La Funzione Legislativa (3)

Slogan: fabulae & frottole

Concludiamo l’analisi dell’articolo 10 della Legge di Revisione (in calce a La Funzione Legislativa (1)) che ambisce a sostituire integralmente l’articolo 70 della Costituzione. Ricordiamo che siamo nella sezione relativa alla Formazione delle Leggi (Titolo: Parlamento), che inizia proprio con l’articolo 70; oggetto: la Funzione legislativa.

Dopo aver esaminato l’aspetto sovrastrutturale del linguaggio, e quello strutturale del diritto, completiamo il trittico soffermandoci sull’aspetto meta-strutturale della propaganda; meno importante degli altri due, ma pur sempre da non sottovalutare.

Soprattutto in presenza di una campagna referendaria che si nutre tanto di slogan, poco di merito: oligarchica (o keynesiana”i discorsi intellettuali e le nozioni scientifiche passano sulla testa della vasta massa dì elettori, più o meno analfabeti“, vedi Perché questo blog), salvo poi strapparsi le vesti di dosso, ad urne referendarie chiuse, se il popolo-bue non ha abboccato (do you remember Brexit? Brexit: i rischi del referendum).

Il motto di questo blog è invece: conoscere per decidere; il suo modesto scopo è quello di coniugare il richiesto intervento popolare di Noi cittadini con l’acquisizione di maggiori elementi di conoscenza, per decidere.

Ma perché questo lavoro lo deve fare un semplice Cittadino, anziché, non dico i giornali, ma almeno la RAI; semplice, perché il Popolo, CUI APPARTIENE LA SOVRANITÀ – se lo trapanino in testa tutte le élite Elites – più ricerca ed acquisisce elementi di conoscenza e più andrà a votare al referendum di revisione costituzionale esprimendo un No convinto.

Non ci credete? Lasciamo gli slogan, andiamo nel merito, leggiamo, pensiamo. E allora: la semplificazione legislativa è uno degli slogan più gettonati da parte dei sostenitori della revisione costituzionale 2016 [ma, anche di quelli del 2005], riguarda con tutta evidenza proprio quest’articolo, de te fabula narratur. Vediamo un po’, il vigente articolo 70 prevede per l’esercizio della funzione legislativa ordinaria un unico iter (espresso con limpida efficacia da 1 comma di 9 parole); l’articolo 10 della Legge di Revisione vorrebbe sostituirlo con la creazione di “circa” 10 iter legislativi differenziati (espressi da 1o comma di n parole di difficile lettura ed ancor più oscura interpretazione) [“circa”, poiché non tutti gli osservatori concordano sul numero …..].

La ristrettezza culturale, la manomissione delle parole, la bruttezza stilistica, è già stata evidenziata “ictu oculi” col primo intervento su La Funzione Legislativa (1) (per favore, leggetevi solo la prima frase dell’art. 70 revisionato e ditemi se non avete avuto bisogno delle bombole d’ossigeno prima di arrivare al sospirato punto!); altrettanto “a colpo d’occhio”risulta chiaro ed evidente che spacciare per semplificazione legislativa la sostituzione del attuale unico iter legislativo con ben 10 “circa” diversi percorsi legislativi è una fabula, anzi no una frottola, di cui non è necessario essere laureati in giurisprudenza per rendersene conto (ed anche perché pure a costoro la semplice lettura dell’articolo risulta assai ostica).

Ed ancora (questa forse è meno”ictu oculi“,”a colpo d’occhio”); se esce poi fuori, per caso, una materia non incasellabile nel letto di Procuste dei circa 10 iter costruiti a priori dal nostro illuminato legislatore revisionista, che faranno, come semplificano? E qui chiudiamo il cerchio, tornando al concetto di norma generale ed astratta, visto col secondo intervento su La Funzione Legislativa (2); geniaccio di legislatore revisionista: 1 iter è generale, astratto, copre tutto, sicuro; 10 iter è particolare, specifico, ma Tu sei così sicuro che hai previsto tutto, perché se scendi nel particolare li devi prevedere proprio tutti gli iter – e come fai? – altrimenti sei solo presuntuoso.

Altro slogan dei revisionisti odierni [che ricopiano quelli del 2005]: il superamento del bicameralismo, questa battuta non riguarda solo l’articolo 70, ma da esso parte; quindi è bene farci i conti da subito. Ve lo ricordate il primo comma, anzi la prima frase, dell’art. 70 revisionato, che per leggerlo tutto ed arrivare alla fine occorrono le bombole. Bene, quel I°comma così lungo e farraginoso, indica tutti casi in cui la funzione legislativa continua ad esser esercitata dalle due Camere; la rilevata lunghezza del I°comma sta lì ad indicarci che i casi non sono pochi [quantità]; il fatto che sia proprio il comma primo ci dice quello è il procedimento “ordinario”, gli altri “circa”9 sono pertanto residuali (cfr. incipit II°comma: “le altre leggi …”) [relazione]; la circostanza che il procedimento dettato dal I°comma preveda le leggi di revisione costituzionale e le altre leggi costituzionali ci informa infine che quello è il procedimento “fondamentale”[qualità]. Insomma, signori legislatori revisionisti, ma di che superamento del bicameralismo state parlando, pensate proprio che non sappiamo neppure leggere? Questa del superamento del bicameralismo è un’altra frottola, sotto 3 aspetti: quantitativo, relazionale e qualitativo!

Basta. Non ne posso più delle frottole. Mi fermo qui. Un altro “economista” scrisse una volta “presuppongo naturalmente lettori che vogliano imparare qualcosa di nuovo e che quindi vogliano anche pensare da sé”.
Appunto, (se) ci penso, voto No.

 

P.S. 1

Dopo il fallimento del referendum Brexit, gli apprendisti stregoni che lo proposero starnazzarono contro il Popolo, sostenendo che materie così complesse non fossero alla portata di Costui e non dovessero dunque essere sottoposte al Suo vaglio, of course. In attesa che le élite ci forniscano i test (magari tipo INVALSI?) con cui, prima di entrare nella cabina elettorale, sarà valutato il Popolo – elettorato attivo – sarà opportuno che l’elettorato passivo, quanto meno a livello parlamentare, dia il buon esempio applicando  da subito lo stesso principio. Anche perché se sbaglia a votare un Cittadino, vale uno; se sbaglia il parlamentare legislatore fa un danno che si ripercuote su tutti i Cittadini. Quindi a maggiori responsabilità dell’elettorato passivo corrisponderà l’applicazione dello stesso principio invocato per l’elettorato attivo, ma in modo più rigoroso; alziamo l’asticella. Ovvero: per poter procedere alla legiferazione in materia costituzionale, il buon legislatore mi deve dimostrare (senza test INVALSI -ti piace vincere facile – ma col libretto universitario alla mano) di aver superato almeno gli esami di diritto pubblico e di diritto costituzionale, così, per par condicio, altrimenti non puoi votare.

P.S. 2

La Carta fu l’esito di una lunga incubazione che cominciò sotto il fascismo e crebbe in consapevolezza e urgenza con la guerra e la Resistenza (vedi articolo Calamandrei e la Costituzione). In quella stagione veramente costituente, grande e vivace era l’attenzione per la pubblica opinione: nei governi Parri e De Gasperi, il MINISTERO per la COSTITUENTE, affidato a Nenni, promosse via radio e stampa un’intensa campagna di ALFABETIZZAZIONE COSTITUZIONALE indirizzata a tutto il Popolo italiano. In un paese senza televisione, la discussione su questi temi nelle piazze, sui giornali, creò uno spazio pubblico del discorso che influì profondamente sui lavori dell’aula parlamentare“(cfr. S.SETTIS, Costituzione!, pag. 120, 2016) [vedi articolo Costituzione, come nacque]; che dire, Io non ero ancora nato, allora, ma mi sarebbe piaciuto vivere in quell’epoca, perché ho l’impressione che sarei stato RISPETTATO come CITTADINO (e mi sarei risparmiato la fatica di scrivere questo blog, anche di domenica pomeriggio), i Parri, De Gasperi e Nenni di ora (ammesso che sia lontanamente possibile raffrontarli politicamente), invece, non hanno la minima considerazione di me, in quanto Cittadino, perché pensano che sia solo un deficiente da imbonire con tre o quattro slogan (manco fatti bene).

La Funzione Legislativa (2)

L’incultura giuridica

Riprendiamo l’analisi dell’articolo 10 della Legge di Revisione (in calce nel precedente articolo La Funzione Legislativa (1)) cui piacerebbe sostituire integralmente l’articolo 70 della Costituzione. Siamo nella sezione relativa alla Formazione delle Leggi (Titolo: Parlamento), che inizia con l’articolo 70; oggetto: la Funzione legislativa.

Nel precedente articolo abbiamo esaminato l’aspetto sovrastrutturale del linguaggio, qui mettiamo sotto la lente l’aspetto strutturale del diritto, nel prossimo articolo passeremo infine all’aspetto meta-strutturale della propaganda.

Tranquilli, non serve una lente ad alto fattore d’ingrandimento per cogliere la scarsa cultura giuridica degli estensori di questo articolo: il focus sarà la norma.

Ad uno studente di Giurisprudenza iscritto al I°anno viene insegnato che: “la norma deve essere rivolta ad una pluralità di destinatari e deve prevedere un’ipotesi astratta che detti una regola valevole per una serie indefinita di casi concreti riconducibili entro l’ipotesi prevista” (cfr. C.M.Bianca, “La norma giuridica, I soggetti”, pag. 13, 1978), tradotto: generalità ed astrattezza come caratteri essenziali della norma.

L’articolo 70 della Costituzione è difatti una norma di questo tipo, che conferisce poteri, senza specificare le circostanze che ne condizionano l’esercizio.

L’articolo 10 della Legge di REVISIONE Costituzionale non possiede invece gli anzidetti requisiti di generalità ed astrattezza, è una norma priva dei caratteri essenziali. Perché?

Lo studente di prima, non più matricola e giunto al II°anno accademico, dovrà affrontare l’esame di Diritto Costituzionale, ma starà già un pezzo avanti alla maggioranza dei parlamentari che hanno varato la Legge di REVISIONE, perché, dopo aver appreso il suddetto principio di generalità ed astrattezza (oscuro a costoro), gli spiegheranno la differenza tra norma e precetto.

“Riflettendo sullo schema elementare della norma, esso viene per solito tradotto nei termini ipotetici “se c’è A, ci deve essere B“, che ne implica dunque la generalità nell’ordine temporale, essendovi la conseguenza doverosa ricollegata ad una astratta ipotesi. Invece, la norma singolare o “precetto” si risolve nel diverso schema “poiché c’è A, ci deve essere B“: dove la conseguenza doverosa vale appunto, a differenza che per le norme, limitatamente alla concreta situazione assunta come condizionante” (cfr. V.Crisafulli, “Lezioni di Diritto Costituzionale”, pag. 20, 1976).

Da una parte quindi, abbiamo una norma che soddisfa i requisiti di generalità ed astrattezza, caratteri “naturali” di tutte le norme e vieppiù di quelle costituenti il diritto oggettivo, l’Ordinamento; dall’altra, une serie di precetti, disciplinanti singoli casi.

Più una norma è generale ed astratta e più è “in grado di concretizzarsi nei singoli casi della esperienza reale, vale a dire che contiene potenzialmente in sé tutti gli infiniti precetti a questi di volta in volta applicabili” (cfr. sempre V.Crisafulli, “Lezioni di Diritto Costituzionale”, pag. 22, 1976); il percorso contrario non è possibile.

Questo punto è essenziale, anche se può sembrare a tutta prima una disquisizione tecnica “da addetti ai lavori”, perché invece allude ai principi superiori di libertà e giustizia. La norma generale ed astratta apre, rimettendo all’apprezzamento discrezionale del soggetto agente lo stabilire poi, nei singoli casi concreti, se si versi o non entro l’ambito della ipotesi: l’importante sarà – ecco affiorare la cultura giuridica – formulare bene l’ipotesi, in modo leggibile, piano, diretto e lineare [e non è un caso che tutti gli articoli della Costituzione furono concepiti ed articolati così – andateli a leggere, tutti, partendo da i Principi fondamentali (artt. 1-12) – non ne troverete uno scritto in modo diverso]; il precetto chiude, non concedendo alcuna discrezionalità, fissa e precostituisce dei binari, con un piccolo problema: quanti binari devo preordinare, tanti, non avendo una ipotesi generale ed astratta “a monte”, nella speranza poi che non si incrocino, perché qui non siamo in Ferrovia e non sono previsti gli scambi!

Questo il motivo della bulimia dei procedimenti legislativi creati con l’articolo 10 della Legge di Revisione (oggetto dell’analisi nel prossimo articolo); ma, se pur ciò già sia bastevole per “bocciare” lo studente che ha prodotto quest’articolo sul piano giuridico, il problema più serio, sul piano politico, è ancora un altro.

Precetti al posto di norme, cioè comandi in luogo di discrezionalità (ecco la questione della libertà e della giustizia) per i destinatari futuri di quell’articolo: oltre i cittadini, i parlamentari a venire.

Come dire: non mi fido di Te cittadino, soprattutto non mi fido di Te parlamentare (rectius: legislatore) e dunque Ti pre/scrivo il percorso che devi seguire.

Ecco perché all’inizio del precedente articolo scrivevo che la disamina di questo articolo restituisce da solo l’intera filosofia della legge di REVISIONE: Parlamento depotenziato, parlamentari imbrigliati (laddove non sia sufficiente la “nomina”), meri esecutori di una volontà decisa in altre sedi, extraparlamentare.

La “translatio imperii”, lucidamente descritta dalle parole di Canfora nell’articolo sulle èlites Elitessi impreziosisce con una perfetta opera di maquillage, trucco ….eh, si, è proprio una bella “riforma”!