Calamandrei e la Costituzione

Ora vedete – io ho poco altro da dirvi – in questa costituzione, di cui sentirete fare il commento nelle prossime conferenze, c’è dentro tutta la nostra storia, tutto il nostro passato.

Tutti i nostri dolori, le nostre sciagure, le nostre glorie son tutti sfociati in questi articoli.

E a sapere intendere, dietro questi articoli ci si sentono delle voci lontane.

Quando io leggo nell’art. 2, ”l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale”, o quando leggo, nell’art. 11, “l’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli”, la patria italiana in mezzo alle alte patrie, dico: ma questo è Mazzini.

Quando io leggo, nell’art. 8, “tutte le confessioni religiose sono ugualmente libere davanti alla legge”, ma questo è Cavour.

Quando io leggo, nell’art. 5, “la Repubblica una e indivisibile riconosce e promuove le autonomie locali”, ma questo è Cattaneo.

Quando, nell’art. 52, io leggo, a proposito delle forze armate,”l’ordinamento delle forze armate si informa allo spirito democratico della Repubblica” esercito di popolo, ma questo è Garibaldi.

Quando leggo, all’art. 27,“non è ammessa la pena di morte”, ma questo, o studenti milanesi, è Beccaria.

Grandi voci lontane, grandi nomi lontani.

Ma ci sono anche umili nomi, voci recenti.

Quanto sangue e quanto dolore per arrivare a questa costituzione!

Dietro a ogni articolo di questa costituzione, o giovani, voi dovete vedere giovani come voi, caduti combattendo, fucilati, impiccati, torturati, morti di fame nei campi di concentramento, morti in Russia, morti in Africa, morti per le strade di Milano, per le strade di Firenze, che hanno dato la vita perché la libertà e la giustizia potessero essere scritte su questa carta.

Quindi, quando vi ho detto che questa è una carta morta, no, non è una carta morta, questo è un testamento, un testamento di centomila morti.

Se voi volete andare in pellegrinaggio nel luogo dove è nata la nostra costituzione, andate nelle montagne dove caddero i partigiani, nelle carceri dove furono imprigionati, nei campi dove furono impiccati.

Dovunque è morto un italiano per riscattare la libertà e la dignità, andate lì, o giovani, col pensiero perché lì è nata la nostra costituzione.

Il discorso qui riprodotto (parzialmente) fu pronunciato da Piero Calamandrei nel salone degli Affreschi della Società Umanitaria il 26 gennaio 1955 in occasione dell’inaugurazione di un ciclo di sette conferenze sulla Costituzione italiana organizzato da un gruppo di studenti universitari e medi per illustrare in modo accessibile a tutti i principi morali e giuridici che
stanno a fondamento della nostra vita associativa.

Costituzione, come nacque

 

Nell’autunno del 1945 furono istituiti la Consulta Nazionale e il Ministero della Costituente.
La Consulta, tra l’altro, elaborò le norme per la elezione dell’Assemblea Costituente, che, per la prima volta in Italia, contemplarono la possibilità per le donne, sia di votare, che di essere elette.
Il 2 giugno 1946 furono convocati i comizi per deliberare, mediante referendum, sulla forma istituzionale dello Stato e per eleggere i deputati alla Costituente.
Dopo il referendum, che vide la vittoria della forma repubblicana, l’ Assemblea Costituente si riunì per la prima volta il il 25 giugno 1946.
Il Governo in carica non presentò all’ Assemblea un progetto di Costituzione.
Fu nominata pertanto una Commissione per la Costituzione per la redazione di uno schema, che l’Assembla avrebbe poi esaminato, articolo per articolo.
La Commissione per la Costituzione fu nominata dal Presidente dell’Assemblea, Saragat, su designazione dei gruppi parlamentari, in modo da rispecchiarne la proporzione, ed era composta da 75 deputati, tra cui 5 sole donne: Federici, Gotelli, Iotti, Merlin e Noce.
La prima riunione della Commissione per la Costituzione (dei 75) si tenne il 20 luglio 1946 ed elesse Presidente Ruini.
La Commissione si organizzò così.
Prima Sottocommissione (Diritti e Doveri dei Cittadini): Presidente, Tupini.
Seconda Sottocommissione (Ordinamento Costituzionale della Repubblica): Presidente, Terracini per la I Sezione (Potere Esecutivo); Presidente, Conti per la II Sezione (Potere Giudiziario).
Terza Sottocommissione (Diritti e Doveri economico-sociali): Presidente, Ghidini.
Durante i lavori sorse un conflitto di competenza tra la Prima e la Terza Sottocommissione, che vollero entrambe occuparsi della parte economica-sociale, elaborando due distinti progetti.
Fu allora nominato un Comitato di coordinamento per unificare i due testi.
Risultando non poche tuttavia le discordanze sostanziali e formali fra i vari testi e difficilmente eliminabili con la richiesta rapidità, in una Commissione troppo numerosa, la Commissione dei 75 affidò allora l’incarico di coordinare le formulazioni approvate dalle Sottocommissioni e Sezioni e di redigere un progetto organico e unitario ad un Comitato ristretto di 18 membri.
Questo Comitato approntò il progetto, suddividendo tutta la materia in modo organico (parti, titoli e sezioni) e coordinando tutti gli articoli, che furono ridotti da 199 a 131, più le disposizioni finali e transitorie.
Il Comitato di coordinamento (dei 18) fu poi incaricato di rappresentare l’intera Commissione dei 75 dinanzi all’Assemblea Costituente, durante gli otto mesi di discussione pubblica.
Questo Comitato era inizialmente composto da: Ruini (Presidente); Tupini, Terracini e Ghidini (Presidenti Sottocommissioni); Perassi (Segretario); Grassi, Marinaro, Ambrosini, Calamandrei [vedi articolo Calamandrei e la Costituzione], Canevari, Cevolotto, Dossetti, Fanfani, Foschini, Grieco, Moro, Rossi e Togliatti.
Successivamente, causa dimissioni o altro, parteciparono anche: Mortati, Laconi, Reale, Targetti, Lucifero, Condorelli, Leone, Colitto, Gullo, Tosato, Conti e Giolitti.
Approntato il progetto dai 18, la Commissione (dei 75) vi apportò lievi modificazioni, approvando in gran parte l’operato del comitato ristretto.
Pertanto, il progetto della Commissione fu presentato all’Assemblea Costituente il 31 gennaio 1947.
Il progetto di Costituzione rimase così all’ordine del giorno dell’Assemblea dal 4 marzo al 22 dicembre 1947.
Le discussioni furono dirette dal Presidente, Terracini.
Nella seduta antimeridiana del 22 dicembre, l’Assemblea perse in esame il testo finale coordinato e risolse gli ultimi punti controversi; nella seduta pomeridiana dello stesso giorno, la Costituzione fu approvata con votazione complessiva e finale.
La Costituzione venne promulgata il 27 dicembre e, in attuazione della XVIII disposizione finale, entrò in vigore il giorno 1 gennaio 1948.
L’Assemblea tenne 347 sedute (128 antimeridiane e 219 pomeridiane).
Sui 140 articoli del progetto, furono presentati 1663 emendamenti, dei quali 292 approvati, 314 respinti e 1057 assorbiti.
Gli emendamenti furono ripartiti tra i vari articoli del progetto; solo 3 non ebbero emendamenti, su 18 se ne ebbe uno solo, mentre il massimo si ottenne sull’articolo 109 (potestà legislativa delle Regioni).
Durante la discussione parlarono 275 oratori, per 1090 interventi; furono approvati 15 ordini del giorno e si ebbero, sulle questioni più controverse, 23 votazioni per appello nominale, 43 a scrutinio segreto, mentre 3 votazioni vennero rimandate per mancanza del numero legale.

Così nacque la nostra Costituzione, formalmente, ma dove è nata sostanzialmente?

“Quindi, quando vi ho detto che questa è una carta morta, no, non è una carta morta, questo è un testamento, un testamento di centomila morti.
Se voi volete andare in pellegrinaggio nel luogo dove è nata la nostra costituzione, andate nelle montagne dove caddero i partigiani, nelle carceri dove furono imprigionati, nei campi dove furono impiccati. Dovunque è morto un italiano per riscattare la libertà e la dignità, andate lì, o giovani, col pensiero, perché lì è nata la nostra costituzione”.
Piero Calamandrei, 26 gennaio 1955