Elites

La teoria delle èlites si è sviluppata in Italia, all’inizio del secolo scorso. La scuola degli “elitisti” annovera tra i suoi artefici Vilfredo Pareto, Roberto Michels, Gaetano Mosca. Quest’ultimo è quello più importante, per lo meno per ciò che interessa qui in relazione a due questioni: la divisione della società in minoranze dominanti e maggioranze dominate; il rapporto tra èlites dominanti e democrazia rappresentativa.

Secondo Mosca: “ogni Governo consiste in una minoranza organizzata che domina una maggioranza disorganizzata“; questo rapporto è – per tutti gli “elitisti” – il principio centrale, un fatto naturale ed inevitabile, e con esso l’esistenza e la persistenza duratura della minoranza organizzata: l’èlite! Al di là del giudizio conclusivo (“fatto naturale ed inevitabile”), la premessa che definisce il rapporto (minoranza/maggioranza) è una bella botta che squarcia il velo ipocrita con cui ancor oggi si è soliti coprire il reale utilizzo della democrazia rappresentativa.

Ed infatti, Mosca, a proposito di quest’ultima questione, sulla democrazia rappresentativa così si esprimeva: “sarebbe ingenuo credere che i regimi liberali si appoggino sul consenso esplicito della maggioranza numerica dei cittadini, perché nelle elezioni la lotta si svolge fra i diversi gruppi organizzati, che possiedono i mezzi capaci di influenzare la massa degli elettori disorganizzati, ai quali non resta che scegliere fra i pochissimi rappresentanti di questi gruppi” G.MOSCA, Elementi di Scienza Politica,1923.

Questo cento anni fa. Oggi le cose sono mutate. “Un tempo le èlites dominanti puntavano ad esercitare il loro dominio attraverso le istituzioni rappresentative: il Parlamento innanzitutto. Di pari passo con la diffusione del suffragio universale, si sono verificati due fenomeni: la nascita di partiti di massa moderati; il dislocarsi dei luoghi decisionali fuori del Parlamento …Le decisioni cruciali sulla politica economica promanano da organismi tecnici e del potere finanziario, mentre i parlamenti si accapigliano sulla fecondazione assistita …La progressiva e irreversibile translatio imperi verso sedi non elettive ma tecniche è fenomeno di tale centralità, che non può essere ulteriormente celato dietro la retorica della acclarata universalità del meccanismo elettivo-rappresentativo” L.CANFORA, Critica della retorica democratica, pagg. 67/8,2002.

Ed infine, “Un trasferimento del potere al di fuori delle sedi elettive che va ben oltre gli organismi sovranazionali politici o tecnici, come la Commissione Europea, la BCE, il FMI o la Banca Mondiale, giungendo fino ad organizzazioni del tutto informali ed espressione delle èlites del capitale cosmopolita, come il Gruppo Bilderberg o la Commissione Trilaterale” D.MORO, Club Bilderberg, pag. 51, 2013.

 

Oligarchia

Non si deve definire la democrazia come il predominio dei più numerosi, né l’oligarchia come il regime in cui pochi sono i padroni dello Stato …. Si dà democrazia quando i liberi poveri, essendo più numerosi, sono padroni della magistratura, mentre si dà oligarchia quando comandano i ricchi e i nobili, i quali in genere costituiscono la minoranza” ARISTOTELE, Politica, IV, 3, pag. 57, 1993.

All’epoca di Aristotele (384 a.c./322 a.c.) dunque la democrazia significava il dominio dei più poveri – che incidentalmente erano i più numerosi – mentre l’oligarchia era il dominio della élite dei più ricchi – che in quanto tali erano pochi.

Gollismo

DEFINIZIONE

Ciò che si definisce Gollismo è insieme una dottrina politico-costituzionale, un movimento politico ed un regime, che deriva la sua denominazione dal generale francese Charles De Gaulle.

Si può caratterizzare il Gollismo come un nazionalismo di tipo moderno personificato nella figura del salvatore nazionale.

Costui, riproponendo l’ideologia e gli strumenti della tradizione democratico plebiscitaria, impone una ristrutturazione dall’alto di istituzioni e forze politiche che vanno perdendo legittimità di fronte ad una violenta crisi nazionale.

LE RADICI DEL GOLLISMO

Il Generale, desiderando assumere il ruolo di rappresentante dell’unità nazionale, riservò sempre le sue parole più dure per quelle forze ed istituzioni dello Stato e della società che reclamavano un ruolo di intermediazione tra la popolazione e la sua persona.

Costoro  furono pertanto descritte, nel linguaggio gollista, come elementi centrifughi e disgregatori, determinati ad assicurare il loro esclusivo interesse su quello della Francia e del suo rappresentante.

D’altro canto, l’idea di De Gaulle sul proprio movimento politico non era tanto quella di un partito, quanto piuttosto quella di un Rassemblement che, dovendo (testuale) “estendersi fino ad abbracciare l’intera nazione”, presentava chiari elementi totalitari.

IL GOLLISMO AL POTERE

Tornato al governo, il Generale impose una nuova costituzione che, approvata con referendum popolare nel 1958, delineò i tratti istituzionale del nuovo regime (V Repubblica).

Tra il 1958 ed il 1962 si susseguirono ben 4 referendum di iniziativa presidenziale, il più significativo dei quali fu quello che introduceva l’elezione diretta del presidente.

In tale occasione, tutti i partiti, tranne quello gollista, si schierarono contro la modifica e la campagna referendaria assunse così il significato di uno scontro tra la legittimità del Generale e quella dell’Assemblea.

La vittoria del Generale segnò la fine definitiva delle aspirazioni di ritorno alla pratica parlamentare classica.

Questo referendum è esemplare per delineare lo stile di leadership di De Gaulle e la natura del rapporto da lui instaurato con il popolo.

I suoi appelli radiotelevisivi, strumento di cui disponeva spregiudicatamente, oscillavano tra i toni paternalistici, il richiamo alle memorie collettive e le minacce di ritirarsi in caso di sconfitta.

La capacità di stabilire una sorta di identificazione di sé stesso con la Francia (e di sé stesso e la Francia con altissime cause) gli permetteva di trasformare le questioni specifiche in una scelta tra la sua persona ed il caos.

 

(Tratto da “Dizionario di Politica”, Bobbio, Matteucci, Pasquino, 2000, pagg. 450 e segg., 939)