legge in commento, rileva il “principio di precauzione”.

Come noto si tratta di un principio di derivazione comunitaria (art.191, par.2, ex art.174 del Trattato UE), il quale, sebbene positivizzato in materia di tutela ambientale, è stato di fatto esteso ad opera dalla Corte di giustizia europea (v. anche le recenti pronunzie: Corte di Giustizia UE, sez.I, 09.06.2016 n.78; Corte di Giustizia UE, sez.VI, 10.04.2014 n.269; Corte di Giustizia UE, sez.II, 22.10.2010 n.77) e dei giudici nazionali dei paesi aderenti, anche agli ambiti della salute pubblica, fino a divenire un “principio di applicazione generale” soprattutto in quei settori di intervento normativo che richiedono un “alto livello di protezione”, qual’è quello della salute pubblica.

Il principio di precauzione infatti implica l’identificazione degli effetti potenzialmente negativi derivanti da un determinato trattamento o un procedimento; esso richiede una valutazione scientifica del rischio che, per l’insufficienza o la contraddittorietà dei dati in possesso della comunità scientifica e delle pubbliche autorità, non consenta di appurare con sufficiente certezza il rischio rispetto ai fattori o agli interessi oggetto di tutela.

Il principio di precauzione, è utile precisare, opera non nelle circostanze in cui vi è la certezza di un rischio di pregiudizio ma, al contrario lì dove non sia ancora dimostrato un rischio per la salute (o l’ambiente) e tuttavia questo non può essere del tutto escluso.

Un approccio cautelativo così rigoroso, come quello discendente dal suddetto principio, è evidentemente giustificabile e anzi obbligatorio, anche per il legislatore – che si è all’uopo impegnato ad improntare e a fondare la propria politica al suddetto principio (art.191, par.2, Trattato UE) – proprio in ragione della assoluta preminenza e rilevanza, anche costituzionale, dei valori che si intendono tutelare.

Secondo l’elaborazione degli sviluppi attuativi del suddetto principio la valutazione del rischio non deve aver oggetto solamente i “rischi immediati” ma, viceversa, deve avere ad oggetto anche gli effetti rilevabili a lungo termine.

Con riferimento agli obblighi vaccinali, quindi, si evidenzia che il fine perseguito dall’applicazione del suddetto principio di precauzione è non solo quello di evitare pregiudizi attuali alle fasce più giovani e deboli della popolazione in atto ma, addirittura, alle generazioni future, per i danni che possano queste risentire dall’impiego di trattamenti farmacologici destinati a essere somministrati negli anni e nei decenni a venire, sistematicamente su tutta la popolazione italiana (e sui minori stranieri) rientrante nelle fasce d’età interessate dai trattamenti medesimi.

In linea con quanto fino a questo punto precisato, sebbene da una prospettiva concernente la compatibilità e la valutazione ex ante dei possibili effetti pregiudizievoli dei vaccini sul singolo individuo ricevente, è quanto statuito dalla Corte costituzionale con la sentenza n.258 del 94, nella motivazione della quale, il giudice delle leggi, pur dichiarando inammissibile la sollevata e specifica questione di costituzionalità sottoposta al suo vaglio, richiamava l’attenzione del legislatore “… ferma la obbligatorietà generalizzata delle vaccinazioni ritenute necessarie alla luce delle conoscenze mediche, affinché siano individuati e siano prescritti in termini normativi specifici e puntuali, ma sempre entro limiti di compatibilità con le sottolineate esigenze di generalizzata vaccinazione, gli accertamenti preventivi idonei a prevedere e prevenire i possibili rischi di complicanze”.

Le valutazioni necessariamente sottese al rispetto del “principio di precauzione” così come la consequenziale statuizione dalla Corte costituzionale nella sentenza appena citata, non appaiono aver avuto una adeguata attenzione da parte del legislatore.

Non si può non tenere conto infatti che non risulta che siano stati effettuati e/o resi pubblici indagini scientifiche e studi idonei a palesare l’insussistenza di rischi ed effetti pregiudizievoli sulla popolazione, che abbiano tenuto conto dell’aumento esponenziale degli obblighi vaccinali e degli effetti combinati e cumulativi degli aumentati trattamenti, quelli obbligatori e anche quelli consigliati, rispetto al regime precedente, né risulta che la collettività italiana sia stata chiamata a consultazione e quindi a percorsi di partecipazione informativa sugli studi e le indagini scientifiche che avrebbero dovuto esser svolte e/o rese pubbliche.
In difetto, quindi, sussiste sotto il profilo sopra delineato, l’incostituzionalità della norma in questione.

 

 (….segue….)

Roma, 01 agosto 2017

“Attuare la Costituzione, un dovere inderogabile”
Giuristi per l’Azione Popolare

Avv. Stefano Stefàno (coordinatore gruppo di lavoro)
Avv. Giovanni Crosta
Avv. Fausto Gianelli
Avv. Mirella Manera
Avv. Damiano Marinelli
Avv. Francesco Scifo

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Decreto Legge “vaccini”. Ulteriori profili di incostituzionalità (4).

Decreto-legge 7 giugno 2017, n. 73, recante disposizioni urgenti in materia di prevenzione vaccinale, APPROVATO DAL SENATO DELLA REPUBBLICA il 20 luglio 2017.

Qui di seguito vengono indicate le modifiche introdotte nel testo licenziato dal Senato (a fronte di quanto previsto nel provvedimento presentato dal Governo e pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale), al fine di verificare se i profili di incostituzionalità rilevati continuino a sussistere e vengono offerte alcune considerazioni finali.

 

ARTICOLO 1 (Disposizioni in materia di vaccini)

Articolo 1.1 e 1.1 bis

È’ stato inserito “il conseguimento degli obiettivi prioritari del Piano nazionale prevenzione vaccinale 2017/2019” tra gli obiettivi che intende perseguire il provvedimento.

È stato ampliato l’obbligo vaccinale “per tutti i minori stranieri non accompagnati“.

Nel decreto legge originario, venivano indicate queste vaccinazioni obbligatorie e gratuite:

a) anti-poliomielitica;
b) anti-difterica;
c) anti-tetanica;
d) anti-epatite B;
e) anti-pertosse;
f) anti-Haemophilus influenzae tipo b;

g) anti-meningococcica B;
h) anti-meningococcica C;

i) anti-morbillo;
l) anti-rosolia;
m) anti-parotite;
n) anti-varicella.

Il testo licenziato dal Senato, mantiene l’obbligo per a) – f) da una parte [comma 1]; i) – n) da un’altra [comma 1 bis].
Mentre g) e h) – cioè anti-meningococcica B e anti-meningococcica C – vengono inclusi ora tra quelli per i quali si “assicurano l’offerta attiva e gratuita” insieme a due nuovi vaccini: anti-pneumococcica e anti-rotavirus.

Articolo 1.1 ter

E’ stata inserita la previsione che “il Ministro della salute, con decreto da adottare decorsi tre anni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto e successivamente con cadenza triennale” possa “disporre la cessazione dell’obbligatorietà per una o più delle vaccinazioni di cui al comma 1-bis”: quindi solo per i),l),m),n).

Articolo 1.2

E’ stata inserita la previsione di somministrazione di “vaccini in formulazione monocomponente o combinata in cui sia assente l’antigene per la malattia infettiva per la quale sussiste immunizzazione”, specificando tuttavia che ciò si verificherà “di norma e comunque nei limiti delle disponibilità del Servizio sanitario nazionale“.

Articolo 1.2 ter

Conseguentemente, è stato previsto anche che “Annualmente l’AIFA pubblica nel proprio sito internet i dati relativi alla disponibilità dei vaccini in formulazione monocomponente e parzialmente combinati“.

Articolo 1.3 bis

Viene previsto che l’AIFA [che aveva fatto il suo debutto nel precedente comma] “senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica, provvede, avvalendosi della Commissione tecnico-scientifica, all’uopo integrata da esperti indipendenti e che non si trovino in situazioni di conflitto di interesse, e in collaborazione con l’Istituto superiore di sanità, a predisporre e a trasmettere al Ministero della salute una relazione annuale sui risultati del sistema di farmacovigilanza e sui dati degli eventi avversi per i quali è stata confermata un’associazione con la vaccinazione“.

Articolo 1.4

E’ stato esteso l’obbligo vaccinale anche nei confronti dei “soggetti affidatari ai sensi della legge 4 maggio 1983, n. 184“.

Viene introdotta la previsione di una procedura “informativa” da parte della ASL, tramite convocazione degli obbligati, in caso di mancata osservanza dell’obbligo vaccinale da parte di costoro, prima di comminare la sanzione.

La sanzione amministrativa pecuniaria in caso di mancata osservanza dell’obbligo vaccinale viene ridotta da € 500,00 a € 7.500,00 iniziali a “da euro cento a euro cinquecento“.

Viene finalmente indicata negli “organi competenti in base alla normativa delle regioni o delle province autonome” l’autorità che presiede “all’accertamento, alla contestazione e all’irrogazione di cui al periodo precedente“.

Articolo 1.5

Viene soppressa la segnalazione di mancata osservanza dell’obbligo vaccinale alla Procura della Repubblica (che avrebbe potuto condurre alla perdita della potestà genitoriale).

Articolo 1.6 bis

Viene introdotta la procedura di contrattazione AIFA-Produttori per la determinazione dei prezzi dei vaccini.

Articolo 1.6 ter

La verifica del rispetto degli obiettivi del Calendario vaccinale nazionale viene infine assegnata alla “Commissione per il monitoraggio dell’attuazione del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri di definizione e aggiornamento dei livelli essenziali di assistenza, istituita con decreto del Ministro della salute 19 gennaio 2017“, che opererà anche per la previsione di cui al punto 1.1 ter.

 

ARTICOLO 2 (Iniziative di comunicazione e informazione sulle vaccinazioni)

Articolo 2.1

Sono state esplicitate le linee programmatiche del provvedimento e la sua filosofia: “promuovere un’adesione volontaria e consapevole alle vaccinazioni previste dal Piano nazionale di prevenzione vaccinale, nonché per diffondere nella popolazione e tra gli esercenti le professioni sanitarie la cultura delle vaccinazioni, senza nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica, da svolgersi anche con la collaborazione dei medici di medicina generale, dei pediatri di libera scelta e dei farmacisti delle farmacie del territorio, sentite le rispettive rappresentanze ordinistiche e le associazioni di categoria”!

Articolo 2.1 bis

Introduce l’estensione della “promozione” e della “diffusione” di cui sopra anche ad opera dei consultori familiari.

 

ARTICOLO 3 (Adempimenti vaccinali per l’iscrizione ….)

Articolo 3.3

Vengono inseriti i “centri di formazione professionale regionale” tra le scuole per cui, al pari degli altri gradi di istruzione, non costituisce requisito di accesso alla scuola la presentazione della documentazione di cui al comma 1.

Articolo 3.3 bis

Viene previsto che “Entro tre mesi dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, gli operatori scolastici, sanitari e socio-sanitari presentano agli istituti scolastici e alle aziende sanitarie nei quali prestano servizio una dichiarazione, resa ai sensi del decreto del Presidente della Repubblica 28 dicembre 2000, n. 445, comprovante la propria situazione vaccinale“.

 

ARTICOLO 4 bis (Anagrafe nazionale vaccini) [nuovo]

Viene istituita l’Anagrafe in rubrica.

 

ARTICOLO 4 ter (Unità di crisi) [nuovo]

Vengono estesi alla “Unità di crisi permanente di cui al decreto del medesimo Ministro 27 marzo 2015 …. il raggiungimento degli obiettivi di prevenzione e gestione delle emergenze sanitarie in materia di malattie infettive” previa integrazione della composizione e precisando che “La partecipazione all’Unità di crisi è a titolo gratuito e ai componenti non sono corrisposti gettoni, compensi o altri emolumenti comunque denominati“.

 

ARTICOLO 5 (Disposizioni transitorie e finali)

Articolo 5.1

Vengono distinti i termini, per l’anno scolastico 2017/2018, ai fini della documentazione di cui all’articolo 3, comma 1, che “deve essere presentata entro il 10 settembre 2017, presso i servizi educativi e le scuole per l’infanzia, ivi incluse quelle private non paritarie, ed entro il 31 ottobre 2017 presso le istituzioni del sistema nazionale di istruzione e i centri di formazione professionale regionale“.
Termine di presentazione prorogato al 10 marzo 2018, qualora la documentazione comprovante l’effettuazione delle vaccinazioni obbligatorie sia sostituita dalla dichiarazione resa ai sensi del D.P.R. n. 445/2000.

Articolo 5.1 bis

Viene previsto che “la prenotazione gratuita delle vaccinazioni di cui all’articolo 1, senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica, possa avvenire presso le farmacie convenzionate aperte al pubblico attraverso il Centro Unificato di Prenotazione (Sistema CUP)“.

 

ARTICOLO 5 bis (Controversie in materia di riconoscimento del danno da vaccino) [nuovo]

Questo articolo, e soprattutto quello successivo, sono i più importanti, poichè recepiscono in parte le osservazioni critiche svolte nel precedente articolo nonché dal gruppo Giuristi per l’Azione Popolare di ATTUARE LA COSTITUZIONE precisamente, al punto 4 del documento (mancata previsione, a carico dello Stato, di un’equa indennità); compare infatti finalmente per la prima volta la Legge n. 210/1992.

Articolo 5 bis.1

Viene previsto che l’AIFA sia litisconsorte necessario “Nei procedimenti relativi a controversie aventi ad oggetto domande di riconoscimento di indennizzo da vaccinazione di cui alla legge 25 febbraio 1992, n. 210, e ad ogni altra controversia volta al riconoscimento del danno da vaccinazione“.

Articolo 5 bis.3

Viene previsto che “Dalle disposizioni di cui al presente articolo non devono derivare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica“.

 

ARTICOLO 5 ter (Definizione delle procedure di ristoro dei soggetti danneggiati da emoderivati o da vaccinazioni obbligatorie) [nuovo]

Articolo 5 ter.1

Per le finalità di cui in rubrica, viene istituita una Task-force presso il Ministero della salute, che è così “autorizzato ad avvalersi di un contingente fino a 20 unità di personale appartenente all’area III del comparto Ministeri“.

Articolo 5 ter.2

Testuale: “All’attuazione del comma 1, nel limite massimo di euro 359.000 per l’anno 2017 e di euro 1.076.000 per l’anno 2018, si provvede mediante corrispondente riduzione dell’autorizzazione di spesa di cui all’articolo 2, comma 361, della legge 24 dicembre 2007, n. 244“.
L’articolo della finanziaria 2008 citato così recita: “361. Per le transazioni da stipulare con soggetti talassemici, affetti da altre emoglobinopatie o da anemie ereditarie, emofilici ed emotrasfusi occasionali danneggiati da trasfusione con sangue infetto o da somministrazione di emoderivati infetti e con soggetti danneggiati da vaccinazioni obbligatorie che hanno instaurato azioni di risarcimento danni tuttora pendenti, è autorizzata la spesa di 180 milioni di euro annui a decorrere dall’anno 2008“.

Articolo 5 quater

Le disposizioni di cui alla legge 25 febbraio 1992, n. 210, si applicano a tutti i soggetti che, a causa delle vaccinazioni indicate nell’articolo 1, abbiano riportato lesioni o infermità dalle quali sia derivata una menomazione permanente della integrità psico-fisica”: viene pertanto ammesso in limine litis che, anche le vaccinazioni rese obbligatorie da questo provvedimento possano arrecare danni (principio peraltro affermato da 25 anni in sede normativa), superando così parzialmente (sul versante della mancata previsione, a carico dello Stato, di un’equa indennità) uno dei profili di incostituzionalità indicati nel precedente articolo ed al punto 4 del documento del gruppo Giuristi per l’Azione Popolare.

 

ARTICOLO 6 (Abrogazioni)

L’elenco delle disposizioni abrogate viene integrato con la disposizione di cui a “l’articolo 3, secondo comma, della legge 20 marzo 1968, n. 419“, riguardante l’antitetanica, che prevedeva una sanzione pecuniaria da £. 100.000 a £. 500.000.

 

CONCLUSIONI

I profili di incostituzionalità individuati nei due precedenti articoli (2) e (3) e nel citato documento del gruppo Giuristi per l’Azione Popolare di ATTUARE LA COSTITUZIONE continuano a sussistere, ad eccezione del punto 4, chiaramente recepito nel provvedimento licenziato al Senato, sicuramente con la norma di cui all’ Articolo 5 quater, in modo meno chiaro con quella ex Articolo 5 ter, 2° comma.
Quest’ultima disposizione potrà essere comunque esaminata almeno sotto il profilo ordinario, in relazione alla copertura finanziaria prevista dall’art. 81, 3°comma, Costituzione [la copertura finanziaria è il punto dolens di questo Decreto e questo sarebbe stato il punto su cui insistere di più alla Camera, se il provvedimento non fosse stato “blindato” con la richiesta della fiducia], in quanto la copertura formalmente c’è, ma irragionevolmente attinge ad un fondo già determinato ex articolo 2, comma 361, della legge 24 dicembre 2007, n. 244, di fatto e sostanzialmente riducendolo: come ciò sia possibile, con l’introduzione di 6 nuove vaccinazione obbligatorie resta un mistero, a rigor di logica, anche solo matematica!

Dalla prospettiva della costituzionalità del testo licenziato al Senato, infine, non emergono nuove norme suscettibili di sindacato, ad eccezione della disposizione con cui all’ Articolo 1,1°comma, viene ampliato l’obbligo vaccinale “per tutti i minori stranieri non accompagnati“.
Questo sarà pertanto l’unico punto da approfondire, ma, già da ora, è possibile ravvisare che:
– il principio di eguaglianza stabilito dall’Art. 3,1°comma, Costituzione possa essere vulnerato, ricordando che esso non vale solo per i “cittadini“, come ricordato più volte dalla stessa Corte Costituzionale, ma anche per i “non cittadini”, poiché riguarda il godimento dei diritti che spettano agli individui umani in quanto tali (cfr. V.Onida, “La Costituzione”, pag. 76, 2017);
– peraltro, le dichiarazioni e le carte internazionali dei diritti sanciscono espressamente l’eguaglianza di tutti, vedi infatti art. 14 della Convenzione CEDU che disciplina il divieto di discriminazione;
– dove sarebbe la discriminazione; intanto (1) per “minori” si intende chiaramente fino al compimento dei 18 anni d’età, laddove per i “non stranieri” le disposizioni del presente provvedimento si applicano da 0 a 16 anni: ciò comporta una estensione dell’obbligo vaccinale ingiustificata e non ragionevole; poi (2) molto grave, chi verifica la preesistente immunizzazione dei “minori stranieri”?
2 diverse discriminazioni, pertanto, in ordine alla età ed alla mancata verifica di pregresse immunizzazioni, a meno che non sia questa la via per diffondere nella popolazione la cultura delle vaccinazioni!

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Decreto Legge “vaccini”. Profili di incostituzionalità (3).

Questi sono i 3 ulteriori profili di incostituzionalità che è possibile ravvisare, dopo la pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale n. 130 del 7 giugno del Decreto Legge n. 73/2017.

 

3) L’assenza dei presupposti per l’adozione del provvedimento provvisorio con forza di legge, così come indicati dall’art. 77, 2°comma, della Costituzione; attesa la “straordinaria necessità ed urgenza” procrastinata per 19 giorni e poiché il Governo non indica quale sia lo stato di necessità che ne abbia legittimato l’adozione.

Sono trascorsi 19 giorni da quando il Consiglio dei Ministri, il 19 maggio, ha approvato un Decreto legge contenente “misure urgenti in materia di prevenzione vaccinale” (stando alla lettura del comunicato stampa n. 30) sino al momento in cui lo stesso (?) D.L. è stato pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 130 del 7 giugno.
19 giorni di gestazione sono davvero tanti per un provvedimento che, pur recando nella sua rubrica: “disposizioni urgenti“, nelle successive premesse, indica, nell’ordine:

  • di aver “visto l’art. 77 della Costituzione”;
  • di ritenere “la straordinaria necessita’ ed urgenza di emanare disposizioni per garantire in maniera omogenea sul territorio nazionale le attivita’ dirette alla prevenzione, al contenimento e alla riduzione dei rischi per la salute pubblica e di assicurare il costante mantenimento di adeguate condizioni di sicurezza epidemiologica in termini di profilassi e di copertura vaccinale”;
  • di aver visto ”la deliberazione del C.d.M. adottata nella riunione del 19.5.2017”.

Una contraddizione in termini; una cosa urgente, urge, si fa subito, come prescrive, per i decreti legge, il pur “visto” dal Governo art. 77, 2° comma, della Costituzione, [cfr.https://cipensoevotono.wordpress.com/2016/07/01/parte-ii-ordinamento-della-repubblica-titolo-i-sezione-ii-artt-70-82/]: se sussiste la “straordinaria necessità ed urgenza” ravvisata e si è lasciato trascorrere quasi 3 settimane, significa che: o il pericolo non c’era; o, se c’è, che la condotta del Governo è potenzialmente pericolosa per l’incolumità pubblica.

Ma il dubbio sulla sussistenza o meno del carattere dell’urgenza, che avrebbe costituzionalmente legittimato il D.L., viene fugato da una ulteriore premessa dello stesso provvedimento, che indica:

  • di ritenere altresì “necessario garantire il rispetto degli obblighi assunti delle strategie concordate a livello europeo e internazionale e degli obiettivi comuni fissati nell’area geografica europea”.

Ulteriore conferma del fatto che non sussiste alcuna situazione emergenziale cui far fronte con il decreto-legge in questione, che piuttosto sembra dare attuazione ad “obblighi” che sarebbero stati assunti dal nostro paese a “livello europeo ed internazionale”, quindi con ampio anticipo rispetto all’emanazione del decreto legge stesso.
Oltretutto, non viene in alcun modo specificato a quali accordi europei o internazionali si faccia riferimento.
Di fatto, non può non considerarsi che, nel settembre 2014, a Washington (USA), il ministro della sanità Lorenzin, unitamente al rappresentante dell’AIFA (agenzia italiana per il farmaco), parteciparono al Global Health Security Agenda (G.H.S.A.), ove il nostro paese “riceveva l’incarico” di guidare nei prossimi cinque anni a livello mondiale le strategie e le campagne vaccinali (cfr. comunicato stampa n. 387 del 29.9.2014 AIFA).

In conclusione, l’art. 77, 2°comma, Costituzione facoltizza il Governo ad adottare, sotto la sua responsabilità, provvedimenti provvisori con forza di legge, in casi straordinari di necessità ed urgenza.
Il Governo non indica nelle premesse del suo decreto quale sia lo “stato di necessità” (cui va ricondotto il sistema del decreto-legge, secondo la relazione del Presidente della Commissione della Costituzione, On. Ruini, nelle sedute del 16 e 17 ottobre 1947), cui far fronte, rendendo peraltro impossibile anche il successivo sindacato sulla sussistenza effettiva dei caratteri di necessità ed urgenza.
Dal provvedimento del Governo pertanto non emerge alcuna indicazione circa l’effettiva sussistenza di una diffusione della/e malattia/e “quale fatto che, secondo il diritto vivente, giustifica l’ordine sanitario ai genitori di sottoporre i figli a vaccinazione” (cfr. Corte Costituzionale, Sentenza n. 142/1983).
Verrebbero pertanto a mancare i presupposti per l’adozione del provvedimento provvisorio con forza di legge, così come indicati dall’art. 77, 2°co., Costituzione.

 

4) La mancata previsione, a carico dello Stato, di un’equa indennità per il caso di danno derivante da contagio o da altra apprezzabile malattia causalmente riconducibile alle nuove vaccinazioni obbligatoria imposte, riportato dal bambino vaccinato (o da altro soggetto a causa dell’assistenza personale diretta prestata al primo), in applicazione della sentenza n. 307/1990 della Corte Costituzionale; e la conseguente mancata previsione della copertura finanziaria, in relazione all’ articolo 81, 3°comma, della Costituzione.

Il Decreto Legge in parola abroga una serie di disposizioni, tra cui l’art. 3, 2°co., della Legge n. 51/1966, riguardante l’obbligatorietà della vaccinazione antipoliomielitica.
Orbene, quella legge è stata oggetto del sindacato della Corte Costituzionale, che, con la Sentenza n. 307 del 1990, dichiarò “l’illegittimità costituzionale della legge 4 febbraio 1966, n. 51 nella parte in cui non prevede, a carico dello Stato, un’equa indennità per il caso di danno derivante, al di fuori dell’ipotesi di cui all’art. 2043 c.c., da contagio o da altra apprezzabile malattia causalmente riconducibile alla vaccinazione obbligatoria antipoliomielitica, riportato dal bambino vaccinato o da altro soggetto a causa dell’assistenza personale diretta prestata al primo“.
Questo è un passaggio della motivazione della sentenza (punto 2): “con riferimento, invece, all’ipotesi di ulteriore danno alla salute del soggetto sottoposto al trattamento obbligatorio – ivi compresa la malattia contratta per contagio causato da vaccinazione profilattica – il rilievo costituzionale della salute come interesse della collettività non è da solo sufficiente a giustificare la misura sanitaria. Tale rilievo esige che in nome di esso, e quindi della solidarietà verso gli altri, ciascuno possa essere obbligato, restando così legittimamente limitata la sua autodeterminazione, a un dato trattamento sanitario, anche se questo importi un rischio specifico, ma non postula il sacrificio della salute di ciascuno per la tutela della salute degli altri. Un corretto bilanciamento fra le due suindicate dimensioni del valore della salute – e lo stesso spirito di solidarietà (da ritenere ovviamente reciproca) fra individuo e collettività che sta a base dell’imposizione del trattamento sanitario – implica il riconoscimento, per il caso che il rischio si avveri, di una protezione ulteriore a favore del soggetto passivo del trattamento“.
L’imposizione dell’obbligo del trattamento sanitario operata dal Decreto Legge sembra incorrere nello stesso vizio della precedente Legge sulla vaccinazione antipoliomielitica e lo espone pertanto ad analogo sindacato di legittimità costituzionale, in quanto non prevede alcuna indennità.
Nè potrebbe opporsi che, a seguito di tale sentenza della Corte, il legislatore fu costretto a riconoscere un indennizzo alle vittime proprio di queste conseguenze, con la legge n. 210/1992, art. 1, 1°comma, (e successive integrazioni: legge n. 229/2005) e che, quindi, ora, una legge esista; se, all’interno del D.L. non vi è alcuna norma di coordinamento con Legge del 1992 (nè con quella del 2005).
Coordinamento che invece sarebbe opportuno, anzi necessario, anche sotto l’ulteriore aspetto delle disposizioni finanziarie, di cui all’art. 7 del D.L., Continua a leggere “Decreto Legge “vaccini”. Profili di incostituzionalità (3).”

Decreto Legge “vaccini”. Profili di incostituzionalità (2).

Sono almeno 5 i possibili profili di incostituzionalità che è possibile ravvisare, dopo la pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale n. 130 del 7 giugno del Decreto Legge n. 73/2017, che triplica le vaccinazioni obbligatorie elevandole da 4 a 12.

1) La disparità di trattamento tra scuole dell’infanzia e scuola dell’obbligo a fronte della identica fattispecie della mancata presentazione della documentazione comprovante l’effettuazione delle vaccinazioni (art. 3, 3°co. D.L.); in violazione del principio di ragionevolezza della legge ed in relazione all’ articolo 3, 1°comma, della Costituzione.
Il provvedimento pubblicato distingue la disciplina della vaccinazione obbligatoria (art. 1) da quella dell’iscrizione scolastica (art. 3).
A differenza di quanto “annunciato”, da una parte ci sono le sanzioni pecuniarie per la mancata osservanza dell’obbligo (a prescindere dall’iscrizione scolastica), dall’altra le conseguenze scolastiche di tale inadempimento; superando così la disparità tra asilo e scuola dell’obbligo, circa l’applicabilità della sanzione pecuniaria, che ora colpisce entrambe le fattispecie.
Tuttavia, il D.L. mantiene, rispetto a quanto “annunciato”, la rilevata disparità di trattamento tra “servizi educativi per l’infanzia e scuole dell’infanzia” (da una parte) e gli “altri gradi d’istruzione” (dall’altra), sul versante della presentazione di idonea documentazione comprovante l’effettuazione delle vaccinazioni obbligatorie imposte dall’art. 1; elevandola a requisito di accesso, ma solo nel primo caso (art. 3, 3°co.).
A contrario, la mancata presentazione comporterà la sanzione della non iscrizione del bimbo/a ai servizi educativi per l’infanzia e scuole dell’infanzia, mentre – in linea col pur abrogato art. 47, 2°co., D.P.R. n. 1518/1967 – non comporterà il rifiuto dell’ammissione per l’alunno/a degli “altri gradi d’istruzione” scolastica (ovvero, della scuola c.d. dell’obbligo).
L’articolo 3, 3°co., del D.L. diventa così il cuore del provvedimento (poichè la sanzione pecuniaria amministrativa, pur se con importi sensibilmente inferiori, è già vigente nel nostro ordinamento per tali fattispecie) venendo a costituire la leva su cui agire ed il deterrente per forzare l’ottemperanza all’obbligo della triplicazione delle vaccinazioni.
Qui occorre appuntare maggiormente l’attenzione, allora, per verificare se detta forzatura non travalichi i limiti della legittimità costituzionale.
Ora, se:
– dallo stesso fatto della mancata presentazione della documentazione;
– discendono differenti trattamenti tra “servizi educativi per l’infanzia e scuole dell’infanzia” e gli “altri gradi d’istruzione“;
– per lo stesso diritto fondamentale (come l’aggettivo “altri“, preceduto dall’articolo determinativo, tradisce);
– continua a ravvisarsi la violazione dell’art. 3, 1°comma, della Nostra Costituzione.
Anche in considerazione delle conclamate, esigenze di “straordinaria necessità ed urgenza“, che (qualora sussistenti, ancorchè non meglio precisate) sarebbero in contraddizione manifesta con la summenzionata disparità di trattamento prevista dall’art. 3, 3°co., del D.L.
Come se il caso straordinario si fermasse al termine della scuola materna, per poi rientrare nei ranghi dell’ordinarietà con l’esordio in prima elementare.
E si consideri che, tale disparità, trattandosi di bambini/e che crescono, potrebbe paradossalmente riguardare la stessa persona, in fasi differenti della sua vita.
L’evidente incongruità di tale disposizione, rispetto al fine che il Governo dichiara di perseguire, induce a ritenere violato anche il principio di ragionevolezza della legge, così come elaborato nel corso degli anni dalla Corte Costituzionale.

2) La compressione della libertà di scelta in ordine a un trattamento sanitario tramite la triplicazione delle vaccinazioni obbligatorie (art. 1, 1°co. D.L.); in violazione ancora del principio di ragionevolezza, imposto dall’articolo 3 della Costituzione ed in raccordo con la violazione dell’articolo 32, 2°comma, Costituzione, per  cui “la legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana” [quest’ultimo punto, autorevolmente proposto dal Vice Presidente emerito della Corte Costituzionale, Prof. Paolo Maddalena].

La seconda violazione dell’art. 3 Costituzione emerge dalla lettura del Decreto Legge n. 73/2017 ed in particolare dell’art. 1, 1°comma, laddove vengono prescritti i 12 vaccini (dalla lettera “a” alla lettera “n”) in raccordo con la violazione dell’art. 32, comma secondo, secondo periodo, nel quale si legge che “la legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana” [cfr. Parte I Diritti e Doveri dei Cittadini Titolo II (Artt. 29-34)].
Finché si trattava di quattro vaccinazioni obbligatorie ritenute necessarie dalla Comunità scientifica, si poteva anche invocare il principio di “solidarietà sociale” di cui all’art. 2 Costituzione, ma ora che si tratta di 12 vaccinazioni, i cui effetti dannosi sono stati fatti presenti da illustri scienziati di tutto il mondo, vengono in prima evidenza i “limiti” che la legge deve rispettare, e non è dubbio che questi limiti sono stati superati proprio in virtù del “principio ermeneutico della ragionevolezza” imposto dall’art. 3 Costituzione [cfr. PRINCIPI FONDAMENTALI (artt. 1-12)].
Dunque la legge che toglie la libertà di scelta in ordine a un trattamento sanitario, deve dichiararsi costituzionalmente illegittima per “mancato rispetto della persona umana” (violazione della libertà di scelta) e per “irragionevolezza”.

Queste due censure, entrambe in relazione all’articolo 3 della Costituzione, e la seconda anche in raccordo con l’art. 32, 2°comma ella Costituzione, costituiscono pertanto le fondamentali pregiudiziali di incostituzionalità del Decreto Legge n. 73/2017, in particolare dell’art. 1, 1°comma, nonchè dell’articolo 3, 3° comma.

Circa infine la valutazione della congruità della sanzione pecuniaria amministrativa, occorre invece rilevare che essa appartiene, per costante insegnamento della Corte Costituzionale (Ordinanza n. 264/2007; Sentenza n. 68/2012) alla discrezionalità del legislatore, con il solo limite della manifesta irragionevolezza, che può ravvisarsi a fronte di sperequazioni sanzionatorie tra fattispecie omogenee non sorrette da alcuna ragionevole giustificazione (per cui, in difetto della indicazione di fattispecie omogenee che impongano sanzioni inferiori, su questo punto, gli unici rilievi potranno essere fatti nel merito politico).


Dalla pubblicazione del Decreto Legge n. 73/2017 emergono poi altri possibili profili di incostituzionalità, che dovranno essere tuttavia oggetto di ulteriore riflessione:
A) Il tempo trascorso tra la deliberazione del Consiglio dei Ministri e quello della pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale del D.L.
B) La “straordinaria necessità ed urgenza“.
C) L’illegittimità costituzionale della Legge 4 febbraio 1966, n. 51.
D) La scuola dell’infanzia.

Saranno oggetto di analisi dettagliata nell’ultimo articolo.

 

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Decreto Legge “vaccini”. Profili di incostituzionalità (1).

Questi sono i possibili profili di incostituzionalità che è possibile ravvisare, dopo la pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale n. 130 del 7 giugno del Decreto Legge n. 73/2017, che triplica le vaccinazioni obbligatorie elevandole da 4 a 12:
1) la disparità di trattamento tra scuole dell’infanzia e scuola dell’obbligo a fronte della identica fattispecie della mancata presentazione della documentazione comprovante l’effettuazione delle vaccinazioni (art. 3, 3°co. D.L.); in violazione del principio di ragionevolezza della legge ed in relazione all’ articolo 3, 1°comma, della Costituzione;
2) la compressione della libertà di scelta in ordine a un trattamento sanitario tramite la triplicazione delle vaccinazioni obbligatorie (art. 1, 1°co. D.L.); in violazione ancora del principio di ragionevolezza, imposto dall’articolo 3 della Costituzione ed in raccordo con la violazione dell’articolo 32, 2°comma, della Costituzione per  cui “la legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana” (quest’ultimo punto, autorevolmente proposto dal Vice Presidente emerito della Corte Costituzionale, Prof. Paolo Maddalena).

Viceversa, per questi ulteriori profili, sarà opportuno un supplemento di riflessione:
3) l’assenza dei presupposti per l’adozione del provvedimento provvisorio con forza di legge, così come indicati dall’art. 77, 2°comma, della Costituzione; attesa la “straordinaria necessità ed urgenza” procrastinata per 19 giorni e poiché il Governo non indica quale sia lo stato di necessità che ne abbia legittimato l’adozione;
4) la mancata previsione, a carico dello Stato, di un’equa indennità per il caso di danno derivante da contagio o da altra apprezzabile malattia causalmente riconducibile alle nuove vaccinazioni obbligatorie, riportato dal bambino vaccinato o da altro soggetto a causa dell’assistenza personale diretta prestata al primo, in applicazione della sentenza n. 307/1990 della Corte Costituzionale; e la conseguente mancata previsione della copertura finanziaria, in relazione all’ articolo 81, 3°comma, della Costituzione;
5) la negazione dell’accesso al sistema educativo di istruzione e di formazione, nella articolazione specifica della scuola dell’infanzia, per il caso della mancata presentazione della documentazione comprovante l’effettuazione delle vaccinazioni (art. 3, 3°co. D.L.); in relazione all’art. 34, 1°comma della Costituzione (forse anche all’art. 2) ed al principio del bilanciamento dei diritti.

Ciascuno di questi profili sarà analizzato ed illustrato nei prossimi articoli; ma prima di entrare nel dettaglio può essere utile fare un piccolo passo indietro.


Si parte allora dal comunicato stampa n. 30 del Consiglio dei Ministri del 19.5.2017, che annunciava (testuale): ” Il Consiglio dei Ministri,  su proposta del Presidente Paolo Gentiloni e della Ministra della Salute Beatrice Lorenzin, ha approvato un decreto legge contenente misure urgenti in materia di prevenzione vaccinale “.

Il passato prossimo del verbo, rafforzato dalla conclamata urgenza, autorizzava l’auspicio di una immediata pubblicazione del provvedimento ……. che però ha tardato a palesarsi; nell’attesa della pubblicazione, per giorni (settimane) si è dovuta fondare l’attenzione solo sullo scarno comunicato del Governo, sulla cui base tuttavia era già possibile individuare 3 possibili profili di incostituzionalità:
A) l’applicabilità delle sanzioni amministrative pecuniarie per ciascun anno dell’intero percorso della scuola dell’obbligo; in relazione agli articoli 24 e 111 della Costituzione;
B) la disparità di trattamento tra scuole dell’infanzia e scuola dell’obbligo a fronte di una identica fattispecie, la mancata presentazione della documentazione comprovante l’effettuazione delle vaccinazioni; in violazione del principio di ragionevolezza della legge ed in relazione all’ articolo 3 Costituzione [cfr. PRINCIPI FONDAMENTALI (artt. 1-12)];
C) la perdita della responsabilità genitoriale, in forza della irragionevolezza degli automatismi legislativi, recentemente riaffermata dalle pronunce della Corte Costituzionale (C. cost. 23.02.2012, n. 31 e C. cost. 23.01.2013, n. 7); in relazione agli articoli 3 e 117 della Costituzione.

Dopo la pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale n. 130 del 7 giugno del Decreto Legge, il quadro si è modificato.

La prima pregiudiziale (A) sembra essere superata.
“Al fine di rendere cogente l’obbligo di vaccinazione, il decreto eleva le sanzioni amministrative pecuniarie attualmente previste per la sua violazione, le quali saranno applicabili per ciascun anno dell’intero percorso della scuola dell’obbligo”. 
Così si leggeva sul comunicato stampa del Consiglio dei Ministri n. 30 del 19.5.2017.
Tuttavia, l’articolo 1, 4°co., del D.L. pubblicato, non fa menzione della ventilata applicazione reiterata della sanzione per ciascun anno dell’intero percorso della scuola dell’obbligo, che avrebbe potuto violare il principio del ne bis in idem; distinguendo così l’applicazione della sanzione per il caso di mancata osservanza dell’obbligo vaccinale (art. 1) dalle procedure relative all’iscrizione scolastica dell’obbligo (art. 3).

La terza pregiudiziale (C) sembra anch’essa superata.
Senza ripetere quanto già scritto sul punto in materia di irragionevolezza degli automatismi legislativi, il D.L. non scrive esplicitamente che l’inadempimento dell’obbligo vaccinale comporta la perdita della responsabilità genitoriale, alla stregua del citato art. 569 c.p., ma si ferma prima, “limitandosi” a prescriverne la segnalazione alla Procura della Repubblica presso il Tribunale dei Minorenni, adottando la formula neutra ”per gli eventuali adempimenti di competenza”. Anche se non viene esclusa, tuttavia, la possibilità che vengano adottati dal Tribunale per i Minorenni, provvedimenti temporaneamente limitativi della responsabilità genitoriale.

Occorrerà tuttavia riflettere su questi ulteriori aspetti, che nascono ora dal combinato disposto (A + C).
I genitori esercenti la responsabilita’ genitoriale e i tutori che, a seguito di contestazione da parte dell’azienda sanitaria locale territorialmente competente, NON provvedano, nel termine indicato nell’atto di contestazione, a far somministrare al minore il vaccino ovvero la prima dose del ciclo vaccinale, incorrono:
– nella imposizione della sanzione amministrativa pecuniaria da euro 500,00 a euro 7.500,00
– nella segnalazione dell’inadempimento dell’obbligo vaccinale alla Procura della Repubblica presso il Tribunale per i Minorenni per gli eventuali adempimenti di competenza.
Dallo stesso fatto dell’inadempimento dell’obbligo vaccinale derivano pertanto 2 procedimenti distinti e separati.
Così disponendo però il Governo, con l’applicazione della sanzione amministrativa pecuniaria in combinato disposto con la segnalazione alla Procura della Repubblica presso il Tribunale per i Minorenni, di cui agli artt. 1, comma 4 e 5, del D.L., viola il principio del ne bis in idem, che impone invece come, non solo una persona non deve essere punita due volte, ma anche che non deve subire un doppio procedimento per lo stesso fatto.
Pur nell’ambito del procedimento penale, la Corte ha affermato come tra “i diritti fondamentali, e costituzionalmente rilevanti, della persona …… non può non annoverarsi il «principio di civiltà giuridica, oltre che di generalissima applicazione» (ordinanza n. 150 del 1995) espresso dal divieto di bis in idem”, precisando poi “benché non riconosciuto espressamente dalla lettera della Costituzione, tale principio è infatti immanente alla funzione ordinante cui la Carta ha dato vita, perché non è compatibile con tale funzione dell’ordinamento giuridico una normativa nel cui ambito la medesima situazione giuridica possa divenire oggetto di statuizioni giurisdizionali in perpetuo divenire …. se così fosse, a essere violati sarebbero anche gli artt. 24 e 111 Cost., ai quali il principio del ne bis in idem va collegato in via generale (ordinanza n. 501 del 2000)”.
Da segnalare, infine, un recentissimo provvedimento della Corte europea diritti dell’uomo, Sentenza Simkus contro Lituania n. 41788/11, depositata il 13 giugno 2017, che va nella stessa direzione indicata dalla Corte.

Chiusa questa parentesi, la seconda pregiudiziale (B) non è comunque superata, e da essa si partirà dunque per illustrare i profili di incostituzionalità ravvisati nel Decreto Legge n. 73/2017.

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