Chi sono

Mi chiamo Stefano Stefàno e sono un avvocato patrocinante in Cassazione del Foro di Roma, ove risiedo da quando sono nato nel 1957.

Mi sono laureato presso l’Università degli Studi di Roma “La Sapienza” nel 1982.

Quattro anni prima, nel 1978, avevo sostenuto gli esami di Diritto Costituzionale e Diritto Pubblico, studiando su “Istituzioni di Diritto Pubblico” di C.Mortati (1975) e “Lezioni di Diritto Costituzionale” di V.Crisafulli (1976).

Ora mi rendo conto che quando ho fatto quei due esami la Carta costituzionale era bella ed ancora giovane e per questo forse che, dal basso dei miei ventanni, questa quasi coetanea mi affascinò e mi fece innamorare di Lei, un amore che ancora dura, anche ora che ha perso sì la Sua giovinezza (ma anch’io sono un po’ invecchiato), ma non certo la Sua bellezza …..

 

…. e perché questo blog

 

Qui a Roma, da dove scrivo, siamo tutti indaffarati dalle imminenti elezioni capitoline.
Non nego l’importanza di questa consultazione, ma la scadenza fondamentale è per me spostata più avanti di qualche mese ed é costituita dal referendum di revisione costituzionale: la madre di tutte le battaglie.
Per due ordini di motivi.
1) Giuridicamente, perché con la richiesta del referendum di revisione costituzionale, l’intervento popolare assume valore di elemento formativo per la perfezione della legge costituzionale (non già di mera condizione di efficacia), in quanto comporta l’aggiunta del consenso di un terzo organo prestato a quello delle camere [cfr. Mortati, Istituzioni di Diritto Pubblico, 1976, pagg. 1228 e segg.].
Questo principio giuridico occorrerà tenerlo – a mio avviso – sempre ben presente, in questi mesi; tradotto, significa infatti che Noi tutti cittadini abbiamo la rara occasione di concorrere e decidere direttamente per la produzione di una legge, costituzionale.
Occasione rara, poiché, normalmente, è il Parlamento l’organo istituzionale deputato alla formazione della legge, ordinaria; e il Parlamento è composto dai Nostri rappresentanti, quindi,normalmente, la Nostra partecipazione é mediata.
Se ci soffermiamo a pensare allora al fatto che l’intervento popolare concorra alla formazione della legge, riusciamo a comprendere la straordinarietà dell’evento e la sua importanza.
2) Politicamente, perché l’assunzione del principio summenzionato esige che il corpo elettorale – cui compete la decisione ultima – sia messo nelle massime condizioni di conoscenza: maggiori elementi di conoscenza possiedo, migliori possibilità di decidere ho.
Qui si ripropone un vecchio problema; conoscere per decidere.
A me pare – ma posso sbagliare – che chi debba fornire questi elementi di conoscenza (stampa e TV) non abbia assolutamente interesse a farlo, tranne qualche eccezione sporadica; non metto nel conto i politici, solo perché “giustamente” tirano l’acqua ciascuno al proprio mulino.
Ma entrambi – politici; stampa e TV – tranne qualche eccezione sporadica, non hanno una grande considerazione di Noi cittadini, ritenendoci privi di medie capacità cognitive e soprattutto incapaci di attivare le nostre sinapsi, connettendo il fatto A col fatto B (ne darò amplissima dimostrazione in questo spazio), bevendoci così qualsiasi cosa ci venga propinata.
Facendo così propria del resto la tesi, oligarchica, di un grande economista che sosteneva che “i discorsi intellettuali e le nozioni scientifiche passano sulla testa della vasta massa dì elettori, più o meno analfabeti”.
La scopo, umile, di questo blog sarà pertanto quello di coniugare il richiesto intervento popolare di Noi cittadini con l’acquisizione di maggiori elementi di conoscenza, per decidere.
Sarà un vero e proprio “work in progress”, poiché io stesso mentre sto scrivendo non so dove potrò arrivare, in quanto non sono un professore di diritto costituzionale che spiega, ma un semplice avvocato che cerca.
So già da ora, tuttavia, che più la ricerca di questi elementi di conoscenza sarà proficua e più il mio voto al referendum di revisione costituzionale sarà un No convinto.
Un altro “economista” scrisse una volta “presuppongo naturalmente lettori che vogliano imparare qualcosa di nuovo e che quindi vogliano anche pensare da sé”.
Appunto, (se) ci penso, voto No.
Stefano Stefáno

P.S.

Le due frasi citate sono, in ordine alfabetico, di: J.M.Keynes (Am I a Liberal?) e di K.Marx (Il Capitale, Vol. I).